Paco Ignacio Taibo Segundo.
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ARCANGELI.
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Parte 2.
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Titolo originale: Arcngeles. 1988.
Traduzione di: R. Bovaia, I. Carmignani, E. Giampaoli, R. Melotti, S. Sichel.
1998. Edizioni Il Saggiatore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Indice di questa parte.
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8. Il ritorno dell'ultimo magonero.
9. Lo stile Hlz.
10. L'Uomo che invent il Maoismo.
11. Di italiani e ricordi.
12. L'uomo dagli occhiali scuri che guarda il cielo si chiama Domingos e si chiama Ral.
Note ai testi.
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Fine Indice.
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8.
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IL RITORNO DELL'ULTIMO MAGONERO.
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Il vecchio guard a terra come se volesse essere certo di trovarsi sul suolo messicano, quindi volse lo sguardo indietro, verso i due agenti nordamericani che l'avevano condotto in manette da Fort Leavenworth e che ora si addentravano di nuovo negli Stati Uniti del Nordamerica. Aveva vinto una guerra. Sospir e sorrise. Era stata una piccola guerra, personale, ostinata. Una minima soddisfazione all'interno di un'enorme disfatta.
A mente, compose il suo primo manifesto in territorio messicano: Manifesto per i lavoratori del mondo, due punti e a capo: Sono il traditore ergastolano di Leavenworth, punto e di seguito. Sono l'insopportabile, virgola, il perturbatore dell'ordine, puntini di sospensione [...] vengo deportato per non tornare mai pi. Apertura di interrogativo (perch adesso le macchine da scrivere avranno il punto interrogativo iniziale: oppure no?), e con ci, chiuso l'interrogativo. Anche questo mi onora davanti a voi, punto. Esclamativo: Lottiamo, fratelli! Sono pronto ad aiutarvi a continuare l'opera interrotta...
Infatti di questo si trattava, riannodare, riprendere la guerra sociale. Questo pensiero gli aveva impedito di morire di tristezza quando assassinarono Ricardo. Questo pensiero l'aveva tenuto in vita.
Il vecchio ( un vecchio quest'uomo che ha compiuto un paio di mesi fa soltanto cinquantanove anni?) sa di dover abbandonare le vecchie storie. Non sono brutte storie, certo, ma si devono abbandonare, lasciar riposare nelle notti di sogni di gloria e incubi. "Sarebbe un peccato sciupare quel poco di vita che mi resta in contemplazioni e lamenti", dice a se stesso.
Nemmeno io ritorner su quelle vecchie storie per raccontarle, lo ha gi fatto a suo tempo James D. Cockroft e lo far presto il mio amico Jacinto Barrera. Il vecchio e io siamo qui, oggi, settant'anni dopo, riuniti su questi documenti, per raccontare una storia che inizia quando a un uomo di cinquantanove anni, sdentato, minato dalla malattia ("Esco trasformato in un relitto umano; ammalato, vecchio e ormai senza denti"), due agenti di polizia nordamericani tolgono le manette e lo lasciano alla frontiera. La storia inizia quando Librado Rivera ritorna in Messico dopo diciotto anni di esilio di cui undici e mezzo passati nelle prigioni nordamericane. Quando Librado torna nel suo paese per vivere l'ultima grande avventura, per dare forma e contenuto all'allucinante saga di cui sar protagonista nei prossimi nove anni.
Dunque, questa storia comincia alla fine dell'ottobre 1923 quando l'ultimo "magonero" attraversa la frontiera. Bench forse sia il caso di ritornare un po' pi indietro, a circa cinque anni prima, per offrire un breve riepilogo dei motivi della sua prigionia e della guerra privata e pubblica che ha permesso che Librado oggi possa calpestare il suolo messicano.
Nell'agosto 1918 Librado Rivera e insieme a lui Ricardo Flores Magn furono condannati a quindici anni di reclusione per reati di stampa negli Stati Uniti del Nordamerica. Il loro "Manifesto ai lavoratori del mondo" fu il pretesto, all'interno di una tremenda ondata repressiva che colp tutta la sinistra radicale nordamericana, per arrestare i due messicani e chiudere il periodico "Regeneracin". La loro detenzione emarginava, in modo molto opportuno, l'ala pi radicale della sinistra rivoluzionaria messicana. Quattro anni dopo, sconfitto Pancho Villa, assassinato Emiliano Zapata, con il trionfo dei settori moderati, con la rivoluzione in corso di istituzionalizzazione, i parlamenti degli stati si fecero portavoce delle richieste operaie e fecero pressioni sul governo degli Stati Uniti perch liberasse i magonisti detenuti. Nell'aprile 1922 il parlamento dello Yucatn present un'istanza alle autorit nordamericane e nell'arco di due mesi si espressero nello stesso senso i parlamenti di San Luis Potos, Durango, Sonora, Coahuila, Quertaro, Hidalgo, Aguascalientes e Messico. All'iniziativa ufficiale si aggiunsero migliaia di lettere di organizzazioni sindacali, spesso accompagnate da mobilitazioni, serrate e manifestazioni davanti ai consolati nordamericani in Messico. La pressione non fu sufficiente. Erano detenuti e per il momento tali sarebbero rimasti. Solo detenuti? Il 16 novembre 1922 Ricardo Flores Magn muore in circostanze molto strane. Il medico della prigione stende un certificato in cui attribuisce la morte a un attacco di angina. Librado Rivera  costretto a comunicare all'esterno la notizia senza poter esprimere i suoi dubbi. Che sia morto per mancanza di cure mediche  evidente: ma non c' nient'altro? In carcere circola la voce che sia stato strangolato da un guardiano. Giorni dopo, un detenuto messicano uccide il presunto assassino. Tutto rientra nell'ombra. Si impedisce a Librado non solo di investigare, ma anche di informare l'esterno ("Mi rammarico di non poterti accennare a nulla che si riferisca al nostro comune fratello, non ho la libert di farlo").
Per un paio di mesi il vecchio cade in uno stato di forte depressione e prostrazione nervosa nella sua cella di prigione; riescono a riscuoterlo soltanto le notizie sull'accoglienza che in Messico viene tributata al corpo di Ricardo: "Quelle manifestazioni di affetto da parte dei nostri compagni, gli schiavi salariati, danno molto sollievo e tranquillit alla mia mente".
Dopotutto, la morte non  l'anonimato, la solitudine finale. Gli "altri", che sono stati solo immagini negli ultimi giorni del magonismo, esistono. Sono operai, contadini, comunit agrarie, sindacati, bandiere rosse e nere alle stazioni del treno, grida di "Viva Tierra y Libertad", voci innumerevoli.
Librado Rivera sussulta, raggiunto dal grido o dal silenzio dei gruppi di lavoratori che vegliano il corpo di Ricardo dall'altra parte della frontiera. L'ultimo "magonero" esulta per l'omaggio e si appresta al prossimo combattimento che avverr appena passato il Rio Bravo.
Nell'aprile 1923 la Camera dei deputati di San Luis Potos approva una pensione di cinque pesos al giorno per Librado Rivera finch si trova in prigione; lui la rifiuta: "Non voglio nulla dallo stato". In quello stesso mese, riaffermando il suo anarchismo, scrive: "Mi si obbliga a obbedire alla legge, ma quale legge  fatta per aiutare i poveri? Tutte le leggi sono fatte per proteggere i ricchi, e la pi iniqua di tutte  la legge che considera sacro il diritto alla propriet privata, base di ogni disuguaglianza sociale e di ogni ingiustizia [...]. Se questa legge non esistesse, le difficolt si appianerebbero facilmente, in modo soddisfacente e a vantaggio di tutti [...]. I miei sentimenti e il mio amore per l'umanit si trovano molto al di sopra di qualsiasi legge".
Le mobilitazioni in Messico, la morte di Ricardo, il carattere di "precursori della rivoluzione" (di "quella" rivoluzione che oggi  potere) con cui il governo vuole istituzionalizzare i magonisti per strapparli alla lotta quotidiana e collocarli nei libri di storia, porta al crearsi di un larghissimo schieramento a favore della libert di Rivera. A partire dagli anarcosindacalisti della C.G.T. e dai sindacalisti ferroviari fino alla direzione corrotta dei sindacati ufficiali della CROM, dagli ex magonisti che costituiscono l'ala di sinistra del governo come Daz Sotoy Gama o Villarreal fino allo stesso presidente Obregn o all'ex presidente de la Huerta, in maggiore o minore misura le forze si mobilitano e fanno pressioni sui nordamericani.
All'inizio del maggio 1923, l'ambasciatore americano a Washington interviene presso il Dipartimento di Stato chiedendo l'indulto per Rivera. Il Dipartimento di Stato rinvia la sua risposta a quando i suoi incaricati avranno sondato le reazioni del vecchio nella prigione di Leavenworth. Il giorno 9 gli viene offerta la libert sulla parola, e lui rifiuta. Non si riconosce colpevole, non riconosce il delitto per cui  stato incarcerato ("Non  un atto criminale ma un lodevole atto di giustizia"). Il giorno 27 le autorit insistono perch accetti un indulto condizionato al riconoscimento del reato e ottengono dal vecchio soltanto questa risposta: "Sono ben lontano dall'idea di abbandonare la lotta intrapresa ormai da tanti anni in favore dei poveri. Le minacce e i castighi non mi impauriscono n mi scoraggiano; tanto meno mi convinceranno di aver agito male. Queste tattiche produrranno buoni risultati sui bambini [...] non piegher la testa, non mi pentir mai".
Il Dipartimento di Stato decide dunque di non concedere quell'indulto che Rivera rifiuta di accettare, e in giugno ne informa l'ambasciata messicana. Ma le pressioni continuano. Finalmente, il 6 ottobre, le autorit nordamericane, abbastanza stanche del "caso Rivera", decidono di commutare la sentenza di quindici anni in espulsione. Librado ha vinto. L'ambasciata messicana gli offre, attraverso il console del Messico a Kansas City, di pagargli le spese di viaggio fino al luogo del paese in cui sceglier di andare.
Librado risponde: "Non sono disposto ad accettare, nonostante la mia povert e gli scarsi fondi su cui posso contare"; e pi tardi scriver a un compagno: "Ho preferito arrivare da detenuto e segregato come mi ci hanno portato gli sbirri di quel paese finch non mi hanno consegnato nelle mani delle autorit messicane alla frontiera".
Passato il confine, l'ultimo "magonero" si trova senza denaro, ammalato, senza progetti; a meno che non si possa chiamare progetto l'intenzione di andare a San Luis Potos per visitare l'anziana madre ("Temo che la poveretta ormai non mi riconosca"). La moglie  morta durante la sua detenzione negli Stati Uniti del Nordamerica e i figli si sono stabiliti dall'altra parte della frontiera; i suoi compagni di lotta sono caduti in combattimento durante le sollevazioni e gli scontri armati senza fine degli ultimi venti anni, mentre i sopravvissuti si sono arresi al realismo cinico della rivoluzione incompiuta. Ma Librado, uomo circondato da disfatte e morti, che continua a vegliare i princpi e i cadaveri, non si  arreso. Qualunque osservatore imparziale potrebbe scoprire una luce negli occhi di quel volto bruno e spigoloso, una forza che irradia il viso circondato da una chioma bruna e folta, ormai con parecchi capelli bianchi, e il corpo coperto da un vestito che sembra stare sulla gruccia sbagliata. In una lettera a un compagno, riferendosi alla propria situazione, Librado dir: "Non importa, fratello, ho energie sufficienti per proseguire la lotta".
Nicols T. Bernal, l'organizzatore del comitato a favore dei detenuti della C.G.T., alla disperata, offre libri gratis a coloro che invieranno un piccolo aiuto economico per Librado. L'iniziativa sembra funzionare perch Rivera si trasferisce a San Luis Potos, e si sistema nella casa di famiglia, nella "tercera" di Vallejo al numero 16. Quasi immediatamente pronuncia in un club operaio un discorso sui detenuti del Texas, sui magonisti ancora incarcerati, e pubblica un "Manifesto per i lavoratori del mondo" nel quale, oltre a dichiararsi pronto a proseguire la lotta, comunica che sta lavorando a un testo sulla morte di Ricardo Flores Magn, ma che gli acciacchi e la mancanza di mezzi gli impediscono di terminarlo.
In questa prima fase sembra dedicarsi a riallacciare relazioni epistolari con i gruppi anarchici sparsi per il paese e con i suoi vecchi amici nordamericani ed europei, a recuperare le forze e a collocarsi all'interno del panorama nazionale. Le cose si vedono in modo piuttosto diverso quando le sbarre e la distanza non alterano e deformano la visione del paese lontano: c' Obregn con i suoi ex magonisti al potere, c' la rivoluzione fatta di menzogne, c' l'opposizione operaia anarcosindacalista, la C.G.T., alla quale egli guarda con attenzione, perch senza dubbio esistono affinit; ma Librado viene da molti anni di vita settaria nel profanato santuario "magonero" nordamericano, e non vale la pena associarsi con il primo avventuriero. I progetti variano, i nomi cambiano: c' il sindacalismo giallo, che dall'interno del carcere Flores Magn e lui consideravano un alleato potenziale per gli aiuti che offriva alla causa dei detenuti; ma la CROM vista da vicino gli appare piuttosto come un covo di topi per come ha usato e abusato del prestigio di Ricardo, al fine di creare un sindacalismo alleato del governo; ci sono i gruppi autonomi sindacali dei ferrovieri, c' l'aborto dell'agrarismo addomesticato di Soto y Gama; infine ci sono i gruppi, soprattutto Nicols T. Bernal con il suo lavoro di divulgazione del pensiero magonista, e c' Enrique Flores Magn, il fratello del patriarca, l'ultimo disertore, che deve essere sorvegliato con attenzione, soprattutto ora che si  imbarcato in un giro di propaganda per la repubblica, che gli ha guadagnato, se non successo, almeno un'ampia eco pubblicitaria.
Tutto questo va considerato con attenzione prima di prendere decisioni, pensa il vecchio Librado, mentre l'aria di San Luis e il cibo cominciano a dargli nuove energie.
Il "nemico" si avvicina al vecchio, civetta con lui. L'operazione di istituzionalizzazione dei "precursori" si approssima, Obregn pratica un metodo che i suoi eredi istituzionalizzeranno in Messico per decenni:
"Durante il mio soggiorno a San Luis Potos mi  stato offerto un seggio da senatore, un altro da deputato e, per finire, un mio alunno di un tempo, attuale direttore della Escuela Normal di quella citt, mi ha offerto le cattedre di Filosofia e Pedagogia, con uno stipendio regolare. Ma non ho accettato nulla di tutto questo, nonostante la miseria in cui sono sempre vissuto".
Che cosa cerca Librado mentre si sta rimettendo fisicamente? Una continuit del progetto magonista. E questa continuit, da dove pu venire? Che cosa pu essere il magonismo senza la sua originaria ragione di esistere, cio la lotta contro la dittatura di Porfirio Daz? L'opposizione al governo reazionario di Carranza e alla sua apparenza di colomba? Quali sono le strade della prossima rivoluzione, quella che distrugger lo Stato, la propriet privata, portando il regno della solidariet sulla terra?
Alcuni amici lo incitano a cercare un accordo con Enrique Flores Magn, che durante tutto il 1923 ha percorso il paese per promuovere con una campagna agitatrice il rilancio di "Regeneracin". Gli hanno addirittura suggerito la possibilit di dar vita a una Federazione di gruppi anarchici messicani, di riunire le due dozzine di gruppi in cui si rifugiano i resti del movimento magonista e i nuovi personaggi che emergono nell'ardore del sindacalismo anarchico della C.G.T. e che lo propongono come uno dei loro tutori ideologici. Librado si mostra restio a queste proposte. Sembra non credere alle organizzazioni centralizzate, quindi si rifiuta di dare impulso a una federazione. Viene convinto, tuttavia, delle virt della diffusione dell'idea, della magia della parola scritta. Simpatizza con la C.G.T., ma non vi aderisce. I contrasti fra il passato e il presente sono molto forti.
Verso la fine di giugno, il suo amico Pierre si rende conto che il vecchio gode di "migliore salute e l'equilibrio vitale si sta a poco a poco ricostituendo nel suo organismo sfinito dalla lunga prigionia a Leavenworth".
Un mese dopo Librado partecipa all'organizzazione nella citt di San Luis Potos del gruppo anarchico Tierra y Libertad, la cui funzione essenziale sar fare "propaganda rivoluzionaria fra i contadini", e che  formato da quindici giovani militanti.
Si avvicina il momento di tornare alla lotta. San Luis Potos  uno scenario troppo limitato in vista di future azioni. Per di pi, Librado, nell'ambito familiare,  sottoposto alle pressioni dell'anziana madre, che in una crisi senile cerca di ricondurre il figlio anarchico in seno alla religione. L'occasione per abbandonare la citt si offre quando Jos C. Valads, dirigente della C.G.T., passa per San Luis Potos di ritorno da Tampico e diretto verso la capitale. Il porto petrolifero si trova in piena effervescenza a causa del sindacalismo rivoluzionario, e non  difficile ricostruire le argomentazioni di Valads: Tampico  un vero baluardo della Confederazione, non importa il numero di aderenti (all'incirca dodicimila) ma il valore morale. In primo luogo, va considerato il suo forte e valoroso elemento anarchico ( l'unica parte del paese in cui vi siano compagni di diverse parti del mondo, perfino asiatici); e in secondo luogo che l'organizzazione operaia di Tampico colpisce i grandi interessi di Wall Street.
Il principale ostacolo, quello economico, sembra risolto da un invito rivolto a Librado dal florido sindacato anarcosindacalista del petrolio affinch vada a Tampico e cominci a tenere conferenze nelle diverse sezioni dell'organizzazione. Librado non esita e dopo i colloqui con Valads (seconda settimana di settembre 1924) prepara le valigie e parte per il cuore della guerra sociale: Tampico!
Certamente, il porto e la sua citt gemella, Villa Cecilia, sono il cuore non solo della zona petrolifera e portuale, ma anche del progredire delle lotte operaie. Gli anarchici lottano aspramente, per indirizzare ideologicamente il movimento, contro altre quattro tendenze. Un fenomeno apparso soltanto in questa regione, mentre in altre parti del paese la lotta tende a prodursi fra tre forze: gialli cromisti, bianchi favorevoli al padronato e rossi (anarchici, comunisti o "wobblies"). A Tampico tutto  complesso: esistono gialli cromisti che utilizzano le loro relazioni con il governo centrale per crearsi uno spazio di manovra. Librado non li conosce ancora bene: il loro radicalismo dichiarato, la loro esaltazione dei grandi magonisti lo confondono, non li riconosce per ci che sono realmente: parte del processo di istituzionalizzazione dei "precursori", in cui apparenze e parole rimangono le stesse, ma senza nessun rapporto con le idee e gli atti. Il centrismo, conosciuto a Tampico come autonomismo, ha il suo punto di appoggio nella grande organizzazione degli scaricatori, dalle relazioni non molto trasparenti con la grande figura politica locale, Emilio Portes Gil. Intorno a questi e al loro potere si organizzano numerosi sindacati. Il Partito comunista  riuscito a incunearsi nel movimento attraverso la sua organizzazione locale, in cui militano alcuni quadri di spicco del sindacalismo petrolifero. Inoltre, nel porto  presente una corrente della I.W.W.
Nel campo anarchico, due gruppi emergono rispetto agli altri: gli Hermanos Rojos, di Cecilia, un gruppo dedito al lavoro di propaganda, che ha dimostrato la sua tenacia pubblicando prima "El pequeo grande" e poi "Sagitario", e Los Uguales, gruppo interamente dedito all'organizzazione della federazione locale della C.G.T., che nell'ultimo anno  riuscito, con due grandi momenti di lotta, gli scioperi dei lavoratori di acque minerali e degli operai petroliferi di Huasteca, a risollevare l'organizzazione anarcosindacalista.
Stranamente, Librado sceglie di aderire agli Hermanos Rojos. Il lavoro di propaganda  molto vicino alla sua esperienza, ai suoi intendimenti. Ma proprio mentre aderisce all'anarchismo pi radicale, pi di gruppo e meno vicino alla "linea di massa", al tempo stesso ne allarga gli orizzonti.
Un rapporto del segretario della C.G.T. all'Internazionale anarcosindacalista (la A.I.T.), registra il cambiamento che si  prodotto in un solo mese: "I compagni che a Tampico pubblicano 'Sagitario' per esempio, chiusi nella loro tendenza di gruppo, avevano completamente abbandonato il movimento operaio, ma ora hanno capito il loro errore. L'ultimo numero di 'Sagitario' mostra il cambiamento".
Librado, aiutato dal piccolo gruppo di "Sagitario", in cui spicca Pedro Gudio, viene a trovarsi improvvisamente al centro del movimento sindacale antigovernativo del paese. Appena arrivato, un avvenimento era destinato a commuoverlo profondamente, e allo stesso tempo a dimostrare che il vecchio era in ottima forma, pronto a passare all'azione e a impegnare la sua voce nella lotta. Il primo ottobre, forze dell'esercito sparano contro una manifestazione di lavoratori della Mexican Gulf che sono in sciopero. La repressione si abbatte sul secondo grande sindacato petrolifero che gli anarchici hanno organizzato. Librado pubblica, in quindici giorni, tre articoli sulla carneficina che fanno scintille, denunciando in modo preciso il fatto che coloro che sono stati bersaglio degli spari (e che lamentano un morto e numerosi feriti, oltre ai successivi arresti) erano disarmati al momento dell'attacco. Il suo linguaggio non ha perso forza ("protestiamo contro la maledetta soldatesca assassina") e il suo stile rompe con la tradizione di "Sagitario", caratterizzata da un giornalismo di idee, per fare un giornalismo di denuncia e informazione.
Il sangue ricomincia a scorrere nelle vene del vecchio.
Nelle sue lettere compare un indirizzo di Villa Cecilia. Si tratta di un appartamento privato, soffocante. Come letto aveva un giaciglio di paglia ricoperto da una pelle di bue. L si trovava anche la tipografia. Uno scaffale con cinque o sei casse di caratteri e una piccola macchina da stampa a pedale. Rivera e Gudio scrivevano. Uno componeva e formava le pagine, l'altro, dopo la sua giornata di lavoro, faceva andare la macchina.
"Sagitario" si gestiva cos, con le sue cinquemila copie che poi venivano distribuite ai gruppi anarchici del paese e a militanti stranieri. Di che cosa viveva Librado? Pare che trattenesse una piccola parte delle entrate del periodico per il suo lavoro di tipografo, ma questa non bastava nemmeno a coprire le minime spese della vita miserabile che conduceva. Pochi altri spiccioli gli provenivano dalla vendita di materiali del Gruppo Ricardo Flores Magn, che Nicols T. Bernal gli faceva arrivare da Citt del Messico. A sessant'anni, Librado vendeva da ambulante, alle porte di fabbriche e officine, sulle barche che attraversavano il fiume per portare gli operai alle raffinerie, testi di Magn, di Reclus, di Prxedis Guerrero, biografie di Bakunin...
L'immagine del vecchio anarchico cominci a diventare popolare in assemblee, scioperi, comizi ed eventi culturali.
I suoi articoli, due o tre in ogni numero, comparivano nelle pagine di "Sagitario" e in "Alba anarquca" di Monterrey, in "Horizonte libertario" di Aguascalientes e in "Nuestra Palabra Verbo rojo", che venivano pubblicati nel Distrito Federal.
Bench concentrato in questi impegni giornalistici, Librado trov il tempo per assolvere debiti morali e organizz il comitato di difesa per i magonisti detenuti in Texas, che assunse l'incarico di rendere noti i motivi per cui Rangel e i suoi compagni si trovavano incarcerati, e di promuovere petizioni per la loro libert e collette di denaro.
Nello stesso tempo, attorno a lui, nella zona petrolifera di Veracruz e di Tamaulipas, il cui centro era Tampico, si producevano grandi movimenti. Lo sciopero della Mexican Gulf fall, ma quasi immediatamente venne indetto quello della Huasteca Petroleum (febbraio 1925), pure capeggiato dagli anarchici, e poi vi furono movimenti nell'ambito della Corona e della Transcontinental dove esisteva una precedente organizzazione della I.W.W. Librado and definendo le proprie posizioni rispetto al movimento sindacale e cominci a denunciare lo sporco gioco della CROM, le sue alleanze con il governo e i capitalisti per assumere la direzione del movimento. Nel febbraio 1925, il vecchio anarchico si impegn intensamente nel movimento dei professori della scuola dell'obbligo di Cecilia, che dirigeva la federazione locale della C.G.T.
Durante i primi sei mesi del 1925, prevedere quale forza sindacale sarebbe risultata decisiva nella regione petrolifera si dimostr impossibile. Librado aveva contribuito con il suo granello di sabbia a sostenere gli anarcosindacalisti, attraverso la sua macchina da scrivere e "Sagitario". In otto mesi pubblic undici numeri del periodico in collaborazione con Pedro Gudio e scrisse ventisei articoli. Non fu sufficiente. Non lo furono n la tenacia pubblicistica di Librado n l'attivit dei quadri della C.G.T., di Ros, Valads e Antonio Pacheco rimasero a Tampico per diversi mesi cercando di rafforzare il movimento, e nemmeno i terribili scioperi dei lavoratori delle draghe, delle maestranze, degli stallieri e degli operai petroliferi. Divenuti bersaglio della repressione, attaccati dai sindacati bianchi, dalla CROM e dagli autonomi, sottoposti alle pressioni dalle compagnie e dal governo, gli anarcosindacalisti uscirono sconfitti in questa ondata. Nell'agosto 1925, il movimento era ridotto ai minimi termini. Librado e il gruppo Hermanos Rojos restavano in piedi e "Sagitario" continuava a uscire, bench con minore regolarit e con minori forze alle spalle.
Nel maggio 1925, Librado ammoniva che l'elezione di Plutarco Elas Calles alla presidenza della Repubblica avrebbe significato, tanto per il movimento operaio e contadino quanto per la sua corrente pi radicale, un periodo nero. In un articolo intitolato significativamente "Abbasso qualunque governo", commentava: "Ci troviamo in pieno dispotismo. Entriamo nella fase gelida della tirannia". E confrontando il nuovo presidente con il suo antico oppositore, affermava: "Daz non si faceva chiamare rivoluzionario e nemmeno amico dei lavoratori".
La crisi del sindacalismo rosso nella zona petrolifera non scoraggi il vecchio "magonero", che in materia di disfatte aveva accumulato parecchia esperienza a proprie spese. Durante il 1925 e il 1926 si diede ad alcune campagne. La pi importante fu forse quella intrapresa per la liberazione di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, che si sarebbe conclusa soltanto dopo l'esecuzione dei due anarchici italoamericani nel 1927. Entrato in contatto con loro attraverso la rete di pubblicazioni anarchiche esistenti negli Stati Uniti del Nordamerica, Librado scambi con i due detenuti una corrispondenza personale, di cui alcuni frammenti vennero pubblicati nel corso della campagna.
Vanzetti scriveva a Librado, verso la met del 1925, una lettera in cui ringraziava per il lavoro dei gruppi di Tampico e di Cecilia, si preoccupava della sorte dei detenuti in Texas e concludeva: "Deponi a nome mio un fiore rosso sulla tomba del nostro indimenticabile Ricardo". Probabilmente Librado non port mai a Citt del Messico il fiore che gli aveva chiesto Bartolomeo Vanzetti, ma senza dubbio non dimentic mai i due anarchici italiani. La campagna di "Sagitario" alla quale si unirono altri periodici anarchici messicani, sensibilizz i sindacati rossi.
Nel gennaio 1926 vi furono manifestazioni operaie a Puebla di fronte al consolato nordamericano. Nel maggio di quello stesso anno, Vanzetti scriveva a Rivera e quest'ultimo lo rendeva pubblico su "Sagitario":
"Mio caro compagno Rivera: oggi tutto il tribunale della Suprema corte dello Stato del Massachusetts ha respinto il nostro appello per una nuova giuria. Queste notizie giungeranno e colpiranno come un fulmine a ciel sereno. Tu conosci questo paese abbastanza a fondo per capire che cosa significhi questo rifiuto. Non dobbiamo farci illusioni! Soltanto i lavoratori del mondo e voi tutti, nostri compagni, potete salvarci dalla sedia elettrica e renderci la libert. Coraggio, compagno Rivera, e che la nostra sorte non ti rattristi. Sapremo essere uomini fino alla morte. Il nostro motto continua a essere e sar sempre: la libert o la morte. Saluta fraternamente da parte mia tutti i lavoratori del Messico...".
L'appello disperato di Vanzetti e la campagna di Librado portarono alla decisione da parte della sezione locale della C.G.T. di Tampico di boicottare le merci nordamericane, e a una deliberazione del congresso cegetista del luglio 1926 a favore dell'intensificazione della campagna di solidariet per Sacco e Vanzetti. Vi furono manifestazioni della I.W.W. e un vasto intervento del P.C.M. attraverso la sua Lega internazionale per i combattenti perseguitati. Nonostante la mobilitazione internazionale, di cui le iniziative messicane rappresentavano una minima parte, si avvicinava il momento del "delitto legale". In maggio, Vanzetti e Sacco indirizzarono un'altra lettera agli anarchici messicani: "E' stato fissato il giorno 10 di luglio per la nostra esecuzione: il nemico ci ha lasciato solo pochi giorni di vita [...] Porteremo nella tomba il vostro ricordo. Ma permetteteci anche di parlarvi della vita. Compagni e amici: vivete felici e fieri. Non ci si deve piegare o arrestare di fronte al dolore o alla sconfitta [...] il nemico non pu distruggere idee, diritti, verit o cause".
La risposta della C.G.T. fu uno sciopero di un giorno, il 15 giugno 1927, con manifestazioni davanti ai consolati nordamericani e invio di messaggi e telegrammi.
Lo sciopero venne ripetuto il 10 agosto (dodici giorni prima dell'esecuzione) e vi parteciparono perfino sindacati cromisti.
Gli ultimi mesi del 1925 e l'intero 1926, con il movimento sindacalista rivoluzionario della regione petrolifera in crisi, videro Librado concentrarsi nel lavoro di propaganda ideologica. Durante quei quindici mesi produsse articoli sulla "farsa della divisione delle terre", assumendo una posizione antipolitica, cooperativistica e anarchica riguardo al problema della distribuzione della terra ed esortando i contadini alla difesa armata contro le aggressioni dei militari e delle bande armate dei possidenti terrieri. Polemizz contro i comunisti con grande violenza e prese le difese degli indio "yaquis", in guerra contro il governo centrale.
In questa fase, la repressione di Calles cominci a colpire i gruppi anarchici della regione, ma lasciando in pace i "vecchietti" del "Sagitario". Nell'ottobre 1925, un comizio del gruppo Afinidad venne attaccato dalla polizia: furono sparati parecchi colpi e vennero arrestati tre degli organizzatori e un distributore di "Sagitario". Nel gennaio 1926 fu arrestato Romn Gonzlez, diffusore di propaganda anarchica dei gruppi Afinidad e Luz al Esclavo; e infine, il 31 marzo 1927 la polizia se la prese con Florentino Ibarra, uno dei distributori di "Sagitario".
In quel periodo, Librado aveva prodotto tredici numeri di "Sagitario"; l'ultimo, del 26 marzo, si apriva con un violento attacco, firmato da lui, contro la politica governativa nei confronti degli indio "yaquis" a Sonora.
Il primo aprile 1927, un vecchio magro e vestito in modo trasandato si presentava nell'ufficio del capo della polizia di Tampico. Di fronte a lui, "un individuo di statura molto bassa, volto tondo, pelle giallastra". Era il colonnello Rivadeneira.
Librado gli fece una richiesta: Desidero conoscere il motivo dell'arresto dell'operaio Florentino Ibarra. Il colonnello disse di non saperlo e concesse al vecchio un colloquio con il detenuto. Dalla grata del parlatorio Ibarra raccont di essere stato arrestato mentre stava vendendo "Sagitario". Librado non fu soddisfatto e and di nuovo dal colonnello. Gli fu detto che il capo della polizia non poteva sapere a memoria i motivi dell'arresto di un detenuto e che quella non era un'agenzia di informazione pubblica. I poliziotti presenti cercarono di zittire il vecchio che continuava a protestare. Librado reag: Sbirri disgraziati. Lo arrestarono per ingiurie alla polizia. Librado chiese loro: Che cosa volete da me?. Si fece un lungo silenzio. Se ne pu andare, disse uno. Ma il vecchio non si ferm qui. And dal giudice distrettuale, che gli disse di non sapere nulla; ritorn ancora alla polizia e questo  il racconto che ha lasciato dei fatti:
"Sono tornato dal capo della polizia e gli ho riferito le parole del giudice distrettuale.
Bene mi ha detto. E' lei che scrive questo periodico?
S, sono io. Se c' qualcosa che non va, sono io l'unico responsabile di tutto, desidero che si liberi immediatamente Ibarra.
Quest'uomo  detenuto per ordine del tribunale del distretto.
Il tribunale del distretto non sa nulla di questo caso ho chiarito io. O forse siete voi a dare ordini al giudice distrettuale?
Noi siamo l'autorit, e l'autorit dispone."
Librado viene mandato alla prigione di Andonegui. Il giorno 3 aprile compare davanti al rappresentante del pubblico ministero. Si presenta in quel momento un comitato della Lega per i combattenti perseguitati, per chiedere la libert dei due detenuti. Il procuratore, per spaventarli, chiede se condividono le idee di "Sagitario". Un delegato, Francisco Flores, risponde s e viene immediatamente arrestato; altri due aggirano la domanda affermando di difendere la libert di espressione e i lavoratori.
Da questo momento, tra il pubblico ministero e il vecchio anarchico ha inizio un duello che risulta avvincente:
Lei conosce questo periodico, Signor Rivera?
S, lo conosco, dato che l'ho fatto io e anche se vi sono articoli non firmati sono ugualmente stati scritti da me, non ho messo il nome per una dimenticanza.
Il primo articolo, "Per ragione o per forza", cos come il secondo, presenta frasi calunniose per il signor Presidente, specialmente dove dice che  un assassino.
Assassino  chiunque uccida un'altra persona con premeditazione, perfidia e profitto. Attualmente Calles ha ordinato l'uccisione e lo sterminio degli "yaquis" e, bench non lo esegua lui personalmente,  il complice primo di quel crimine.
La sua pretesa di rifiutare la necessit di un governo  in totale contraddizione con i fatti. L'uomo non ha mai fatto a meno di un governo.
Questo non  certo, perch l'uomo primitivo non ha avuto governi;  nato libero, completamente libero nelle foreste e nei boschi delle montagne. Qual era questo governo? Se lo sa me lo dica!
Io giudico indispensabile ordinare il suo arresto, signor Rivera, perch la considero un imbroglione e uno sfruttatore dei lavoratori, che inganna chiedendo loro denaro o usandoli per vendere il suo periodico com' capitato a quel povero operaio Florentino Ibarra che ora sta soffrendo per causa sua. Per di pi figurano qui, nell'amministrazione del periodico, quantit di denaro, come nel caso di Manuel Rizo che ha inviato due pesos...
E quanto, di questo denaro inviato,  per me? Lei pu dirmelo?
Pur essendo lei un nemico dell'assassinio, tutti voi autorizzavate ad andare a uccidere la gente. Come mi spiega questa contraddizione evidente nel suo modo di pensare?
Noi anarchici riteniamo di dover fare uso della forza armata per abbattere la forza organizzata del governo. Senza l'esercito e senza quella sbirraglia che si chiama polizia, i governi cadrebbero in meno di ventiquattro ore senza bisogno di fare uso della forza.
Io la considero un deviato mentale, uno stravagante e un parassita del sudore dei lavoratori ignoranti che lei riesce a suggestionare predicando l'uguaglianza eccetera. Se lei sostiene quelle teorie, perch lei stesso non comincia a praticarle con i suoi compagni? Vedo che indossa la cravatta ma non la passa al suo compagno che non la possiede; anche la camicia dovrebbe dargli. Andiamo! Perch non lo fa, lei che ama tanto l'uguaglianza?
Perch con questa distribuzione io non otterrei niente di pi che il beneficio di un altro compagno. Le cose procederebbero come adesso e l'umanit di affamati e di bisognosi rimarrebbe esattamente nella medesima situazione di prima. La nostra lotta non cerca di rimediare alle condizioni miserabili di pochi, ma a quelle di tutti gli abitanti della Terra [...] Un cambiamento completo [...] un mondo senza frontiere e senza patrie [...] i cui rappresentanti sono appunto i governi, quelli di cui lei, signor Rappresentante del Pubblico Ministero,  uno dei sostegni ed  uno dei parassiti sociali che vivono succhiando il sangue dei lavoratori.
Ha finito con i suoi insulti, signor Rivera?
S, ho finito, anche se non considero insulti le verit che sto riferendo.
Il giorno 8 fu dichiarata formalmente la carcerazione di Rivera. E quasi immediatamente cominciarono a comparire proteste sulla stampa operaia e sulla stampa anarchica internazionale e vi furono mobilitazioni per la sua liberazione.
Le accuse di "ingiurie al primo magistrato della Repubblica" non erano sufficienti per trattenerlo in prigione, e il giudice si dichiar non competente, cos che il caso venne assegnato alla magistratura ordinaria, mentre i detenuti restavano chiusi nel penitenziario di Andonegui.
Il governo di Calles era disposto a pagare il costo del discredito che la detenzione del vecchio combattente sociale comportava pur di stabilire il principio che la guerra dello Yaqu era sacra.
Il numero seguente di "Sagitario" usc ripubblicando gli articoli per i quali Librado era stato arrestato e mentre Pedro Gudio rimaneva nascosto. Un altro numero vide la luce a maggio e conteneva le numerose proteste dei sindacati nazionali e una riaffermazione di princpi di Librado.
Non ripudio una sola parola di quanto ho esposto negli articoli incriminati, che non contengono calunnie di nessun genere ma hanno al contrario il merito di esporre verit che hanno offeso la suscettibilit dell'attuale incaricato, circondato soltanto da uno sciame di servili adulatori.
Dall'aprile al novembre 1927 Librado rimase in un'umida cella della prigione di Andonegui. Non servirono a nulla le mobilitazioni e le lettere inviate a Calles da organizzazioni messicane e straniere. Il suo dolore pi grande era non poter dare impulso alla campagna per la libert di Sacco e Vanzetti che in quei mesi giungeva al suo apice con gli scioperi generali. Librado si trovava in carcere quando venne eseguita la condanna a morte.
In giugno usc l'ultimo numero di "Sagitario". Il gruppo, con la maggior parte dei suoi componenti in carcere mentre i restanti erano perseguitati, strozzato economicamente, non pot sostenere l'impegno editoriale. Librado trov un nuovo spazio, bench poco efficace, per trasmettere il suo messaggio ai lavoratori messicani: dal carcere scrisse alcuni articoli per "Cultura proletaria" di New York. In uno di questi affermava: "Le verit che lanciavo, in cattedra, contro la dittatura di un tempo, ora le lancio dal carcere contro la dittatura odierna e continuer a farlo finch non mi toglieranno il fiato nelle loro celle rigeneratrici".
Dopo sette mesi di prigione, il 4 novembre, Librado Rivera venne liberato. Poich si era rifiutato di accettare il beneficio della condizionale, dovettero decretare l'"archiviazione della causa". In carcere aveva compiuto 63 anni.
Un giorno prima dell'uscita di Librado dal carcere, si realizzava a Monterrey un progetto giornalistico da lui ispirato. Il nuovo periodico, battezzato "Avante", inser nel suo primo numero due lunghi articoli del magonista: uno era la riproduzione di un discorso formulato in prigione il 16 settembre, nel quale definiva la sua singolare versione dell'indipendenza del Messico, e l'altro era dedicato a mostrare un parallelismo fra la sua prima carcerazione nel 1902 e l'attuale. Dietro il giornale c'era il sindacato metallurgico della citt, ma le pubblicazioni continuarono soltanto per tre numeri. Nel febbraio 1928 rinacque a Villa Cecilia, ricominciando con una nuova numerazione e con Librado Rivera come direttore. Si delinea qui una traiettoria simile a quella del "Sagitario". Un inno alla caparbiet e all'irriducibilit.
"Avante" assume il compito di propagandare, di diffondere l'idea: lettere di gruppi anarchici, campagne per la libert di detenuti, testi "classici". Dal punto di vista formale  un periodico superiore al "Sagitario",  di sole quattro pagine ma di maggiori dimensioni. Librado per non deve essere troppo orgoglioso della nuova creatura. Infatti non  un organo di lotta,  soltanto un organo di propaganda delle idee, di denuncia isolata, di resistenza. La C.G.T., di fronte alla continua offensiva dei governi di Obregn e Calles, ha ripiegato; formalmente mantiene la sua linea di assoluta indipendenza rispetto al potere centrale e di azione offensiva permanente contro il capitale, ma l'organizzazione risulta logorata. Molti fra i suoi migliori quadri l'hanno abbandonata, i suoi sindacati sono minati da decenni di lotta, licenziamenti, costanti serrate nelle industrie. La crisi della CROM la far rivivere temporaneamente, ma non ritrover la continuit della sua vecchia linea.
Librado insiste. I ritmi del movimento non sono i suoi. Solo lui ha un ritmo: continuo e in avanti.
Alla morte di Obregn, il 17 luglio 1928, Librado interviene con un articolo intitolato "La morte di Alvaro Obregn", in cui dichiara: "L'umanit degli oppressi si rallegra,  scomparso un tiranno". I suoi amici lontani del "Verbo rojo" nel D.F. seguono il suo esempio e pubblicano "Un tiranno di meno", per cui gli autori finiscono in carcere. Pare una premonizione di ci che sta per succedere. Lasciamolo raccontare a Librado:
"All'una di notte del giorno 22 si  presentata nel mio modesto studio una persona dall'aspetto di operaio, che mi portava un messaggio verbale con cui i compagni mi chiamavano urgentemente in tipografia.
'Sta succedendo qualcosa di straordinario', mi sono detto 'perch i compagni non mi hanno mai mandato a chiamare' [...] Ma gi strada facendo mi sono accorto della presenza di vari sbirri: erano appostati agli angoli dell'isolato. Uno di loro vedendomi girare l'angolo si  diretto verso di me e chiamandomi per nome mi ha fermato presentandomi un mandato di arresto [...] Arrivati al comando di polizia di Cecilia [...] la persona che mi ha letto il mandato del generale Benignos, capo delle operazioni militari nel porto, mi ha fatto segno di togliermi il cappello.
Non sono solito farlo quando qualcuno me lo ordina, gli ho detto ma quando lo voglio io. Inoltre, non state lottando per stabilire in Messico una democrazia?
Va bene mi ha risposto.
Allora lo tolgo, ma per pura cortesia.
Dopo la lettura del mandato che aveva in mano, sono stato portato da quattro o cinque sbirri al quartiere del comando operativo di Tampico, dove sono stato rinchiuso in una segreta custodita da guardie armate fino ai denti, come se avessero a che fare con un feroce assassino. Cinque ore dopo mi hanno condotto nell'ufficio del generale, che in quel momento stava leggendo "Avante". Sulla prima pagina si vedevano gi segnati in rosso gli articoli 'La morte di Alvaro Obregn' e 'Il disordine politico'.
Lo pubblica lei questo periodico?
S ho risposto.
Qui lei calunnia il generale Obregn, perch lo fa?
Non lo calunnio, quello che dico  la pura verit.
Dato che lei  uno dei precursori della rivoluzione attuata oggi dal governo, rispetti le leggi emanate da quella rivoluzione.
Qui sta l'errore ho replicato nel credere che noi abbiamo iniziato la rivoluzione per togliere dal governo Porfirio Daz e mettere al suo posto un altro uguale a lui."
Il generale Benignos, dopo un paio di discorsi dello stesso tenore fatti da Rivera ad altri suoi subordinati, lo inform che restava agli arresti. Tuttavia, poco tempo dopo, lo fecero uscire dalla cella e gli dissero che era libero. Otto giorni dopo, raccontava la storia nel numero 13 di "Avante".
Librado prosegu nel suo impegno editoriale. Durante il 1928 pubblic venti numeri di "Avante" e un'edizione straordinaria; promosse campagne contro la politica di Calles sul problema religioso e denunci le repressioni locali contro gli anarchici dei gruppi.
Molto indicativo della sua posizione in questo periodo  l'intervento nel dibattito sulla possibilit di creare una Federazione di gruppi anarchici in Messico. Rispondendo all'iniziativa di "Verbo rojo", "Avante" si pronunci contro la Federazione, "perch si tratta di un'idea essenzialmente antianarchica". Tornavano i vecchi tempi della propaganda, non i tempi dell'organizzazione.
Dal dicembre 1928, deteneva provvisoriamente il potere, per la morte di Alvaro Obregn, un uomo che conosceva bene Librado, Emilio Portes Gil, fondatore del Partido Socialista Fronterizo di Tamaulipas, governatore dello stato, avvocato di sindacati nell'epoca carranzista, padrino della tendenza sindacale neutra con la quale si erano urtati violentemente la C.G.T. e i gruppi anarchici. Se nel resto del paese la sua politica riguardo al lavoro aveva concesso inizialmente un ampio spazio di manovra alle correnti della sinistra (a quell'epoca l'esecutivo stava liberandosi della CROM) addirittura cercando di accattivarsele, a Tamaulipas l'offensiva contro la sinistra and molto oltre rispetto al passato.
L'esecutore doveva essere il generale Eulogio Ortiz, capo della zona militare. Racconta Librado:
"Sono stato arrestato il 19 febbraio; mi hanno fatto uscire dalla cella di notte per portarmi negli uffici del generale Eulogio Ortiz, capo della guarnigione militare del porto di Tampico; mi  stato chiesto con tono autoritario:
Quindi lei  nemico del governo?.
Di tutti i governi ho risposto.
Rivolto al suo segretario, quello ha ordinato perentoriamente:
Domani mi porti un verbale dettagliato sulle dichiarazioni di questo vecchio cornuto [...].
La mattina del 20 sono stato nuovamente condotto negli uffici del generale Eulogio Ortiz che stava passeggiando nella sala tenendo in mano "Avante". Mi ha dato una sedia e ha cominciato l'interrogatorio.
Chi ha scritto questo articolo intitolato 'Attentato dinamitardo'?
L'ho scritto io.
Lo legga per ricordare bene quello che dice.
Dato che mi sono rifiutato di farlo, essendo ben sicuro del suo contenuto, il generale infuriato e rabbioso si  avventato su di me, dicendomi:
Attento, vecchio cornuto; adesso lei mi dice tutta la verit!
Ogni volta che ho voluto dirla gli ho risposto l'ho detta, e la dir sempre, anche se farlo mi costasse la vita.
Questo contraddittorio  finito con due pugni formidabili sulla mia faccia, e subito dopo, presa in mano una cintura di cuoio, ha assunto un atteggiamento minaccioso.
Perch porca puttana chiama parassita il presidente della Repubblica, vecchio cornuto?
La domanda fu accompagnata da forti cinghiate sulla testa.
Ritengo che il mio criterio nell'uso di quella parola sia molto diverso dal suo. Io chiamo parassita colui che vive del lavoro altrui gli ho risposto.
Allora anche lei  un parassita perch vive alle spalle di coloro che le inviano del denaro per pubblicare il suo giornale! ha argomentato lo sbirro.
Non trover nessuna somma di denaro destinata a me. I lavoratori che spediscono denaro per pubblicare il loro giornale lo fanno per amore delle idee e per contribuire all'educazione del popolo, al fine di diffondere e portare la luce nelle menti dei loro compagni sfruttati.
Ebbene, portatemi la frusta per sistemare questo vecchio cornuto! ha detto Ortiz a quelli che gli stavano intorno.
Si presenta immediatamente un aiutante che porta un dizionario:
Anarchia dice  l'assenza di qualunque governo, disordine e confusione per mancanza di autorit.
Questa  la definizione degli scrittori borghesi, e non l'anarchia che io diffondo su "Avante", dove si vede l'azione violenta dei governi confermata dai fatti. A ogni modo, desidero conoscere il nome di chi mi ha oltraggiato in modo cos infame ho replicato al generale Ortiz.
Suo padre, cornuto ha risposto lo sbirro.
Mio padre non era cos bestia.
Che cosa ha detto?
E si  scagliato su di me propinandomi varie frustate accompagnate da nuovi insulti.
E quale opinione ha dell'esercito? mi ha domandato.
L'esercito serve per sostenere i governi al potere.
L'esercito serve per difendere la patria e le sue istituzioni ha detto Ortiz.
L'esercito, inoltre,  il piedistallo su cui poggia ogni tirannia e ritengo che i giudici che mi stanno giudicando ora siano i miei nemici pi feroci.
E siccome ho sentito che il sangue mi scorreva lungo le tempie, mi sono alzato indignato chiedendo al mio carnefice che mi uccidesse con un colpo di pistola, ma che non mi colpisse in modo cos vile. E in un momento in cui non me l'aspettavo, quel mostro ha estratto il suo revolver e ha sparato un colpo. Per un attimo ho creduto di essere stato ferito alla testa, perch per l'intontimento della sordit causata dal colpo non sentivo nulla. Ma passato qualche secondo ho capito che cercava solo di tormentarmi per provocare in me un qualche sintomo di vigliaccheria o di pentimento.
Ortiz e i suoi aiutanti si affrettarono a cercare il proiettile, e dato che si era appiattito dissero che aveva urtato contro qualcosa di duro. Mentre alle mie spalle accadeva tutto questo, io me ne stavo fermo e sereno come se non fosse successo nulla. La nobile causa che sento e amo di cuore mi poneva molto al di sopra di quei lupi.
Le leggo il verbale per farglielo firmare mi ha detto il segretario.
Desidero appunto leggerlo per informarmi del suo contenuto ho risposto. E dato che la redazione di quel documento era tale da far s che io stesso mi considerassi colpevole, mi rifiutai assolutamente di firmarlo, anche se ne ho firmati due che scrissi di mio pugno.
Tornato nella mia segreta, ho passato tutto il giorno tormentato dall'insonnia causata da un incubo. Il giorno successivo siamo stati fatti uscire dalla caserma, il compagno Santiago Vega e io, e con una numerosa scorta portati verso la spiaggia. Ci  parso all'inizio che questa sarebbe stata la nostra ultima dimora invece ci hanno messi su un treno passeggeri diretto a Monterrey".
Le voci che Librado era stato arrestato e picchiato dai militari si diffusero da Tampico e nell'intero paese. A Citt del Messico, il Consiglio federale della C.G.T. si riun il 26 febbraio e discusse la possibilit di dichiarare lo sciopero generale. "Avevano osato picchiare il Vecchio!" diceva la voce anonima all'interno di un movimento sindacale che, pur trovandosi sulla difensiva, non aveva ancora perso tutta la forza che aveva in passato.
Dov'era Librado? Il presidente Portes Gil sostenne di non conoscerne il recapito, bench avesse dato lui istruzioni al generale Ortiz per la detenzione. La tipografia di "Avante" era stata posta sotto sequestro dall'esercito, i gruppi di Tampico e Cecilia erano perseguitati. La domanda continuava a essere: dov'era Librado?
Il vecchio era stato portato in una tenuta di propriet di Calles, chiamata El limn e da l in una seconda propriet dell'ex presidente, chiamata La aguja, mentre i militari decidevano che cosa fare di lui. Librado racconta:
"Si trova l un accampamento militare dove ci hanno tenuto sequestrati per otto giorni; nel frattempo i soldati o le loro donne ci davano da mangiare; ma quelli che si sono comportati meglio procurandoci del cibo, sono stati alcuni cinesi. Siamo tornati alla tenuta El limn dove ci hanno offerto la libert a condizione che lasciassimo lo stato di Tamaulipas; ma dato che ho rifiutato di accettare la libert a tali condizioni ci hanno lasciati liberi il giorno dopo senza nessuna condizione.
Ci siamo sentiti orgogliosi del nostro insperato trionfo [...] abbandonati tra i campi e senza denaro, abbiamo avuto la fortuna di trovare proprio l buoni amici che ci hanno fornito il denaro per il nostro ritorno".
Scarcerato il primo marzo, fece ritorno a casa sua solo per constatare che la tipografia di "Avante" non esisteva pi. Un mese dopo, il primo aprile, fu nuovamente arrestato per alcune ore. Ma erano pazzi se credevano di potergli impedire di lavorare. Il 15 aprile, stampato in una tipografia situata non si sa dove, appariva un nuovo numero di "Avante" nel quale si davano notizie sugli avvenimenti, in un articolo firmato dallo stesso Librado, scritto con il suo prolisso stile informativo.
Frattanto le proteste dei gruppi anarchici si manifestavano in tutto il paese e le autorit erano inondate da lettere in cui si chiedeva la restituzione della tipografia a Librado Rivera. La polizia di Cecilia e di Tampico e l'esercito si diedero a perseguitare i realizzatori della rivista e gli altri militanti dei gruppi: cos fin in carcere Emeterio De la O, che venne poi deportato nel D.F. e messo a disposizione delle autorit militari. La morte del leader giallo Isauro Alfaro, per mano dello scaricatore rosso Esteban Hernndez, il 14 aprile, durante una rissa di strada alla fine di un'assemblea, diede il pretesto per arrestare Leandro Porras, che venne bastonato e ridotto quasi in fin di vita, e bench Hernndez avesse dichiarato che il suo era stato un atto individuale e di difesa personale, vennero arrestati altri quaranta membri dei gruppi, e undici di loro furono portati a Citt del Messico.
Il clandestino "Avante" continu a dare informazioni su questi avvenimenti nei numeri del 15 maggio e del 10 giugno; per questo motivo Librado fu denunciato dai dirigenti gialli Serapio Venegas e Nicols Gonzlez e arrestato di nuovo l'11 giugno.
La C.G.T. avanz nuove proteste, e organizzazioni sindacali, comunit contadine e gruppi anarchici di tutto il paese manifestarono per la liberazione del vecchio anarchico.
Librado venne presto liberato dalla sua terza detenzione negli ultimi quattro mesi, ma non doveva restare fuori per molto tempo. La continuit di "Avante" era considerata dalle autorit come un'offesa. Il 14 luglio, alle 11 di mattina, Librado fu arrestato e portato nelle cantine del comando militare di Tampico. Lo tennero l senza cibo n acqua per quattro giorni. Dato che si rifiutava di dare informazioni sulla tipografia in cui si stava stampando il periodico, dopo quattro giorni di tortura, i militari lo mandarono, sotto scorta a Cerritos, nello stato di San Luis Potos, e qui lo lasciarono andare, abbandonandolo senza denaro.
Il giorno 20 fu arrestato Esteban Mndez, che partecipava alla propaganda dei gruppi anarchici contro la detenzione di Rivera. Venne rinchiuso in una cella con il figlio di otto anni che si trovava con lui al momento dell'arresto.
Il giorno 21, il generale Ortiz lo tortur personalmente, producendogli diverse ferite alla schiena con la sciabola perch si rifiutava di rivelare l'ubicazione della tipografia.
Quel giorno i gruppi organizzarono un comizio in Plaza de la Libertad denunciando i due arresti. Di nuovo intervenne la forza pubblica e incarcer J. Ins Mena. Gli interrogatori non diedero risultati; al contrario, gli arresti determinarono una massiccia reazione dei sindacati del porto, tale che perfino le assemblee delle organizzazioni pi blande si pronunciarono per la libert dei detenuti. Librado ottenne un prestito di denaro e fece ritorno a Tampico il 22 luglio. Il giorno seguente furono liberati gli altri detenuti. Meno di un mese dopo, circolava il numero 29 di "Avante" con un'ampia narrazione dei fatti.
Il vecchio aveva di nuovo sconfitto i militari.
Nell'ottobre 1929, Librado Rivera pubblic sul suo periodico un articolo in cui denunciava l'offensiva del governo contro la stampa rossa. Un mese prima, il 13 settembre, era stata vietata la circolazione di "Sembrando ideas", della Bassa California, e il 19 era stata smantellata e posta sotto sequestro la tipografia di "Defensa proletaria" nel D.F. Librado, commentando questi fatti, scriveva: "Ormai in Messico viviamo in pace. Non  per quella pace che desideriamo tutti noi veri rivoluzionari [...] ma la pace seria e monotona dei morti".
Il giorno 5 febbraio 1930 assume la carica di presidente Pascual Ortiz Rubio, e il suo primo ministro  Emilio Portes Gil. Il giorno stesso, il nuovo presidente subisce un attentato e senza nessun motivo, dato che il responsabile apparteneva a un'organizzazione conservatrice, ricade sulla sinistra radicale una nuova ondata di persecuzioni. L'11 febbraio viene vietata la diffusione di "Avante" (che era arrivato, in dicembre, al numero 33), di due periodici della Juventud Comunista e di tutta la stampa anarchica in spagnolo che si distribuiva in Messico, soprattutto quella argentina e uruguayana. "E come se questo non bastasse" racconta Librado "la mia casa  stata perquisita dalla polizia che ha distrutto tutto ci che ha trovato nel mio domicilio, dove conservavo una biblioteca con pi di duemilacinquecento volumi, e che al tempo stesso fungeva da ufficio di 'Avante' [...]. Sono stati sequestrati soldi (circa cinquecento pesos), vestiti e altri oggetti di uso personale, mi hanno lasciato per coprirmi solo ci che avevo indosso [...] e sono stato portato al comando, dove hanno completato il sopruso privandomi degli occhiali e del poco denaro e francobolli che avevo nel portamonete, sottraendo da questo denaro (nonostante le mie proteste) le spese per l'automobile che ci aveva portato al comando di Tampico".
Nel buio della cella, Librado cerca di fare un inventario dei danni subiti in seguito al saccheggio della polizia. Ha perso una collezione, inestimabile, di "Regeneracin" e un'altra di "Revolucin", vari dizionari, le sue due paia di occhiali...
Il vecchio si strappa i capelli. Quanto  impari la lotta che ha iniziato contro lo Stato !
Contemporaneamente vengono arrestati Pedro Gudio, Angel Flores e Osvaldo Manrique; ci che restava del gruppo di "Avante"  stato cos smantellato. Ma le rappresaglie non finiranno qui. Il primo marzo, una scorta di venticinque soldati preleva il vecchio e lo porta fuori dalla prigione con destinazione sconosciuta, insieme a sette operai del Partito comunista, anch'essi detenuti. Vengono trasportati alla stazione ferroviaria e fatti salire su un vagone merci che, ore dopo, sar condotto lontano dalla zona petrolifera.
Il giorno successivo, Librado fa la sua comparsa nel penitenziario di Citt del Messico. Si dice che sar inviato nelle Islas Maras.
"Nessuno di noi a Tampico  stato informato sulla causa dell'arresto e neanche qui ci  mai stata comunicata. Semplicemente, al nostro arrivo siamo stati alloggiati nel comando di guarnigione di questa capitale e da l nel penitenziario del Distretto entrando direttamente nell'ospedale della prigione perch siamo arrivati in condizioni di salute abbastanza precarie."
La C.G.T. interviene presso il presidente della Repubblica affinch si liberi il vecchio. Il 5 marzo si incontrano con il segretario di Ortiz Rubio, il quale dice loro che per il momento non si pu fare nulla; che il segretario di stato, Portes Gil,  molto indignato a causa di un articolo di Librado in cui lo si accusa di essersi venduto a una compagnia straniera dell'acqua potabile quando era presidente. Tre giorni dopo una commissione visita il penitenziario ma c' l'ordine del segretario di stato che Librado Rivera resti segregato.
Il 20 marzo "Sono stato liberato, dicono, perch le indagini condotte non hanno trovato elementi che giustificassero la mia detenzione. Mi trovo qui, senza denaro e senza altri mezzi di sussistenza, nonostante la mia et avanzata, a cercare alloggio nelle case dei miei amici, che fortunatamente trovo sempre disponibili ovunque vada. Vogliono piegarmi con la fame poich le carceri non sono riuscite a convincermi che sto sbagliando e a cambiare la mia ferma convinzione che nessun governo potr risolvere il problema della miseria".
A partire dal 20 marzo, nella stampa del Nord del paese si diffonde la voce che nel Distrito Federal Librado Rivera  scomparso. Vari giornali riportano la notizia: "E' scomparso senza lasciare segni della sua destinazione". Le voci segnalano che forse  stato deportato nelle Islas Maras. Manuel del Rio, coordinatore dei gruppi anarchici della zona petrolifera, scrive: "Questi imbecilli non sanno che Rivera da morto  pi temibile ed  un pericolo pi imminente per la stabilit".
Ma Librado  sano e salvo. A Citt del Messico, un tranviere chiamato Vega lo ha portato a casa di Nicols T. Bernal, che gli ha ceduto un piccolo appartamento dove vivere.
Un mese e qualche giorno dopo, d di nuovo segni di vita pubblicando un articolo in "Verbo Rojo" intitolato "Vendette spregevoli", nel quale dice: "Le minacce e persecuzioni dei nostri nemici, lungi dallo spaventarci, ci servono da incoraggiamento perch ci fanno capire che non siamo cos insignificanti".
Che cosa succeder? Si domanda Librado Rivera nell'agosto 1930 quando compie 66 anni. Vive appartato in un piccolo spazio che gli offre Bernal in mezzo agli amati libri di Ricardo Flores Magn, che Nicols continua a distribuire a un movimento sindacale sempre pi ridotto. Vende grasso per scarpe, questo l'unico mezzo di sussistenza, e cerca di ricuperare la tipografia di "Avante" per continuare il lavoro giornalistico, ma le autorit gli offrono di restituirla soltanto a patto che "non la si utilizzi per iniziative sovversive". Si rifiuta di ricuperarla e a questo punto la tipografia viene venduta a un'asta pubblica a Cecilia. E' giunta l'ora della resa? Librado percorre gli ambienti sindacali rossi del D.F. Nella C.G.T. si manifestano forti tendenze conciliatrici, i radicali si trovano isolati. Nonostante tutto, vi sono ancora militanza e lotte. Librado si propone di pubblicare un nuovo periodico.
Il compito gli prende un anno. Un anno intero. Il primo maggio 1931 appare a Citt del Messico "Paso!", Librado sta per compiere 67 anni, negli ultimi quattro ha passato duecentosettanta giorni in carcere; non ha un impiego fisso n alcuna risorsa economica; non ha nemmeno la sua biblioteca che  rimasta nelle mani della polizia a Tampico. Ma ora, con "Paso!", esiste ancora. All'inizio,  un periodico isolato dalle lotte sociali; con un vasto spazio per il ricordo "magonero" (forse lo sguardo si volge al passato in questi suoi ultimi anni?), che si esprime in lunghi articoli dal titolo suggestivo di "Per chiarire fatti di trenta anni fa", in cui Ricardo Flores Magn, Prxedis e Saravia tornano a cavalcare a fianco di Librado Rivera, tornano a cospirare, a pubblicare periodici, a intrecciare la rete con cui sconfiggeranno la dittatura di Porfirio Daz. Oltre a questo, rendiconti su vendite di opuscoli, notizie su comitati a favore dei detenuti e articoli ideologici che parlano del carattere dei bambini, dell'intrinseca malevolenza dello stato...
Ma non si fermer qui. Ben presto "Paso!" comincia a intervenire nella polemica sulla situazione della C.G.T., appoggiando il gruppo anarchico; d notizie di lotte e repressioni di operai della Bassa California, maestranze di San Luis Potos e militanti anarchici della Federazione del D.F., che si scinde dalla C.G.T. A partire dal numero 8, nel dicembre 1931, il periodico, diretto da Librado, si trasforma in organo del gruppo anarchico maggiormente legato al movimento sindacale, il gruppo Ideas y Accin.
Nello stesso mese, senza preavviso, il governo revoca la franchigia postale di "Paso!". Il numero 9, del gennaio 1932, viene vietato e non pu pi circolare per posta. Librado stampa un volantino, che acclude a ogni copia, in cui racconta la fine di un progetto, soffocato dalla censura e da "quello che ci affligge maggiormente, la scarsit di denaro".
E adesso, che cosa succeder? Quale nuovo progetto? Il 19 febbraio 1932, Librado si sta allontanando a piedi dalla zona tessile a sud di Citt del Messico, dove cerca di raccogliere fondi per un nuovo progetto giornalistico. Un'automobile, condotta in modo imprudente, lo investe mentre sta attraversando la Avenida San Angel. Lo portano all'ospedale Jurez. Un vecchio compagno, il generale Juan Jos Ros, ordina il suo trasferimento all'Hospital de Fabriles y Militares a La Ciudadela. I suoi amici vogliono che interroghi l'autista che lo ha investito. Librado rifiuta; sostiene che non guadagnerebbe nulla a compromettere un lavoratore che forse ha famiglia e nel rapporto di polizia si dichiara responsabile dell'incidente. Per due settimane sopporta gravi sofferenze. Un medico, amico del generale Villarreal, lo visita e denuncia che per mancanza di cure mediche ha contratto il tetano. I dottori simulano, ormai  tardi per guarirlo. Una sera, l'infermiera che lo cura cerca di coprirgli il volto per evitare che le mosche lo disturbino, Librado la respinge scostandole il braccio con una mano. Perch lottare ancora compagno? Ho sempre lottato contro le ingiustizie sociali dei potenti.
Poche ore dopo entra in agonia.
Il primo marzo 1932 Librado Rivera muore.
Dopo nove anni di un'allucinante guerra personale contro lo stato, una guerra vissuta molte volte in solitudine, all'interno di una cella, una guerra in cui la caparbiet e lo stile sono sempre state le sue armi migliori, Librado Rivera riposa.
Il 3 marzo esce l'ultimo numero di "Paso!". Stampato anonimamente, riporta ancora sulla testata: "Direttore Librado Rivera" e il numero della sua casella postale nel D.F., il 1563. Il periodico pubblica un solo articolo, "Librado Rivera  morto", e invita gli operai di Citt del Messico ad accompagnare il cadavere dal locale della Federacin de Trabajadores, ultima roccaforte dell'anarcosindacalismo, fino al Panten de Dolores. L'articolo termina con una frase il cui accento ricorda la lirica rossa dell'epoca: "Che sulla sua tomba cada una pioggia infinita di fiori rossi".
L'ultimo "magonero" esce di scena.
Rimane il vuoto.
Non esistono pi uomini cos. I migliori fra noi sono pallide ombre in confronto al vecchio Rivera.
Almeno dovremmo coprire quella tomba, oggi scomparsa, quella tomba inesistente, con una pioggia infinita di fiori rossi.
Per fortuna rimane la storia.
Per fortuna rimane la memoria.


9.
LO STILE HLZ.


1.
Ci sono personaggi nati per essere raccontati, ma poich devono muoversi nelle miserie del quotidiano per trovare un posto nella storia, si inventano, si ricreano per la luce dello schermo cinematografico, per la pagina pi allucinante del romanzo, per la pi irreale, contraddittoria e appassionata canzone di gesta. Personaggi ai quali stanno strette le biografie, tutte le note a pi di pagina, e cos trascendono se stessi e il proprio tempo fino a guadagnare il diritto a trasformarsi in una pagina di calendario mal stampato appeso sopra la cucina in una casa proletaria, eroi da film muto che non sar mai girato, argomento di conversazione alla luce fantasmagorica dell'altoforno.
Max Hlz  senza dubbio uno di questi personaggi e, in quanto tale, prima di far la sua comparsa alla pagina uno di un romanzo storico non ha passato. Non c' nulla su Hlz prima del 1918 che porti a credere che l'infanzia sia il posto dove gli eroi si coltivano in vasi di miserie e sogni.
Nacque nel 1889 a Moritz (inutile cercarlo sulla carta geografica), vicino a Riesa (neanche in questo caso la carta  d'aiuto), nella Sassonia tedesca, figlio di una famiglia di braccianti che lavorano in un mulino. Max Hlz fu uno dei tanti giovani tedeschi che sul finire del secolo fecero il loro ingresso in un mondo agrario e da quello cercarono di fuggire, per poi essere accalappiati dalla societ industriale che cerc di forgiarli a colpi di martello.
Dopo due anni la famiglia, portandosi appresso il giovane rampollo, si trasfer a Hirchstein in cerca di aria nuova, ne trov invece di pi stantia, e lavoro da braccianti nelle terre di un latifondista.
A 14 anni, Max festeggi l'arrivo dell'adolescenza con una fuga da casa di breve durata. Dopo un mese torn dai genitori gravemente malato, con un'infezione del sangue e manc poco che gli amputassero un braccio. Tuttavia questa fuga iniziale gli rivela la sua vocazione di transfuga. Max Hlz non riuscir pi a fermarsi. Degli anni della sua giovinezza c' poco da raccontare, vicende senza tragedia n incanto, solo un continuo vagabondare. Un andare e venire attraverso impieghi, citt, mestieri, destini spezzati. La sopravvivenza come senso della vita. Senza nemmeno avere una professione.
Lavora come uomo di fatica in diverse parti della Sassonia. Non fa il servizio militare poich  tubercoloso. Finir a Falkenstein, una cittadina industriale nel Vogtland che anni pi tardi far da sfondo alle sue imprese pi riuscite, ma che ora gli si presenta come un cimitero. Lavora tutte le sere in un cinema ( l che si fabbricano i sogni futuri?). In seguito diverr apprendista conducente. Poi, per continuare a spostarsi, accetter una proposta che lo porter in Inghilterra. E' tutto un fuggire, cambiare lavoro senza trovare il proprio mestiere, cambiare vita senza trovarla. In Inghilterra si fa evangelico probabilmente per motivi strettamente economici. Resta senza lavoro fisso. Con un po' di fortuna trova lavoretti saltuari, come pulire appartamenti e lavare finestre. Finalmente trova lavoro in un'impresa produttrice di traversine ferroviarie. A Chelsea segue come studente esterno alcuni corsi di educazione tecnica per operai. Non li porta a termine. E il tempo intanto passa. In dieci anni  andato via da qualsiasi luogo, ha avuto venti lavori, ha portato in giro la sua miseria per due paesi. I sogni sono ormai finiti. Poco prima dell'inizio della guerra mondiale Max ritorna in Sassonia. Si stabilisce a Falkenstein e si sposa con Clara. Ha ventisei anni. Quando nel 1914 ha inizio il conflitto,  un eccellente candidato a occupare una delle tante tombe anonime che dovranno essere scavate in Francia ai bordi di una trincea.
Gli stessi che lo avevano esonerato dal servizio militare a causa della tubercolosi ora lo reclutano su due piedi. La guerra inghiotte tutto, consuma esseri umani, raccolti di grano, tonnellate di ferro. Trangugia ogni cosa che le permette di mantenere in attivo la carneficina.
Max ha ventotto anni quando nel 1917 viene destinato al fronte occidentale. Una bella et per morire.
Come si  visto, non c' biografia pregressa. Non ci sono indizi che ci facciano capire da dove verranno fuori la sovrumana audacia, la capacit di gabbare la morte giocando a nascondino, la caparbiet e la testardaggine. Solo i figli dell'aristocrazia e la piccola borghesia colta riescono ad avere biografi che raccontano le prodezze dell'infanzia. Nel mondo proletario non c' inventario di amori infantili, di prime pazzie, di masturbazioni precoci o segnali di eroismo. N c' un orologio che indichi in che modo l'adolescente Hlz abbia imparato da bambino l'arte di arrivare puntuale all'appuntamento con la rivoluzione.
La storia comincia a ventotto anni.
La routine del massacro un giorno si interrompe. Un ufficiale ordina al soldato Hlz di fare la guardia a un "traditore", ma senza rivolgergli la parola: quel tipo che  stato mandato al fronte come prigioniero perch  contrario alla guerra. Max non rispetta l'ordine. Poche parole con Georg Schumann e non possono pi smettere di parlare. Georg  un socialista, editore del "Leipziger Volkszeitung", ansioso di interrompere l'inferno di silenzio cui  stato condannato. Hlz gli sciorina il proprio passato, Schumann lo reinterpreta, lo decifra, gli parla di leggi sociali, di classi, la fa finita con fortuna e sfortuna. Riletta da Schumann la storia di Hlz s'inserisce in un quadro generale di sfruttamento e ingiustizia sociale; la storia privata si collega con la storia degli altri, con la grande storia della Germania, con i disastri accidentali della storia del vicino, con i brividi del compagno di turno, con le momentanee preoccupazioni di quello che viaggia con te sul tram. Max si vede bombardato da una valanga di nuove idee.
Nel frattempo sul fronte orientale hanno luogo eventi che trasformeranno la vita del soldato Hlz. In Russia scoppia la rivoluzione. Febbraio, ottobre, soviet, operai armati (Come sono le strade di Pietrogrado? Trockij ha la barba? Che cosa dice esattamente il decreto sulla guerra? Avranno capisquadra nelle fabbriche? Servono gli autisti nel socialismo? E le maschere dei cinema?). Schumann si arrabatta per mantenersi informato e condivide con Max le gloriose notizie.
Quando la comprensione del mondo in cui ha vissuto sta prendendo forma nella testa di Max, il mondo esterno impazzisce. Ha inizio l'offensiva dell'autunno del 1918.
Tonnellate di obici cadono sulle trincee. I cadaveri gli passano davanti trascinati da portantini sonnambuli che guazzano nel fango. Hlz  sfortunatamente raggiunto da una pallottola che lo ferisce a un piede, e questo fa s che lo tolgano dalla carneficina evacuandolo in un ospedale nel Sud della Germania. E' inabile al combattimento. Max pensa di aver chiuso con la vita da soldato. Non immagina che quella invalidit non gli impedir di combattere militarmente un'altra guerra del tutto differente, che avr inizio negli anni a venire. Gli danno una pensione di quaranta marchi e lo spediscono a casa.


2.
Il suo ritorno dall'Alsazia in Sassonia coincide con il crollo della monarchia tedesca. Il 4 novembre comincia la rivolta dei marinai di Kiel, il 9 abdica il Kaiser. Tra queste due date che segnano l'inizio della rivoluzione tedesca del 1918, Hlz comincia il ritorno a casa. Viaggia su un treno occupato da migliaia di disertori. Deve sistemarsi nel bagno insieme ad altri compagni per trovare un posto dove dormire e trascorrere le ore. Lo spettacolo dei militari rivoltosi, che vede in ogni stazione, lo riempie sempre pi di giubilo: "Cominciai a sentire l'enorme potere della folla, che era capace di continuare la marcia e agire senza ufficiali", scriver anni dopo.
Desidera fermarsi e partecipare all'opera di distruzione del vecchio regime, ma sa che sua moglie Clara  malata e ha fretta di raggiungere Francoforte. Nelle stazioni dove il treno si ferma, Hlz vede il costituirsi dei primi consigli di soldati: Francoforte, Kassel, Halle...
Un Max Hlz zoppicante e febbricitante arriva a Falkenstein il 9 novembre 1918 per dare inizio a una nuova storia. Prima di andare a casa propria, chiede se esiste gi un consiglio di operai e soldati. In questi paraggi nessuno ha sentito parlare di una cosa del genere. Senza perdere tempo, Max scrive a mano dei volantini di convocazione alla riunione per costituire il consiglio, li attacca nella stazione e nel municipio. Poi va a trovare Clara.
La sera, rispondendo alla sua chiamata, trenta soldati si riuniscono; tra loro il dirigente locale del Partito socialdemocratico indipendente tedesco (U.S.P.D.), Storl. Il consiglio prende vita, ma Max e Storl si scontrano, entrambi rivendicano l'iniziativa. Max per avere convocato il consiglio, Storl perch  il presidente locale della U.S.P.D. La riunione arriva a un accordo e li nomina entrambi presidenti del Consiglio degli operai e soldati. Chiedono e ottengono un ufficio nel municipio. Hlz con un gruppo di uomini si trasferisce a Lipsia per procurarsi delle armi. Riesce ad avere alcuni fucili dai rappresentanti del consiglio locale. Quando ritorna a Falkenstein,  stato destituito dal suo copresidente. Ma Hlz  ormai un nuovo personaggio, di quelli che, come dice Nazim Hikmet, la tormenta ha scagliato in superficie dal fondo dell'oceano. Tutta la sua energia  volta in una sola direzione: la rivoluzione. Se non lo vogliono nel Consiglio degli operai e soldati, ci sono molte altre cose da fare. Si mette a disposizione del giornale della U.S.P.D., il "Vogtlndische Volkszeitung". Il suo lavoro  ottenere sottoscrizioni. Su quelle che ottiene gli viene pagato un misero stipendio. Si trasferisce a Plauen, si affilia alla U.S.P.D. Organizza comizi per la campagna elettorale. Organizza le sezioni nei centri della regione. Lavora per una rivoluzione che ha cessato di esserlo. La rivoluzione dei consigli si  trasformata in una democrazia parlamentare che negozia con il capitale, ma non per questo bisogna arrendersi. Anche se la rivoluzione  agli sgoccioli, anche se gli sta sfuggendo, gli si nasconde, gli scappa di mano, come una speranza che svanisce nel nulla. I socialisti maggioritari (S.P.D.) la stanno togliendo di mezzo. I consigli controllati da loro cedono il potere a una repubblica borghese. Nel gennaio del 1919 si verifica il primo scontro. L'ala pi radicale del movimento operaio d vita a Berlino a una sollevazione armata. Gli spartachisti dichiarano l'insurrezione. Hlz si maledice, dovrebbe trovarsi a Berlino e non in Sassonia. La rivoluzione fallisce, Rosa Luxemburg e Liebknecht vengono assassinati. Hlz si infuria, si scontra con i dirigenti locali della S.P.D., la discussione finisce in rissa. Non c' dibattito pi convincente. Ma serve a poco: la rivoluzione  perduta. Un socialista maggioritario, Ebert, viene eletto l'11 febbraio presidente del Reich, i socialisti sono i cerberi (i cani da guardia, se a qualcuno non suonano familiari le espressioni mitologiche tanto in voga in quei giorni) della repubblica borghese. I socialisti indipendenti non si azzardano a rompere con loro.
Hlz cerca disperatamente un punto d'appoggio. Scrive al suo amico Georg Schumann che  diventato spartachista, gli chiede di andare in Sassonia a tenere comizi. Vuole che spieghi alla gente ci che lui stesso non riesce a spiegare con chiarezza: che quella cosa, questa cosa, quel che esiste oggi deve essere distrutto per cedere il passo a una repubblica di lavoratori. Non  l'unico a pensarla cos. In aprile e in maggio, comunisti, anarchici, socialisti indipendenti proclamano la Repubblica dei Consigli nel sud della Germania, in Baviera. Ma anche quella rivoluzione si spegne di fronte alle baionette degli eserciti bianchi e alla complicit del governo della S.P.D..


3.
Nella primavera del 1919, un Max Hlz ancora una volta in cerca di un proprio progetto, fonda la sezione locale del Partito comunista tedesco (K.P.D.) a Falkenstein. Quella K.P.D. che era nata negli ultimi giorni del 1918 fondendo gli spartachisti e i nuovi sostenitori della Rivoluzione russa. Non basta. Hlz  esasperato, la K.P.D. di Falkenstein deve entrare in azione.
Max Hlz si guarda intorno. Vede una zona industriale distrutta, in declino, migliaia di operai disoccupati. Nella zona almeno tre o quattromila. Viene invitato a prendere la parola in un'assemblea di lavoratori rimasti senza lavoro. L'atmosfera  tesa. Durante l'inverno erano morti di fame e freddo migliaia di operai. Max invita ad agire direttamente, a passare alla lotta, al linguaggio dell'azione. Dalle parole passa immediatamente all'organizzazione di una manifestazione di fronte al salone delle cerimonie. Il corteo marcia sul municipio e lo occupa. Si costituisce il Consiglio dei lavoratori disoccupati di Falkenstein. Si reclama carbone, cibo. E li si reclama con la minaccia di prenderseli da soli. Il sindaco reagisce e chiede aiuto militare a Dresda. Hlz  accusato di sobillare la rivolta. Anni dopo avr a dire: "Mi vidi costretto a intervenire in modo pi emotivo che radicale in azioni che erano piuttosto lontane dalle tradizioni borghesi". Non c' altro: in quegli appelli incendiari, nel mettere prima di tutto l'azione si trova l'origine dello "stile Hlz".
L'esercito dichiara lo stato d'assedio, occupa la citt, vengono arrestati diversi membri del Consiglio dei disoccupati. Hlz se la svigna, ma non si allontana troppo. Un'altra volta lo "stile Hlz". Bisogna sempre stare vicini al punto dove pu risorgere l'azione, durante la fuga bisogna sempre mantenere la vista e la distanza corte, non bisogna allontanarsi dai compagni, anche se si deve farlo dalla polizia. Una vera e propria teoria delle distanze in questa storia della lotta di classe.
Le autorit stabiliscono una taglia di duemila marchi per la cattura di Hlz. Max decide di passare al contrattacco: alla testa di un gruppo di disoccupati che ha precipitosamente riunito, marcia cantando sul municipio che ha attribuito un prezzo alla sua libert. All'entrata i soldati hanno montato un paio di mitragliatrici. Muovendosi come se il potere fosse in mano sua, Max chiede chiarimenti all'ufficiale in merito allo stato d'assedio, accusa il sindaco di aver montato la storia dell'insurrezione, chiede che l'esercito lasci il paese: non ci sono ragioni perch Falkenstein sia occupata dai soldati. L'ufficiale, sconcertato, chiede due ore per poter consultare i propri superiori. La folla nel frattempo si  riunita e ha circondato il municipio. Hlz guida un assalto che ha molto della farsa. Gli operai buttano a terra le mitragliatrici, fraternizzano con i soldati, li circondano, e molti tolgono loro i fucili (con le buone? con un sorriso? avvalorando la massima che il popolo  saggio? in maniera sprezzante, indicando il calcio della pistola nella tasca?). L'esercito si ritira, il popolo insorto cattura il sindaco. La richiesta  di liberare i membri del Consiglio dei disoccupati, il sindaco viene tenuto in ostaggio a garanzia della richiesta. Dalle otto di mattina, quando il municipio viene occupato, sino alle sei di sera quando vengono liberati gli ostaggi, gli operai sono i padroni della citt. Viene a crearsi una situazione di equilibrio e con essa una tregua. Il Consiglio si fa carico della distribuzione gratuita di carbone e cibo ai disoccupati, con la collaborazione forzata del municipio. Seguiranno poi diverse settimane di pace. Ma Hlz e i suoi ragazzi vanno pi in l e confiscano cibo nelle abitazioni dei padroni per distribuirlo nelle case dei miserabili. Non basta. Hlz e i militanti del Consiglio iniziano a portare l'organizzazione nei paesi vicini. Durante un comizio a Treuen, un vecchio fattore si avvicina titubante agli oratori per chiedere aiuto. Lo invitano a salire sul palco. Racconta che il proprietario della tenuta dove lavora gli ha diminuito il salario. Alle sue proteste il padrone aveva risposto: "Valli a chiedere a Hlz i soldi!''.
Max approfitta della risposta del borghese. Quella sera stessa scrive una lettera al proprietario terriero ingiungendogli di consegnare immediatamente al messaggero diecimila marchi, denaro che sar utilizzato per aumentare il salario dei suoi contadini. "Gli scrissi che se avesse disobbedito ai nostri ordini avremmo portato via i suoi cavalli dalle stalle, li avremmo venduti e usato i soldi per pagare i suoi contadini. Il latifondista mand subito i soldi."
A partire da questa gustosa esperienza, Hlz e i suoi uomini cominciano a tassare i capitalisti della regione con la minaccia di passare all'azione diretta se non pagano. Con il denaro ottenuto viene finanziato il reparto mensa per i disoccupati. Le cucine collettive spuntano come funghi nella regione di Vogtland. Gruppi di rivoluzionari vanno di casa in casa a consegnare soldi, carbone, abiti e alimenti agli operai licenziati. Si distribuisce quasi un milione di marchi ottenuti tassando il capitale.
L'esperienza anarchica, il doppio potere, arriva alla fine. Il 3 luglio 1919 un reggimento dell'esercito invade Falkenstein. Con il pretesto di essere stati accolti da una sparatoria al loro ingresso in citt, perquisiscono le case dei comunisti. L'obiettivo dell'operazione  Max Hlz, il capo del Consiglio. Cento soldati circondano la sua casa, lanciano bombe a mano nel giardino, prendono a mitragliate il camino. Max li osserva da una collinetta vicina. Senza sorridere, ma senza disperarsi. E' molto meglio che venga preso a mitragliate un camino che un uomo.
Per diverse settimane la polizia scatena contro di lui una terribile caccia all'uomo. Rimane in clandestinit nella zona, cambiando posto in continuazione; vivendo nelle case dei suoi amici, operai senza lavoro. Parla ai comizi in altri paesi della Germania centrale sotto falso nome. Quando si trova a Falkenstein o nei paraggi elude facilmente l'esercito.
Passa davanti ai soldati, che non lo conoscono, con la complicit del popolo. E' un fantasma davanti a centinaia di occhi che fingono di essere ciechi (un pesce nell'acqua? il nuovo re mago che distribuisce banconote tra i suoi sudditi?): ha un viso comune, senza segni particolari. E' un operaio con la faccia da operaio. Faccia larga, baffi che fa crescere e taglia, irsuto, con un berretto, un basco sotto cui solo ogni tanto il viso insignificante mostra un sorriso; gesti forti, figura tozza, leggermente curva per il troppo spazzare i pavimenti, infilarsi a testa in gi nelle trincee, spalare neve.
Il 21 luglio l'esercito abbandona Falkenstein dopo il fallimento di un'occupazione di tre settimane. Sono pi rapidi i camion militari ad andarsene che Max a mobilitarsi. Verso sera Max Hlz si presenta in municipio con un gruppo di amici, pochi minuti dopo si tiene un comizio con centinaia di disoccupati.
Lo "stile Hlz" si chiarisce: il suo pregio pi grande, la velocit con cui reagisce agli avvenimenti, la sua conoscenza del popolo e del territorio, la sua incredibile audacia.
La milizia, incitata dalla piccola borghesia cittadina, commette lo sbaglio di attaccare il comizio, ed  sconfitta dagli operai e dai disoccupati che non solo la fanno fuggire, ma addirittura la disarmano.
Si intavolano le trattative. Il governo ordina di sciogliere il Consiglio dei disoccupati con la minaccia di lasciare a Falkenstein un distaccamento permanente dell'esercito e di protrarre lo stato d'assedio. Max pecca d'inesperienza, abbassa la guardia durante i negoziati. Mentre le commissioni stanno discutendo nel municipio, le truppe entrano di nuovo in citt e circondano la piazza principale. Viene proclamata la legge marziale. I soldati scendono dalle camionette con il fucile spianato ed entrano nel municipio per arrestare Max Hlz. Gli operai li affrontano, si arriva al corpo a corpo. Non si sparano colpi, ma solo spintoni, aspre discussioni, resistenze; gli operai fanno pressione sui soldati. Hlz  arrestato, la folla lo libera. Come se la lotta di classe si fosse trasformata in una comica di Stanlio e Ollio, si moltiplicano gli equivoci: andate e ritorni, manifestazioni, negoziati, forti resistenze, conati di violenza, pistole fatte balenare, ma che non arrivano a sparare. Max viene sottratto ai soldati ed esce dal centro della citt, in mezzo alla folla. Deve darsi alla fuga.


4.
Sono trascorsi solo otto mesi da quando Max Hlz scese dal treno a Falkenstein, zoppicando per una ferita al piede e vestito con la divisa di un esercito che si cambiava in forza rivoluzionaria. Solamente otto mesi. Qual  il bilancio? Contano pi le vittorie che le sconfitte? Nelle storie degli eterni sconfitti, i momenti di gloria valgono il doppio? Chi pu cancellare i ricordi di chi li ha vissuti? Si sente ancora l'aroma della zuppa di quelle cucine collettive? Per ora bisogna allontanarsi. Prima per varie settimane nella vicina Auerbach. Deve nuovamente fuggire. La polizia e l'esercito si avvicinano troppo. La nuova destinazione e la citt di Hof in Baviera nel Sud della Germania, dove sono ancora fresche le tracce della strage che annient la Repubblica dei Consigli. Nell'anonimato, Max cerca un lavoro, prende contatto con alcuni compagni, gira come un sonnambulo per la citt. Non resiste a lungo isolato, cerca la folla come si cerca la trib, la famiglia. Assiste a un comizio dei socialisti indipendenti; dovrebbe restarsene zitto, ma tacere non  una sua dote, prende la parola e propone di boicottare le imprese minerarie della Ruhr, nella zona di occupazione francese. I disoccupati non devono precipitarsi l a lavorare nelle miniere quando la zona  piena di disoccupazione; e se ci vanno, non devono accettare salari inferiori alle tariffe stabilite dai sindacati locali. E quindi offre una soluzione alla disoccupazione: non cercare lavoro in altre parti della Germania; ancora pi semplice, organizzare i disoccupati e passare all'azione diretta. I socialisti della U.S.P.D. lo accusano di essere un provocatore della polizia, lo denunciano. E' un agente al servizio del capitale. Appena la scoprono, rivelano la sua identit. E' Max Hlz! La copertura che gli garantisce la clandestinit cade in pezzi. Un'ora pi tardi la polizia lo cattura. Per sua fortuna, nel posto dove sta cenando ci sono diversi operai che lo riconoscono e lo strappano dalle mani degli agenti, gli coprono le spalle mentre fugge di corsa per le strade di Hof.
Un'altra lezione. Se aprir bocca in un comizio deve aver garantita la fuga, o la forza delle armi a sostenere le proprie parole. Una variante della lezione: che non ti salti in mente di andare a mangiare in un ristorante a pi stelle, l non ci saranno operai a liberarti.
Poco tempo dopo, a Hof si tengono le elezioni per il Consiglio operaio locale. I comunisti sconfiggono per 1303 voti i delegati della U.S.P. che prende solo 264 voti e i socialisti maggioritari della S.P.D. che ne ottengono 209. Hlz non pu tornare a godersi questa vittoria indiretta; pende sulla sua testa una taglia di duemila marchi che ha offerto il governo di Sassonia, e i poliziotti della Baviera vogliono intascarla.
Hlz finisce nella citt di Oberhotzau, resta nascosto l. Quando sta per impazzire a causa della solitudine e dell'isolamento, della mancanza d'azione, entra in scena come una benedizione un suo grande amico di Falkenstein: Paul Popp, uno dei migliori combattenti del Consiglio dei disoccupati;  stato incaricato dalla K.P.D. di consegnare a Max documenti falsi, che gli regalano due nuove personalit: pu essere Werner o Sturm (davvero un lusso quel doppio gioco di documentazione falsa). Con i nuovi documenti Max percorre la Germania centrale tenendo comizi per la K.P.D. Viene subito smascherato dai socialisti della S.P.D. e il falso Sturm viene segnalato come Max Hlz. A Leuna, durante una di quelle riunioni, la polizia cerca di arrestarlo. Quando sente su un braccio la mano di uno degli agenti si libera, sale su una panca e grida:
Lavoratori! Lascerete che mi arrestino?.
Nel pieno della rissa che scoppia immediatamente, scappa. Vecchia lezione imparata un'altra volta: non restare mai solo. La folla non  costituita da facce sconosciute viste da un palco. Sono tipi come si deve, pronti a intervenire e a trasformarsi da spettatori in attori.
E' finita la tregua, bisogna di nuovo nascondersi. Deve abbandonare la Germania centrale. Ad Halle si incontra con il dirigente comunista Otto Ruhle, membro dell'ala sinistra della K.P.D., che gli ordina di prendersi un periodo di "vacanze teoriche". Max, l'uomo d'azione, deve imparare la teoria luminosa della rivoluzione. Il partito lo inserisce in un corso di formazione, tenuto dallo stesso Ruhle per militanti comunisti che viene organizzato nella citt di Walsrode. Per sei settimane, Hlz gode (gode o se la impone?) di una strana pace. Nel frattempo, aumenta di valore: nel Vogtland e nella Germania centrale la taglia per la sua cattura  salita a cinquemila marchi.
Infine il corso si conclude. Max non parler molto nelle sue memorie (anzi non lo far per niente) del bagaglio teorico ricevuto in quei giorni. Non ci sono ricordi di Marx, Engels o Lenin, non ci sono riflessioni su plusvalore o imperialismo; non fa cenno alla teoria del valore o alla negazione hegeliana.
Decide di prolungare le vacanze e fa visita alla sua famiglia a Ilten, per un'indiscrezione di sua moglie Clara gli porta la polizia a casa. Lo arrestano. Non c' nessuno, ora, cui appellarsi.
Max  rinchiuso nella prigione di Burgdorf presso Hannover, in attesa di essere trasferito a Plauen dove sar giudicato. Una negligenza dei carcerieri gli d modo di mandare una lettera ai suoi amici nel Vogtland. Gli amici, come sempre nell'agitata biografia di Max Hlz, non tardano ad arrivare.
"Puntuali, al momento giusto, cinque uomini temerari arrivarono a Burgdorf. Uno di loro era un cacciatore di frodo famoso perch non conosceva la paura", racconter Max nella sua futura biografia.
Gli amici agiscono secondo un piano prestabilito da Hlz stesso dalla cella: il gruppo finger di essere venuto a consegnare un prigioniero e quando le guardie apriranno le porte irromper nel carcere con le pistole in pugno.
Max aveva atteso per tutto il giorno molto inquieto. Improvvisamente, sente dei rumori e teme che i suoi compagni abbiano modificato il piano e stiano cercando di segare le sbarre della cella dal lato della strada.
"Di colpo ci fu un rumore terribile. Sentii delle grida, porte che venivano divelte, finestre che si infrangevano, persino spari. La porta della mia cella si apr di botto. I miei compagni gridarono: Max, sei libero!".
Gli amici portano a compimento il loro incarico.
In mezzo alla sparatoria il gruppo se la svigna per le tranquille strade di Bugdorf, tra coppie di innamorati clandestini e bevitori nottambuli.
Dopo questa fuga miracolosa, Max continua a sfidare la fortuna (o forse non  questo, ed  invece la fortuna che ci sfida? oppure non si tratta di fortuna, ma di una maniera irrazionale di ficcarsi nei posti dove non si dovrebbe essere, di violentare il buon senso e la razionalit poliziesca?) e partecipa a un comizio ad Hannover, e alcuni giorni dopo a Leuna dove la polizia aveva cercato di catturarlo due mesi prima.


5.
Il vagabondaggio non si protrae a lungo e Max ritorna nella zona del Vogtland in Sassonia. Il suo cuore non gli permette di allontanarsi troppo dalla regione di Falkenstein. Max  un comunista sentimentale, un rivoluzionario del campanile. Fuggire non  da lui, anche se non pu nemmeno stare alla luce del sole o sar catturato. "Non posso?" si chiede.
Trova un nascondiglio, inizia a leggere pi regolarmente testi politici. Non ci sar traccia nella sua futura autobiografia di quelle letture. Non deve averle trovate troppo interessanti. Max studia la teoria politica solo quando non pu fare altro. Sui giornali e alla radio si d spesso notizia del suo arresto. I suoi familiari ricevono telegrammi di partecipazione e solidariet che Max legge con grande piacere. Per la caccia all'uomo non lo blocca. Spesso partecipa a comizi nelle cittadine del Vogtland; spesso corre il rischio di essere catturato.
Il 22 ottobre 1919 ( possibile che non sia trascorso nemmeno un anno dal suo ritorno a Falkenstein?) si tiene un comizio del Consiglio dei disoccupati.
Conoscendolo bene, i suoi compagni gli proibiscono di seguirlo. Lo stesso Max  convinto di non doversi presentare alla manifestazione, perch non ci sono motivi per suicidarsi n per sfidare troppo la fortuna. Alle otto di sera un compagno gli porta il giornale nel suo nascondiglio. Le autorit sembrano intuire qualcosa, la taglia sulla sua testa  stata aumentata. "Questo mi fece venire voglia di regalare un po' di eccitazione ai borghesi, alle spie e ai poliziotti di Falkenstein."
Il super ricercato Max Hlz fa la sua apparizione teatrale al comizio entrando dal giardino attraverso una finestra aperta. Tra la sorpresa generale pronuncia un breve discorso di fronte a migliaia di facce sulle quali si mescolano piacere e sconcerto. Mentre nell'aria aleggia ancora l'eco della sua ultima parola e le mani degli operai stanno per far scrosciare il primo applauso, Max si lancia di nuovo attraverso la finestra, ruzzola nell'erba e si allontana dal locale.
"Camminai in silenzio per le strade. I passanti si fermavano stupiti. Andai verso la stazione di polizia nel municipio; era piena di agenti. Gridai forte: 'Buon giorno! Va tutto bene?'. Fu un momento fantastico. Gli ufficiali erano cos sorpresi che non si mossero dai loro posti."
Passeggiando per Falkenstein, Max incontra il suo amico Paul Popp. Il famoso Paul, il migliore amico. Qualcuno su cui contare negli ultimi turbinosi dieci mesi. Hlz attira a s persone del genere come un'enorme calamita: li scopre silenziosi tra la folla, li trascina con s in battaglia. Paul  forse il migliore dei compagni di Max, quello che ha come Max un proprio stile. Il mese prima, era stato Paul a salvare Max da una retata di poliziotti mentre stava parlando in un comizio. Paul ruppe le lampade della sala a bastonate provocando un corto circuito e nell'oscurit, interrotta solamente dai lampi degli spari del revolver che impugnava, trascin via Max per un braccio e indenne.
Adesso, i due si abbracciano in mezzo alla strada. La polizia che si dedica con regolarit a impedire qualsiasi manifestazione di espansivit proletaria, si avvicina nella specie di un paio di agenti che cercano di catturarli. Popp estrae dall'interno del cappotto un randello, e semplicemente mostrando il randello e i denti li mette in fuga. I poliziotti corrono in cerca di rinforzi mentre i due allegri compari se ne vanno a festeggiare l'incontro nella notte di Falkenstein.
Due settimane dopo Popp viene arrestato. Alcuni giorni pi tardi un paio di compagni irrompono, pistola in pugno, nella prigione e lo liberano. Il giudice Reitschel, nemico personale degli operai rossi, arresta la moglie di Paul, nonostante la donna sia gravida e malata.
Hlz in assenza di Paul decide di fare giustizia. Con un altro compagno individua il giudice Reitschel e in una notte di neve lo bastona senza piet facendolo finire all'ospedale per un bel po' dl tempo.
Una pausa si rende necessaria. Max Hlz scompare di nuovo. Siamo agli inizi del 1920.


6.
Nell'ultimo anno, Max  stato un uomo chiave nella zona del Vogtland per l'azione comunista, inoltre ha organizzato decine di iniziative di propaganda in tutta la Germania centrale. Non ha mai partecipato per alla vita interna della K.P.D.: fatta eccezione per il breve corso di formazione politica,  rimasto al margine dei dibattiti del partito. Hlz  comunista perch i comunisti vogliono fare la rivoluzione e tutti gli altri no. E' rimasto estraneo a discussioni interne e scissioni. Non c' da stupirsi dunque che non sia informato del terzo congresso della K.P.D. nel febbraio 1920. Il partito sta attraversando una crisi profonda. Sulle note dell'Internazionale comunista emargina la sua ala sinistra e adegua i suoi piani allo schema semplificato di quello che fu il partito bolscevico: partito fortemente centralizzato, parlamentarismo di denuncia, intervento nei sindacati conservatori. La sterzata a destra procrastina la tanto annunciata fase di rivolta. Tutto per il bene delle masse. Nessuno parla con Max di questi orientamenti. I suoi amici Schumann e Ruhle si sono sganciati dalla direzione. La K.P.D. del febbraio 1920 non sarebbe piaciuta troppo a Max se avesse potuto vederla.
Ma Hlz, anche se pu stare al margine della vita interna della K.P.D., non sta certo al margine della sua vita esterna. Impossibilitato temporaneamente a continuare la sua opera di agitatore o ad andare a Falkenstein a spaccare i denti a borghesi e poliziotti, cosa che lo attrae davvero molto, assume una nuova personalit. Si fa chiamare, con tutti i documenti falsi che servono a dimostrarlo, professor Lermontov. Con questo nome suggestivo partecipa nei primi mesi del 1920 a lavori organizzativi nelle zone operaie della Baviera e del Vogtland. Non mancano in quei giorni numerosi inseguimenti e avventurose fughe "per un pelo", come quella che lo vede protagonista il 19 marzo a Selb, Baviera, quando sfugge alla polizia scappando da un comizio per una finestra e scendendo lungo una scala di corda, dal cui ultimo gradino scivola, lussandosi il ginocchio.
Quello stesso giorno si trasferisce a Oberkotzau, uno dei molti luoghi dove ha una base operativa. L si riunisce con un gruppo di compagni (un'altra volta i "compagni", gli amici, la rete privata di uomini e donne di fiducia, che ha costruito a poco a poco nella Germania centrale e meridionale). Nel corso della riunione gli raccontano in ogni particolare gli avvenimenti che stanno agitando il paese.
Il 12 marzo 1920, pochi giorni prima della fuga di Hlz a Oberkotzau, i soldati dei reazionari "corpi franchi" hanno organizzato una sollevazione armata al ritorno dalla Russia per timore di essere smobilitati. Il putsch  capeggiato da Wolfgang Kapp alla testa di un gruppo di "Junker" della destra monarchica. Il giorno 13 i militari insorti hanno praticamente preso Berlino, e il governo dei socialisti maggioritari  stato costretto ad abbandonare la capitale e ha preso la strada di Dresda. I tre partiti operai, d'accordo per la prima volta, hanno proclamato uno sciopero generale contro il colpo di stato, assecondati dai sindacati, Berlino  totalmente paralizzata. Ma gli avvenimenti superano la situazione della capitale: nella Ruhr gli operai hanno attaccato le bande militari di Ltzow, hanno occupato Dortmund il 17 e in seguito Essen.
In altri punti della Germania gli operai, armi in pugno, combattono contro i gruppi militari. Nella stessa Berlino i golpisti vacillano di fronte all'unanime adesione allo sciopero generale.
Hlz, che era andato ricevendo notizie vaghe su tutta la faccenda, informato e fattosi un'idea chiara dell'importanza della situazione, decide che si deve utilizzare il colpo di stato reazionario per scatenare un controgolpe operaio. La sera stessa prende un diretto per Hof.
Non sar un viaggio tranquillo. Un poliziotto lo riconosce e d il segnale d'allarme. Gli agenti circondano lo scompartimento dove si trova Hlz. Max, con quello che  ormai il suo abituale sangue freddo, estrae dalla tasca del cappotto una granata e toglie la sicura. I poliziotti e i passeggeri fuggono spaventati, corrono lungo i corridoi del treno. Hlz salta dal vagone in corsa. Il ginocchio ferito ne risente, comincia a gonfiarsi. In queste condizioni cammina fino a Hof, nonostante il grande dolore. Non trova un'automobile per raggiungere il Vogtland, sicch decide di proseguire a piedi; i trasporti pubblici non sono abbastanza sicuri, il poliziotto del treno deve aver messo in allerta tutte le forze della regione. Cammina. Molte volte perde i sensi per il dolore. Cinque ore di sofferenza. Finalmente ferma l'automobile di un oste e, in cambio di una manciata di monete, si fa portare fino a lsnitz nel Vogtland. Avverte con una telefonata i sui amici a Falkenstein. Accorrono, ma si rifiutano di condurlo in citt quando vedono lo stato in cui si trova. Allora scappa: nel pericolo nemmeno il consiglio degli amici  da tenere in considerazione; paga un'altra volta un automobilista perch lo porti fino a Falkenstein.
La citt  nelle mani dell'esercito, ma c' molta agitazione tra i lavoratori. Max non perde tempo e con l'aiuto dei suoi compagni convoca un'assemblea. L'obiettivo: disarmare i militari, organizzare le milizie operaie. Mentre Max attende il risultato della convocazione, l'esercito abbandona la citt per dare manforte a un altro distaccamento militare che combatte in Turingia contro i lavoratori.
Hlz  furioso. La possibilit di rifarsi con le armi gli sfugge di mano. Con sei compagni attacca, davanti al principale hotel della citt, un gruppo di soldati rimasti indietro e li disarma. La sua squadra confisca diverse taniche di petrolio. Stanno fabbricando delle bombe quando i soldati, messi sull'avviso, ritornano in citt. Hlz e il suo gruppetto scambiano fucilate con l'esercito. Le armi non sono sufficienti, il gruppo  molto piccolo. Il miniesercito proletario di Max si ritira. Stranamente il suo ginocchio  migliorato, non gli d pi fastidio. Max se ne accorge e ne rimane sorpreso. Senza dubbio la rivoluzione ha una magia particolare, capace di guarire ginocchia lussate. La natura lavora per la rivoluzione, dice fra s, flettendo il ginocchio mentre cammina lungo la strada e si lascia Falkenstein alle spalle.
Ad Auerbach, dove sono giunti a met pomeriggio, Hlz organizza un comizio. In quella citt il consiglio operaio locale ha proclamato lo sciopero. Ma Max durante il comizio va oltre: non si tratta pi di sciopero generale, si tratta di insurrezione. I militari reazionari sono insorti, adesso tocca agli operai restituire il colpo e fare la rivoluzione. Ormai un buon motivo c'. Max invita i presenti a marciare sulla stazione di polizia, a prendere le armi e fare a pezzi i militari a Falkenstein. Sorprendente. I lavoratori sanno che Hlz fa sul serio. Sono d'accordo con lui. In duemila con Max alla testa avanzano verso la caserma della polizia. L'azione segue immediatamente la decisione. Le porte sono abbattute a colpi di accetta. Alcuni poliziotti rimangono feriti nello scontro corpo a corpo, non hanno avuto il tempo di reagire, la maggior parte consegna le armi senza opporre resistenza. Il bottino, agli occhi di Max,  monumentale: diversi fucili, alcune mitragliatrici, varie casse di granate. Si frega le mani: con questa roba s che si pu dare il via alla rivoluzione!
Quando esce in strada per distribuire le armi, le guardie rosse sono gi formate, gruppi con un capo eletto. Max manda un emissario ai soldati dell'esercito a Falkenstein con l'intimazione di consegnare le armi se non vogliono che gli operai dei paesi vicini li circondino e li massacrino.
L'ufficiale al comando della guarnigione di Falkenstein non crede alle minacce; non ha ben idea di chi sia questo Max Hlz: arresta gli emissari e manda le proprie truppe contro le guardie rosse che si trovano certamente ad Auerbach.
Max e i suoi seguaci restano in attesa. Una pioggia di luci di bengala cade sugli sconcertati militari, poi tutta la potenza di fuoco dei lavoratori armati; poi i tiri incrociati delle mitragliatrici. Gli operai qualcosa hanno imparato nella passata guerra. La notte si illumina come se la strada tra Auerbach e Falkenstein fosse lo scenario di una festa di fuochi d'artificio. L'esercito si ritira sconfitto e si concentra a Plauen.
Le milizie operaie prendono Falkenstein.
Max viene informato sulla situazione creatasi con il colpo militare in Germania. Le notizie sono adesso pi precise: si sa che lo sciopero generale nella capitale ha fatto fallire il putsch di Kapp, che i militari sono fuggiti da Berlino e il governo socialdemocratico ne ha preso il controllo. Tuttavia nella Ruhr gli operai armati continuano a combattere contro le bande militari.
Hlz riporta le informazioni in un'assemblea delle milizie operaie. Non c' un gran dibattito, non ci sono eccessive remore. Il piccolo esercito rosso decide di trasformarsi in un grande esercito rosso e andare avanti. Vengono aperti centri di reclutamento in tutta la regione del Vogtland. Il finanziamento dell'operazione si ottiene nel modo pi semplice: si espropriano ai capitalisti del posto quarantacinquemila marchi, con cui verr pagato all'esercito rosso il salario settimanale. Una settimana dopo, poich l'esercito si  ingrandito, la quota raggiunger i centomila marchi.
La mancanza di disciplina non viene tollerata. Qualsiasi tentativo di trasformare il potere operaio in disordine  frenato bruscamente. Hlz interviene di persona per impedirlo. In tutta la zona industriale i lavoratori prendono le armi. La guardia rossa sconfigge le locali milizie borghesi a Markenkirchen.
Si tratta adesso di un'impresa importante. L'obiettivo seguente  Plauen, una citt di centotrentamila abitanti dove oltre all'esercito ci sono anche i prigionieri politici di Falkenstein, i ventiquattro operai catturati nella primavera del 1919, che hanno fatto diciannove mesi di prigione.
A Hlz passano molte idee per la testa. Non vuole rischiare il suo fiammante esercito rosso in uno scontro frontale che potrebbe essere sanguinoso. Decide di agire con un piccolo gruppo. Nel modo in cui lo ha sempre fatto e in cui si sente a suo agio, puntando sulla sorpresa e sull'audacia e non sulla potenza delle armi.
Viene formata un'unit di cinque uomini armati di tutto punto, con tre mitragliatrici, fucili, pistole e granate. E' Max che li guida. Come perdersi una simile occasione?
L'assalto alla prigione di Plauen ha buon esito. Colgono di sorpresa la guarnigione. Unica difficolt: una grossa grata di ferro che resiste per diversi minuti, bench con le granate finisca col saltare. Non solo liberano i prigionieri, ma si prendono anche l'archivio giuridico di Plauen. La brigata suicida ritorna a Falkenstein con i prigionieri. Le famiglie dei detenuti e l'esercito rosso li portano in trionfo. "E' stato il giorno pi felice della mia vita" dir Max Hlz. Di passata ha sequestrato il pubblico ministero affinch gli metta a disposizione informazioni sui delatori esistenti nel movimento operaio della regione. L'uomo, spaventato a morte, fornisce tutte le informazioni in suo possesso. Cos si viene a sapere che la polizia aveva sul libro paga due iscritti alla K.P.D.
Per rendere pi piacevole questo momento, Max e i suoi "ragazzi", grandi artefici della rivoluzione, decidono di bruciare gli atti giuridici di Falkenstein: atti di propriet, giudizi pendenti, debiti di lavoratori, ipoteche... Il rogo del passato ingiusto arde per tre giorni e tre notti.
E' questa la rivoluzione? Un rogo del passato?
Nel Vogtland la gente  in armi. Hlz alla testa dell'esercito rosso non ha ben chiaro contro chi e in che modo si debba continuare la rivoluzione iniziata. Intanto il governo socialdemocratico  venuto a patti con l'esercito il 25 marzo. Reciproche concessioni: non sciogliere le unit militari; riconoscimento della legalit repubblicana, riconoscimento dei reciproci poteri in quanto forze dell'ordine, ammiccamenti e sorrisi da entrambe le parti.
I militari passano al contrattacco contro gli operai insorti che nella Ruhr erano riusciti a reclutare un esercito di ottantamila uomini. L'ingresso della milizia bianca nella zona neutra stabilita dal trattato di Versailles, provoca l'intervento francese. L'esercito francese occupa Amburgo e Francoforte. Inseguiti dalle guardie bianche e dall'esercito regolare, con la retroguardia bloccata dai francesi, gli operai sono sconfitti nella Ruhr.
Max Hlz, all'oscuro di tutte le novit, barricato nel suo piccolo territorio rosso di Sassonia, riceve la soffiata che il deposito di armi di Frankenburg  custodito da un solo capitano e cinquanta soldati, e che il consiglio operaio del luogo ha offerto le armi agli operai della citt industriale di Chemnitz che le hanno rifiutate. Hlz si fa un'idea del deposito per qualche minuto e con trenta uomini parte alla volta di Frankenburg.
Appena giunto a Zwickau ha uno scontro con il consiglio operaio locale guidato dai socialisti indipendenti (U.S.P.D.). A Chemnitz il vagone su cui viaggia il gruppo di Hlz viene circondato dalla polizia. La testa di Max ha un nuovo prezzo: trentamila marchi. Soltanto per la minaccia di un lancio di granate dai finestrini del treno, i poliziotti fanno marcia indietro. Finalmente arrivano a Frankenburg dove li riceve il consiglio operaio che li dichiara sotto la sua protezione.
Hlz ha un incontro con Heinrich Brandler, dirigente del consiglio operaio di Chemnitz e rappresentante di spicco del partito comunista. Brandler fa un lungo discorso al capo dell'esercito rosso. Gli chiede di parlare dinanzi al consiglio in cui ci sono socialisti delle due ali e comunisti, ma di non dire nulla sulla faccenda delle armi, di non farvi cenno; di limitarsi a dire che  arrivato sin l con il suo gruppo per cercare viveri e abiti. A Chemnitz, a sentir Brandler, c' una gran confusione, da un lato il consiglio operaio ha disarmato le milizie borghesi, e i lavoratori sono pronti a difendere la citt, ma d'altra parte sono contrari a prendere misure di carattere offensivo. Brandler teme che Hlz e i suoi "matti" rompano l'instabile equilibrio di forze e li trascinino in un'avventura.
Max non si prende nemmeno la briga di discutere con il suo compagno di partito. Lo manda al diavolo. Si impossessano del deposito di armi e con quelle in pugno ritornano a Falkenstein.
La K.P.D. si  adeguata alla decisione dei socialisti e dei socialisti indipendenti di farla finita con la sommossa armata rossa in cambio della punizione dei militari golpisti; ritornando politicamente sulle proprie posizioni e conoscendo la situazione del Vogtland emana un comunicato:
"Dichiariamo solennemente che ricusiamo le iniziative di Hlz, il quale ha cercato di sostituire l'azione di massa con la sua attivit personale. Con queste iniziative, Hlz e i suoi compagni si sono collocati ai margini del partito: il partito pu esistere solamente quando tutti i suoi iscritti aderiscono al suo programma".
Max non viene a sapere di essere stato espulso dal Partito comunista (K.P.D.), e se lo avesse saputo avrebbe fatto poco caso alla notizia. Ha cose pi importanti di cui occuparsi.
L'esercito avanza verso la Sassonia. Le milizie rosse e pazze di Max Hlz sono l'ultimo ridotto della rivoluzione sociale che ha reagito al golpe di Kapp. Cinquantamila soldati sono pronti a mettere a fuoco e fiamme la regione del Vogtland.
Quando stanno per avvicinarsi a Falkenstein, i rossi ripiegano verso Klingenthal, vicino alla frontiera. Un gruppo di delegati si incontra con le autorit cecoslovacche. E' stato deciso che nel caso in cui il cerchio si stringa, le truppe si raccoglieranno in Cecoslovacchia consegnando le armi.
I primi giorni dell'aprile 1920 sulla strada Klingenthal-Goergenthal un migliaio di operai armati, i resti delle milizie rosse, si riuniscono in assemblea tra i filari di alberi che fiancheggiano la via. Si domandano se la rivoluzione  finita. I soldati li accerchiano, Hlz  inquieto: nel lasciare Falkenstein, contro i suoi ordini, sono state incendiate alcune case di industriali. Possono esserci rappresaglie brutali.
L'esercito rosso vota per lo scioglimento. Solo allora i militari avanzano.
Hlz si nasconde in un pagliaio. I soldati entrano e cercano tra la paglia; uno di loro vi conficca pi volte la baionetta per trovare i rivoluzionari in mezzo al fieno. Una di quelle volte, la baionetta ferisce a una gamba Hlz che dura fatica a trattenere un grido. Quando i militari lasciano la fattoria, Max si trascina sanguinante nei dintorni. Cerca nella campagna qualcuno dei suoi compagni. Nascosto tra gli alberi,  testimone di scene orribili: i soldati uccidono con le baionette i prigionieri.
Con altri cinque profughi Hlz attraversa la frontiera quella notte stessa. A Egen  catturato dalla polizia ceca. La sua fama ha oltrepassato le frontiere, i poliziotti non si avvicinano fintanto che non ha depositato in mezzo alla strada un paio di granate. Per lui la rivoluzione del controgolpe  finita.


7.
Max passa i successivi quattro mesi della sua vita nella prigione di Korthaus in compagnia di altri ventiquattro rivoluzionari tedeschi. Il suo commento su quel soggiorno  stringato: "Il cibo non era male, ma era scarso".
Allo scadere del quarto mese, stanco dell'immobilit forzata, comincia uno sciopero della fame per ottenere dalle autorit cecoslovacche la libert e l'asilo politico. Contemporaneamente si mette in contatto con i suoi amici in Germania per ottenere fondi per la difesa dei prigionieri. Al culmine del temerario tentativo rivoluzionario, Hlz e il suo gruppo avevano nascosto in Sassonia settecentocinquantamila marchi, risultato delle espropriazioni. Con una parte di questo fondo "insabbiato", Hlz progetta di organizzare una possente campagna propagandistica e di ingaggiare degli avvocati. Non ha problemi a far giungere i soldi in Cecoslovacchia, ma l'avvocato che organizza la campagna li truffa e ruba parte dei soldi senza incaricarsi della difesa. Max ha un burrascoso incontro con il turpe personaggio, lo minaccia di morte e lo scaccia. Lo sciopero continua. C' una sola consolazione in questi giorni di prigionia: le canzoni ceche che ascolta dietro le sbarre della finestra "sono le pi belle del mondo".
La pressione dello sciopero della fame ottiene dei risultati. Dopo quattordici giorni le autorit gli chiedono di interromperlo. Nell'agosto 1920 Max Hlz e i suoi compagni sono liberi.
Max esce in strada e si ritrova nella realt dell'esiliato. E' in Cecoslovacchia, non in Germania, non in Sassonia. E' un esiliato politico, fuori dalla sua terra, senza risorse, lontano dai suoi amici. La realt gli conferma la sua situazione. Il treno che lo porta a Praga  preso a sassate dai nazionalisti cechi. Per la prima volta in due anni Hlz si sente disarmato. All'arrivo nella capitale deve entrare in un ospedale privato per rimettersi dallo sciopero della fame; due agenti segreti della polizia ceca si alternano in turni di guardia ventiquattro ore su ventiquattro. Oltre a sopportarli deve anche pagare le spese di mantenimento. Hlz si indigna. Il sacro denaro delle espropriazioni non pu servire per pagare poliziotti, anche se cechi. I nazionalisti cominciano una campagna di propaganda affinch il governo accetti la richiesta di estradizione che le autorit tedesche hanno avanzato nei suoi riguardi. Hlz non ha esitazioni, chiede permesso al governo ceco e nell'ottobre 1920 passa la frontiera ed entra in Austria.
Nel contempo in Germania si sono verificati alcuni cambiamenti che senza dubbio influenzeranno i prossimi movimenti del rivoluzionario emigrato. Nell'aprile 1920  sorto un nuovo partito comunista alla sinistra della K.P.D., il Partito comunista operaio tedesco (K.A.D.P.) in cui si raggruppano alcuni degli amici di Hlz espulsi dalla K.P.D. (Gorter, Otto Rhle). Il nuovo gruppo si proclama "un partito di masse, non un partito di capi". Ma questo non  l'unico cambiamento. Negli stessi giorni in cui Max Hlz giunge a Vienna, la maggioranza dei socialisti indipendenti (U.S.P.D.) al congresso di Halle decide di entrare a far parte dell'Internazionale comunista. Poco dopo, il 5 dicembre, la K.P.D. e la maggioranza della U.S.P.D. Si fondono per dar vita al nuovo partito comunista unificato (V.K.P.D.). Un partito che accorpa quattrocentomila affiliati.
Questi cambiamenti nell'organizzazione della sinistra tedesca, di cui senza dubbio deve aver avuto notizia, non occupano i pensieri di Max, che si dibatte tra la pace forzata di Vienna e la violenza dei suoi ricordi.
Riceve un invito per fare un viaggio in Unione Sovietica, ma la tentazione di conoscere dal vivo la prima rivoluzione socialista del mondo coincide con il sopraggiungere di notizie sull'avvio del processo a Dresda e Plauen contro i compagni con cui ha combattuto pochi mesi prima per opporsi al putsch di Kapp. L'esitazione dura poco. Nel dicembre 1920 decide di attraversare illegalmente la frontiera tedesca. Ottiene un passaporto falso a nome di Alexander Matiasek. Una nuova personalit ("Un'altra ancora", dice tra s e s il signor Hlz che negli ultimi anni  stato il signor Werner, il signor Sturm, il signor Lermontov). Ma Hlz non scompare dietro le sue maschere. Sono casuali, passeggere (o almeno cos ci sembrano adesso): baffi curati, capello corto e occhiali finti.
"Devo confessare che mi sentivo un po' nervoso quando la polizia di frontiera mi perquisiva." Nient'altro. Max Hlz si trova di nuovo in Germania.


8.
Max giunge a Hof prima del Natale 1920. Sorprende i suoi amici. Che reti utilizzer ora? I suoi amici sono nella V.K.P.D. o nella pi radicale K.A.P.D.? Che importanza pu avere, sono gli "amici di Hlz", le sue reti, assolutamente personali, assolutamente fraterne. A chi importa in che partito stai quando si tratta di fare la rivoluzione?
Ma i suoi contatti lo guardano in modo strano. Hlz avverte la loro diffidenza. A Vienna si vestiva bene (meglio? un po' meglio? usava il cappotto? portava il gil? una cravatta senza macchie d'unto?), gli piaceva l'opera ( una cosa seria e proletaria?). Hlz si siede e si ricorda contaminato dalla vita della classe media a cui si era adeguato nella capitale austriaca per un paio di mesi (vita inattiva?). E' arrabbiato perch appare diverso; il travestimento non lo fa sentire se stesso (cos' questa storia di usare occhiali che nemmeno servono?). Cos si spiega ampiamente lo sguardo stupito che a volte i suoi amici gli lanciano ( vero o  Hlz che se lo immagina?). "Dovevo tornare a essere come loro" si dice in quel Natale del 1920.
"Essere come loro" , secondo la filosofia di vita di Max Hlz, condividere lo sfruttamento nella stessa miniera, nella fabbrica o officina; o cos o in fuga. La condizione di profugo, la condizione di fuori legge  per Marx l'essenza proletaria. Si mette di nuovo in movimento, la polizia segreta tedesca rileva la presenza del ricercato Max Hlz (come la rileva?  una specie di nebbia rossa e diffusa che passa attraverso le porte? dicerie? notizie di un fantasma?). Con la polizia alle calcagna parte per Hannover per far visita a sua moglie Clara. Riesce a sfuggire a una trappola della polizia. Si nasconde a Brunswick e stabilisce l una base operativa.
Alla fine di dicembre si trasferisce a Berlino. Vuole discutere con i suoi amici (Max ha "amici" da tutte le parti) un grande piano di liberazione dei prigionieri di Plauen, Hof e Dresda. Partecipa a una serie di incontri con la direzione nazionale della K.A.P.D., non trova tra i dirigenti della sinistra comunista una buona accoglienza; le discussioni non portano a una conclusione positiva. Sembra che parlino due lingue diverse.
Hlz decide di costituire una sua organizzazione e ricorre perci a militanti della K.A.P.D. e del V.K.P.D., anarchici e uomini senza partito. Quelli che pu trovare, coloro che desiderano azione e non parole. Sembra che di questo tipo di militanti ce ne sia in abbondanza, perch in poche settimane organizza cinquanta uomini in tre gruppi (Berlino, Brunswick e Sassonia). Con i fondi segreti delle vecchie espropriazioni compra armi e biciclette (comprare un'automobile sarebbe stato poco proletario). Affinch i fondi non diminuiscano troppo, perch si usano anche regolarmente per mandare aiuti economici alle famiglie dei prigionieri, si organizzano nuove espropriazioni. Furti nelle banche e negli uffici postali. Parte dei soldi viene consegnata al direttivo della K.A.P.D. Hlz progetta di partecipare di persona all'assalto a un ufficio postale a Berlino, che non sar messo in atto per "cause tecniche".
In quei giorni, Max  il protagonista di una delle pi strane avventure della sua vita burrascosa, che ancora oggi non si  riusciti a chiarire. Nella sua autobiografia racconta che entr in contatto con un personaggio singolare conosciuto come "Ferry", un uomo che come scopo nella vita ha quello di far saltare in aria la Colonna della Vittoria a Berlino, il simbolo del trionfo militare prussiano nella guerra contro la Francia, una colonna collocata nel Tiergarten che  conosciuta con il nome popolare di "Else d'oro". Per Ferry, "Else"  il simbolo del militarismo tedesco, e come tale deve andare in mille pezzi. Hlz racconta che "Ferry" (conosciuto anche con lo pseudonimo di Hering) gli offre armi e bombe in cambio della dinamite che gli serve. Lo scambio avviene. La storia non finisce l. La dinamite l'ha procurata il gruppo di Hlz con una serie di assalti a depositi nella zona mineraria della Ruhr e in altri punti della Germania centrale; il gruppo voleva utilizzarla per liberare i prigionieri e per far saltare diversi tribunali. La prima grande esplosione avrebbe dovuto avvenire a Falkenstein (che bel ritorno alla terra natale! che bella festa di fuoco nel patrio suolo!), ma il piano ha subto pi variazioni, senza che Max se ne renda conto. Inizialmente si trattava di liberare i prigionieri; ora invece: "L'esplosione, e i volantini che progettavamo di distribuire, servivano per attrarre i lavoratori e l'attenzione della borghesia sul fatto che noi comunisti eravamo ancora vivi, anche se perseguitati dalla polizia. Volevamo anche che sapessero che non c'eravamo dimenticati dei nostri compagni che erano in prigione".
E' strano, Hlz parla del fatto che si voleva far sentire che "i comunisti erano ancora vivi", ma in quei tempi il partito comunista ufficiale (V.K.P.D.) aveva in Germania mezzo milione di iscritti, godeva di una presenza significativa nel parlamento e in governi regionali, aveva una stampa potente e si trovava coinvolto in un dibattito sulla possibilit di un'insurrezione operaia. Dalla virata verso destra del 1920, in apparenza rafforzato dall'ingresso nelle sue file della sinistra socialista, la V.K.P.D. si  mossa come un pendolo verso l'estrema sinistra sotto la spinta dell'Internazionale comunista. Gli stessi che frenarono la risposta violenta degli operai al putsch di Kapp, oggi vogliono attuare un proprio colpo di stato.
Di quali comunisti parla Hlz? Il partito comunista dissidente, il K.A.P.D., anche se le sue forze sono molto minori, poich conta solo quarantamila iscritti, bench collocati strategicamente nei settori pi combattivi del movimento operaio, si trova anch'esso su una posizione insurrezionale.
Allora? A quali comunisti si riferir pi tardi Hlz nelle sue memorie al momento di giustificare il proprio piano di azione? A se stesso e ai suoi amici? Agli unici elementi che prendono sul serio il voler fare la rivoluzione.
Nel febbraio 1921 la direzione della V.K.P.D., in presenza di un delegato dell'Internazionale, l'ungherese Bla Kun, discute un piano di rivolta per dopo Pasqua. Lo sa Hlz? No, non pu saperlo l'espulso Max, non ha accesso nemmeno lontanamente a tali livelli decisionali. Non pu sapere, pertanto, che curiosamente l'Internazionale comunista ha scelto come detonatore per la rivoluzione la zona di scorribande dello stesso Max: la Germania centrale e in particolare la Sassonia. Le coincidenze non si fermano qui. La direzione della V.K.P.D. ha sviluppato un "proprio piano dinamitardo" per "cominciare a scaldare gli animi". Un piano molto simile a quello che Hlz ha in testa, ma l'uomo incaricato dell'operazione dal Partito comunista sar Hugo Eberlein, conosciuto come "Hugo della miccia" dalla base della V.K.P.D.; un dirigente particolare che non rifiuta i rischi dell'azione diretta. Max, senza dubbio, non  a parte dei piani del partito. La V.K.P.D. sar a conoscenza dei suoi?
Il 6 marzo 1921, ignorando che la V.K.P.D. pretende di usurpare il suo progetto e pertanto agendo senza direttive, Hlz e i suoi ragazzi arrivano a Falkenstein. Senza pensarci troppo attaccano la stazione di polizia.
"Loose doveva lanciare una granata non appena io avessi messo la bomba all'interno della stazione; nel caso che la miccia non funzionasse, la granata l'avrebbe fatta esplodere. Nello stesso momento in cui posai la mano sulla maniglia della porta della stazione di polizia, accesi la miccia con la sigaretta. La bomba sarebbe esplosa dopo quattro secondi. Il compagno Loose aveva tolto la sicura alla granata. Allora mi resi conto terrorizzato che la porta era chiusa. Eravamo perduti.
"Reggevo la bomba accesa mentre Loose reggeva la granata. Le scagliammo istantaneamente nell'angolo. La granata esplose."
L'esplosione lascia Max quasi cieco. Richard Loose, uno degli eterni compagni di Hlz, lo prende per un braccio e lo toglie dal pandemonio che si  venuto creando tutt'intorno. Risuonano le raffiche delle mitragliatrici, gli uomini del gruppo di Hlz lanciano granate per tutta la citt come se distribuissero caramelle. Max, condotto dalla sua guida, decide di lasciare un regalo di addio e ordina di far saltare con sei granate la casa del comandante delle milizie borghesi.
Fuggono in bicicletta. Spettacolo allucinante quello di Max Hlz che pedala come un uomo posseduto dal demonio; il volto insanguinato, mezzo cieco; alle sue spalle la citt in fiamme, mentre la bicicletta vola lungo la strada.
Hlz si rimette dalle ferite a Berlino. Il suo gruppo assalta con successo i tribunali di Friburgo, Dresda e Leipzig. "Ero soddisfatto del caos che avevo causato; non del risultato." Max ha creato una banda di terroristi che tiene in scacco la polizia tedesca, ma il suo piano rivoluzionario non progredisce, i prigionieri sono prigionieri come prima, il movimento operaio si  trasformato in spettatore delle azioni del suo gruppo, non in attore.
Intanto, il piano di rivolta della V.K.P.D. prende forma. Il pretesto sar la mobilitazione della polizia che il governo ha decretato nella zona mineraria della Sassonia. Forze paramilitari della sicurezza, nata negli ambienti operai come "sipo" entreranno nella regione con la consegna di togliere le armi agli operai delle guardie rosse e impedire furti di dinamite. "Le forze di polizia tratteranno con uguale fermezza i criminali e coloro che impediranno alle forze dell'ordine di portare a buon fine il proprio dovere", dichiara il ministro degli Interni.
In questi momenti di tensione, un attentato fallito catturer l'attenzione della stampa mondiale e riscalder ancor pi l'atmosfera: il 13 marzo, una carica di dinamite posta sulla Colonna della Vittoria a Berlino non scoppia a causa di una miccia difettosa. La carica, che per la sua potenza avrebbe ridotto in polvere il monumento, viene sequestrata dalla polizia. "Else" si salva per miracolo. Si succedono ondate di arresti. Molti degli arrestati sono lavoratori della K.A.P.D. Molti di loro confessano la propria partecipazione all'attentato fallito. Durante l'interrogatorio riconoscono il capo dell'azione ("Ferry", alias Hering) in Max Hlz, di cui viene mostrata una foto. Hlz e Ferry sono la stessa persona? E' realmente esistito questo Ferry? Perch Hlz voleva far saltare il monumento della guerra franco-prussiana?
L'unica testimonianza (cosa che pu far dubitare della sua veridicit) dell'esistenza di Ferry come individuo a s verr data da Max nella sua autobiografia. Tutti pensano che Hlz sia la mente dell'attentato. La polizia ne  convinta. Cos lo denunciano sui giornali. La taglia sulla testa di Max arriva a cinquantacinquemila marchi.
Il giorno 20 la polizia d il via all'occupazione della zona mineraria della Germania centrale. "Bandiera rossa", l'organo della V.K.P.D., chiama i lavoratori alle armi. Nei due giorni che precedono, la sede della V.K.P.D. ha impartito in maniera stranamente confusa l'ordine d'insurrezione. Il quotidiano socialista "Vorwrts" avverte che si tratta di una provocazione comunista e d ordine di non assecondare nemmeno lo sciopero convocato dai comunisti del distretto di Mansfeld, che lentamente comincia a raccogliere consensi. Il 21 marzo nella zona industriale di Leuna si tiene un comizio contro l'occupazione poliziesca a cui partecipano diciottomila dei ventimila lavoratori della regione.
Il 21 marzo 1921, nel suo nascondiglio Max Hlz prende in mano il giornale. E' un uomo di 32 anni che ha vissuto gli ultimi tre anni di vita nel vortice della rivoluzione, di questa nutrendosi, ideandola quando sta nascosto o  in fuga, andando a cercarla quando esplode e c' fragore di masse armate. E' stato un amore profondo, pieno di mazzi di rose sul far del giorno. Un giro in bicicletta per una strada piena di buche, ma senza deviazioni. Almeno sino agli ultimi mesi? Gli ultimi mesi in cui Max ha perso il polso dei lavoratori e si  dedicato da solo al terrorismo.
Il giornale gli racconta che nella Germania centrale  scoppiato lo sciopero generale. Le lettere scorrono davanti ai suoi occhi pi rapidamente del solito, non  una tentazione, ma una riscoperta. "Decisi di andare l a esaminare la situazione direttamente" dir anni dopo Max Hlz nella sua sobria narrazione.
Come sempre, il modo in cui organizza il suo "viaggio di studio" nella Germania centrale  caratteristico dello stile Hlz: con cinque compagni armati di pistole e granate e sfuggendo all'inseguimento della polizia, comincia il viaggio.
Il treno rimane fermo a Kloster-Mansfeld. Hlz si pu muovere con una certa libert in quella citt. A Mansfeld non  conosciuto con il suo vero nome, l  Sturm, l'uomo che aveva percorso la regione realizzando azioni di propaganda nel 1919. Sotto quello pseudonimo durante la notte fa un intervento in un comizio convocato dalle organizzazioni operaie del posto. Secondo la testimonianza di alcuni presenti, Hlz fa un appello in favore dello sciopero generale e incita ad armarsi e a combattere le pattuglie della polizia.
Il giorno dopo, il 22, partecipa ad altri comizi a Hettstedt, Mansfeld e Eisleben. Quel giorno stesso si presenta, a Halle, Hugo Eberlein, l'uomo designato dalla V.K.P.D. per guidare l'insurrezione.
Hlz  in pieno delirio. Comizio dopo comizio, assemblea dopo assemblea; non importa se le convocano la V.K.P., la K.A.P.D., i socialisti della U.S.P.D. o i sindacalisti rivoluzionari della A.U., Max interviene presentandosi come un perseguitato politico e restando fermo sulla sua posizione: sciopero generale, organizzazione dell'insurrezione. Le assemblee approvano via via accordi sullo sciopero generale contro l'intervento della polizia in Sassonia.
Max lavora nel movimento crescente formando gruppi d'assalto che battano la zona di Kloster-Mansfeld per organizzare lo sciopero e impedire l'entrata in fabbrica dei crumiri.
Sono trascorsi solo due giorni. Alle sette di sera del 22 Hlz, in compagnia del suo amico Richard Loose, parte per Eisleben, dove si terr un'importante assemblea. Fanno parte di una brigata di ciclisti. Per strada incontrano dei poliziotti armati, i "sipo" che il governo ha mandato in Sassonia. Hlz fa appello a tutto il suo sangue freddo e dirige la bicicletta verso di loro.
Fatela finita con tutte queste agitazioni, ne abbiamo abbastanza di immondizia comunista dice all'ufficiale che risponde, assolutamente sconcertato, con un sorriso istupidito. Max e i suoi ciclisti attraversano senza problemi il blocco stradale.
A Eisleben partecipa al comizio, in cui si decide di proseguire con lo sciopero. L conosce Josef Schneider, dirigente locale della V.K.P.D. ed editore del giornale operaio della regione. Grazie a lui, Max viene a conoscenza del piano del partito comunista, provocare uno scontro armato che porti all'insurrezione.
Quella notte, in tutta la zona industriale, la polizia entra nelle case dei lavoratori e ne arresta alcuni. I comitati operai, allertati, danno l'allarme. Gruppi di lavoratori cercano di liberare i detenuti. L'ordine di Max Hlz si diffonde: durante quelle ore notturne armarsi; attaccare le pattuglie della polizia e migliorare l'equipaggiamento.
Nella zona di Mansfeld gli scioperanti sono centoventimila.
All'alba del 13 marzo, Hlz getta la maschera davanti ai partecipanti a un comizio. Le voci hanno preceduto il riconoscimento: "Hlz  qui!". E Max comincia a formare i gruppi di combattimento nei dintorni di Eisleben. Mette insieme una compagnia di cinquanta uomini, con fucili e tre mitragliatrici. Invia staffette a Berlino, Hannover, Brunswick e Halle (senza sapere che qui si trova Eberlein, l'uomo della V.K.P.D.) chiedendo istruzioni e appoggio.
"Avevo una rivoluzione nelle mani. Era da fare?" L'esitazione dura poco. Hlz non attende il ritorno delle staffette con la risposta. "Cominciai a organizzare i lavoratori in gruppi di combattimento". Non trascura nemmeno il finanziamento della rivoluzione e incarica "quattro uomini responsabili", gli stessi che lo hanno accompagnato fino a Berlino, di procacciare i fondi. Si effettuano i primi assalti a banche, uffici commerciali ed enti statali. Hlz ricorda che una buona rivoluzione ha bisogno di buone espropriazioni.
Sebbene collabori con la V.K.P.D., Max non rinuncia alla propria indipendenza e a un rapporto diretto con tutti coloro che sono a favore della rivoluzione e consegna parte dei fondi alla direzione locale della K.A.P.D., per i giornali e la propaganda.
Verso le tre del pomeriggio gli operai si scontrano con la polizia a Eisleben. L'esercito di Max  composto al momento da novanta uomini armati di fucile. Si decide di passare all'offensiva. Agiranno in due gruppi. Uno attaccher il seminario e l'altro l'ospedale, i due punti dove ha i propri alloggiamenti la polizia armata. Hlz si mette alla testa del secondo gruppo. Nella citt ci sono quattrocento sipo per affrontare i novanta operai.
Max agisce come al solito, inviando per prima cosa un ultimatum allarmista. I suoi emissari informano il capo della polizia che se non abbandona la citt, questa sar incendiata. Per enfatizzare la minaccia, Hlz d alle fiamme un edificio nei pressi dell'ospedale. Inoltre, un gruppo di lavoratori percorre le strade eleganti della citt distruggendo le vetrine dei negozi per obbligare i poliziotti ad abbandonare il proprio rifugio e a uscire a proteggere i sacrosanti diritti della propriet. La manovra sfuma di fronte alla passivit della polizia. Hlz si vede obbligato a ordinare di fare estinguere il fuoco dell'edificio in fiamme.
Il miniesercito rosso desiste dall'attacco e stabilisce a Helbra il suo quartier generale. L la polizia aveva attaccato i locali degli scioperanti e ucciso due di loro che erano disarmati, uno aveva sedici anni. L'arrivo di Hlz fa fuggire i sipo.
L'intera regione  mobilitata. Centinaia di episodi isolati si verificano, i sipo sono sulla difensiva.
Corre voce che Max Hlz  stato incarcerato. La notizia falsa ha origine dal fatto che uno degli uomini che avevano partecipato alle espropriazioni, e che Max ha mandato fuori dalla zona di combattimento con i soldi e il suo contrassegno personale come riconoscimento,  stato catturato. La polizia ritiene che si tratti di Max e il prigioniero non smentisce, pensando cos di proteggere il capo della sommossa.
Durante la notte, dal quartier generale del miniesercito rosso un gruppo viene mandato a Leimbach a caccia di dinamite. Tanto la V.K.P.D. che la K.A.P.D. hanno proclamato lo sciopero generale contro il parere dei socialdemocratici e del resto della U.S.P., ma lo sciopero non  stato appoggiato. Nelle altre zone della Germania aderiscono allo sciopero ottantamila persone in tutto; anche nella V.K.P.D. una fazione boicotta la convocazione adducendo che si tratta di un'avventura militare. Nella zona di Leuna duemila uomini si chiudono nel complesso industriale; vengono innalzate le barricate. L'ordine di insorgere non viene approvato e il movimento che ha alla testa la K.A.P.D. come partito di maggioranza rimane sulla difensiva. Ad Amburgo avvengono alcuni scontri originati da problemi economici locali. Ad Halle, dove si trova Eberlein si proclama la rivolta, ma i lavoratori non rispondono all'appello. A Berlino ci sono piccole manifestazioni organizzate dai due partiti comunisti. Solo ad Amburgo dopo il primo giorno, la sommossa cresce, si tengono comizi di massa e i lavoratori occupano cantieri navali.
Saranno in grado i partiti comunisti di allargare la rivolta che si sta preparando nella Germania centrale? Qui nella zona dove opera Hlz e in molti altri centri industriali, mancano solamente le armi. Il governo decide di non servirsi dell'esercito e di cercare di contenere l'insurrezione con la polizia.
All'alba di gioved 24 marzo i gruppi di Hlz, che sono cresciuti sino a raggiungere un numero di quattrocento operai equipaggiati di fucili, pistole, granate e sei mitragliatrici, passano all'offensiva. Attaccano prima Eisleben dove i sipo, con il morale molto basso a causa degli avvenimenti del giorno precedente, si ritirano lasciando le armi ai lavoratori.
Hlz, anni dopo, ricorder il segreto della sua leadership: "I lavori difficili li ho fatti io".
La sera si combatte a Hettstedt. I gruppi di operai armati circondano a poco a poco la citt, sferrano piccoli attacchi molto aggressivi che spingono sempre pi i sipo a ritirarsi nella zona centrale della citt. La lotta si prolunga fino alla notte. I sipo lanciano un treno armato contro i ribelli. Questi lo fanno saltare senza esitazioni. L'esercito rosso comandato da Hlz d il via a notte fonda a un'ultima offensiva. Viene organizzato un piccolo gruppo di combattimento per penetrare nel centro di Hettstedt. Avanzano verso la caserma della polizia facendo saltare gli edifici che trovano sul loro cammino e utilizzando le macerie come riparo. Al quarto edificio saltato in aria, in mezzo al frastuono (poich il miniesercito rosso non sottovaluta il rumore come arma psicologica nella sua avanzata), la polizia fugge atterrita.
Altre armi per le milizie rosse vengono procurate durante l'assalto alla caserma. Alcuni prigionieri avvertono Hlz che stanno giungendo rinforzi della polizia da Sangershausen. Sono le quattro del mattino. L'esercito rosso si ritira a Helbra.
"Nessuno sa mai ci che faremo" commenta Hlz. Questo  il segreto del successo. Mobilit e risposta inaspettata. Ma non  solo la polizia armata a non sapere da che parte salteranno fuori i rivoluzionari: nemmeno gli stessi rivoluzionari lo sanno. Non ci sono piani, a meno che non sia un piano colpire, ritirarsi, colpire di nuovo. Se lo , sta dando risultati. Con le armi sottratte alla polizia si mettono sul piede di guerra nuove squadre di combattimento. Hlz continua ad assaltare banche ed esercizi commerciali. In una fabbrica distribuisce ai lavoratori i soldi trovati in cassaforte.
Quel giorno si ebbe l'unico scambio di comunicazioni tra Halle e il movimento. E' un messaggio congiunto della K.P.D. e della K.A.P.D. diretto a Hlz, per informarlo che approvano le sue azioni e gli chiedono di continuare cos. Sar l'unico rapporto che il miniesercito rosso avr con i partiti che hanno scatenato l'insurrezione.
Il governo dichiara la legge marziale a Berlino. I due partiti comunisti proclamano lo sciopero generale. Di nuovo senza risposta. Dalla Germania centrale arrivano notizie confuse alle sedi di partito. C' un esercito rosso che sta operando l. Chi lo comanda? Max Hlz. In nome di chi? Della rivoluzione tedesca. Ma di quale partito? No, questo non si sa... Nella Ruhr la risposta si va allargando, mentre ad Amburgo la sommossa si sta spegnendo. Chi ha preparato l'insurrezione? Quale insurrezione?
Il 25 marzo, verso sera, l'esercito rosso attacca nuovamente Eisleben. Questa volta l'offensiva sgretola le difese della polizia. Viene occupato il municipio. Viene fatta saltare in aria la casa dell'ammiraglio Ever. Vi trovano armi in abbondanza, e documenti delle organizzazioni paramilitari di destra, che prendono in ostaggio. L'esercito rosso si ritira a Wimmelburg. L convergono gruppi di operai di altre zone, compresi alcuni che Eberlein ha inviato da Halle. Hlz ha sotto il suo comando duemilacinquecento operai armati.
La mobilit, sempre la mobilit. Un paio di ore dopo essersi riuniti a Wimmelburg si muovono verso Tautschental dove Hlz vuole concentrare il suo esercito e unirlo a quello dei lavoratori di Leuna.
I sipo mettono Wimmelburg a ferro e fuoco dopo che i rossi hanno abbandonato la citt. Vengono assassinati operai indifesi.
I sipo controllano Eisleben, Hettstedt. Serve a qualcosa? Non siamo in presenza di una guerra di posizione, tutta la regione  teatro di combattimenti. Non  solo l'esercito rosso di Hlz ad agire, ci sono anche singole brigate di scioperanti che si sono armati e un piccolo esercito rosso comandato da un "amico di Max", Torgler. Se gli operai di Leuna abbandonano la strategia difensiva su cui sono fermi, l'insurrezione pu crescere enormemente. A Halle la V.K.P.D. fa sforzi enormi per estendere la sommossa, ma continuano a essere azioni poco significative: si fanno saltare binari, si provocano esplosioni.
Sabato 26 marzo, quarto giorno di combattimento, nessuno  in grado di valutare la situazione. I sipo hanno preso Mansfeld, ma il segreto del successo non  occupare posizioni, bens costringere il nemico alla difensiva. L'occupazione di una citt operaia obbliga la polizia a distaccarvi forze e a tenere sotto controllo gli operai. Per il miniesercito rosso prendere una zona operaia  un atto di propaganda, un modo per ottenere risorse economiche, altri fucili dei poliziotti sconfitti con cui armare gli operai delle fabbriche locali, un punto di appoggio.
Quello stesso giorno si marcia su Sangershausen. Pensano di mangiare l. Mezz'ora pi tardi fa la sua comparsa un treno di soldati. Alla stazione si hanno duri scontri. Hlz e i suoi uomini si vedono obbligati a limitare l'attacco per paura di restare senza munizioni. I soldati vengono sconfitti e lasciano nelle mani dei ribelli fucili e una mitragliatrice. Il treno abbandona Sangershausen. Quella stessa notte l'esercito rosso fa altrettanto.
Il governo socialdemocratico dichiara a Berlino: "Non si tratta con operai armati".
Altri gruppi operai inviati dalla V.K.P.D. combattono e prendono Tautschental capitanati dai comunisti Lembke e Bowitzki. Si trovano distaccati dall'organizzazione, non sanno dove sia l'esercito di Hlz.
Domenica 27 l'esercito di Hlz si riposa a Schraplau. Qui, con le formalit del caso, alle truppe operaie viene pagato un piccolo salario.
Verso la fine della giornata di domenica, il primo giorno senza combattimenti di un'intera settimana, si decide di riprendere l'avanzata. L'esercito rosso per la prima volta  motorizzato. Camion con bandiere rosse e mitragliatrici.
Durante la notte si avanza verso Ammendorf. Bisogna concentrare il grosso delle squadre di operai armati presenti nella regione e incorporarli agli operai di Leuna. Cos si potr disporre di un esercito rosso di pi di quindicimila lavoratori. Per completare l'operazione dovranno impadronirsi dell'artiglieria che si trova a Halle. Quei cannoni potranno essere presi mediante un colpo di mano. Entrambe le operazioni vengono decise prima della marcia notturna. Il 28 sar la giornata risolutiva dell'insurrezione nella Germania centrale.
La mattina del 28 si attendono ansiosamente gli uomini di Leuna che Lembke condurr con s. Soprattutto le munizioni che devono arrivare, e che scarseggiano tra gli operai. Si decide di dare inizio all'operazione Halle, per poter contare sul fattore sorpresa.
Duemila soldati rossi avanzano a ventaglio verso la citt di Halle lungo un fronte di pi di due miglia. A un paio di chilometri dalle porte della citt si verificano i primi scontri con i sipo. Hlz ordina di temporeggiare in attesa delle munizioni e dei rinforzi. I sipo stanno accerchiando i lavoratori. Quando infine compare Lembke con le munizioni non c' tempo di distribuirle. Hlz si dirige verso l'avanguardia per avvisarla. Comincia il combattimento. La sua presenza impedisce che avvenga una fuga disordinata; quando ritorna nel punto in cui si trova il comando del piccolo esercito quasi finisce nelle mani dei sipo. Alcuni minatori lo nascondono mezzo morto all'imboccatura di una miniera di carbone. Quando finalmente esce, dopo essersi ripreso, cerca i suoi uomini dalle parti di Groebers. Non li trova. Finisce invece nel gruppo di combattimento di Gerhard Tiemann, un comunista di Werdau che guida operai di Bitterfeld e Holzweisig. Hanno appena sconfitto a Groebers i sipo. Siamo alla notte del 28.
Per tutto il marted, Hlz cerca di rimettersi in contatto con l'esercito rosso capeggiando la squadra di Tiemann. Si incontra con il finanziatore della rivoluzione Josef Schneider e distribuiscono grandi quantit di denaro tra gli operai dei paesi che attraversano. Si dice che l'esercito di Hlz si trovi a Mansfeld. Si dirigono l.
Senza che Hlz lo sappia, in quello stesso giorno la polizia attacca il complesso industriale di Leuna dove gli operai erano rimasti a difendere le fabbriche occupate. Muoiono quaranta lavoratori. Anche a Berlino si verificano altri avvenimenti che trascendono la sommossa: il comitato centrale della V.K.P.D. discute se si debba continuare a sostenere lo sciopero generale e a spronare la ribellione. Si decide di concedere all'azione ancora due o tre giorni e poi, se non si verificano cambiamenti, di cercare di sospendere la sommossa ordinatamente. Quale sommossa? Le forze mobilitate sono fuori dal loro controllo.
Il gruppo di Hlz continua a vagare per i centri industriali. E' uno spettacolo grandioso: bandiere rosse, camion con operai armati di fucile. In testa, un blindato con mitragliatrici su cui viaggiano Hlz e il suo finanziatore. Assalti alle fabbriche, alle piccole stazioni di polizia. La dinamite apre le casseforti delle societ; assalti a uffici postali, banche, negozi, case di grandi borghesi, confische e distribuzione di viveri. E' senza dubbio la fine del mondo, la rivoluzione. E' arrivato Robin Hood. Il gruppo di Hlz aumenta. Il 30 combatte a Wittin contro la milizia, la sconfigge. Distribuisce tra i lavoratori trentamila marchi. Il giorno dopo attaccano e prendono Besenstedt. Si distribuiscono alimenti e abiti confiscati dall'abitazione di un proprietario terriero.
Si arriva intanto a venerd 1 aprile. Quella mattina la V.K.P.D. decide di sospendere lo sciopero generale. Ci sono settemila prigionieri nella Germania centrale e anche pi di tremila lavoratori armati suddivisi in piccoli gruppi. Il compito dei sipo, rinforzati da unit militari giunte dal sud della Germania,  impedire che i piccoli gruppi si riuniscano un'altra volta e formino di nuovo un esercito
Il piano di Hlz, che comanda un gruppo di circa cento uomini, era di arrivare nel distretto di Mansfeld e, se non vi fossero state notizie dei partiti comunisti, di sciogliersi cercando di nascondere le armi. Schneider era scappato la notte prima con i fondi delle espropriazioni. Non  riuscito a sapere dove si trovi il grosso dell'esercito rosso. E' ancora in piedi? E stato sconfitto?
A mezzogiorno la squadra armata esce da Eiesenstedt. A tre miglia di distanza c' un grosso cordone di polizia. I rivoluzionari montano le loro mitragliatrici. Mancano munizioni. Comincia la sparatoria. "Nessuno di noi credeva di uscire vivo da quella battaglia." Venti uomini del gruppo di Hlz muoiono durante lo scontro. Alcuni riescono ad attraversare a nuoto il fiume Saale; tra questi, Hlz e Tiemann. Tutta la campagna  piena di pattuglie della polizia. Nascondono le loro armi e cercano di oltrepassare l'accerchiamento. A Koernern sono catturati da milizie bianche. Hlz dichiara di chiamarsi Reinhold Knig. In mezzo al caos, Max viene catturato insieme ad altre centinaia di lavoratori.
Di nuovo la rivoluzione gli  sfuggita di mano. Hlz pensa ai pochi giorni di gloria, mentre la polizia manganella i suoi compagni nelle celle vicine. La rivoluzione  stata sconfitta un'altra volta. "Sar per la prossima" si dice Max. "Dove si trova Max Hlz?" domandano i poliziotti ai lavoratori mentre li torturano. Nessuno, nonostante le bastonate, lo denuncia. Centinaia di uomini sanno che lui  Max Hlz, e quel segreto condiviso non trapela fino ai poliziotti. Di nuovo come un pesce nell'acqua, bench questa volta non sia acqua corrente. Lo stesso Max risponde alla domanda sul nascondiglio di Max Hlz. Dice semplicemente: "No lo so". Chiede di essere giudicato, lui non ha combattuto. Tiemann  preso a manganellate dai poliziotti, Max interviene per impedirlo e viene percosso con il calcio dei fucili. Il 3 aprile Max  lasciato libero. Non ci sono accuse contro un certo Knig. Grazie all'equivoco, lascia il carcere, fugge da quella regione e raggiunge Berlino. La taglia sulla sua testa in quei giorni  di centottantacinquemila marchi.


9.
Max non crede nella fortuna. Tutti coloro che lo conoscono credono nella magia. Comincia a correr voce nella Germania centrale che Max Hlz sia sfuggito alle grinfie dei poliziotti. Tuttavia le cose per lui non sono facili. Passa la sua prima notte a Berlino camminando per le strade, non trova nessuno che voglia nasconderlo, deve dormire all'aperto.
L'uomo che ha sempre avuto amici, ora non li trova. Le sue reti si sono dissolte. Dopo l'attentato contro il monumento di Berlino avvenuto due settimane prima (solo due settimane?) il terreno su cui si muovono i militanti  sprofondato sotto i piedi di Hlz. I suoi rapporti con la K.A.P.D. e la V.K.P.D. sono quelli di un estraneo che li incontra per strada, non pu utilizzare il loro apparato.
Durante la seconda nottata, miracolosamente entra in contatto con una coppia di compagni che accettano di nasconderlo. La polizia della Germania intera gli sta dando la caccia. Non sanno ancora di averlo avuto prigioniero e averlo liberato per sbaglio. Hlz comincia a riflettere sulle sue prossime mosse.
La V.K.P.D. fa il primo bilancio della sommossa fallita: "La direzione militare non ha agito in accordo con la direzione politica". Max Hlz non pu trattenersi dallo sghignazzare: Quale direzione politica? Di che cosa stanno parlando?
Comincia a riallacciare le sue reti di informatori. Gli raccontano che, durante la sommossa, a Lipsia sono state eseguite espropriazioni a suo nome. Sono state anche consegnate ricevute firmate da Max Hlz. Max sa chi  stato. Individua a Berlino quel gruppo e pretende che i soldi siano consegnati alla K.A.P.D. per operazioni di propaganda e per la difesa e il sostegno dei prigionieri. Viene fissato un appuntamento con un certo Henke, responsabile di tali atti, nella Rankeplatz di Berlino. Henke non si fa vedere, compare invece la polizia.
"Su le mani!" Gli grida un poliziotto mostrandogli il fucile. Max inscena il suo ultimo atto di resistenza. Non alza le mani n fugge. Non aveva alzato le mani ai tempi di Koerners o Sangershausen, no, non lo far adesso.
"Il mio arresto non fu una sorpresa. Me lo aspettavo ogni giorno".


10..
Nelle 48 ore che seguono, la polizia lo tortura. La fortuna  finita. Max Hlz ne ha approfittato pi che ha potuto. Pi di cos non pu dare. La stampa festeggia la caduta del capo rivoluzionario.
Fino al giorno dell'udienza rifiuta di rilasciare dichiarazioni pubbliche. Lo portano davanti a un tribunale speciale. E' solo uno dei cinquemila operai che sono stati giudicati a Berlino e nella Germania centrale. Lo si accusa di furto, alto tradimento, sequestro, incendio, assassinio di un proprietario terriero, attentato ferroviario... Tutti i testimoni che vogliono rilasciare dichiarazioni in favore di Hlz vengono messi con lui sul banco degli accusati. La K.A.P.D. gli trova un avvocato e organizza la sua difesa.
La V.K.P.D. invece abbandona Hlz in tribunale; il presidente del Partito comunista maggioritario dichiara che Max non  iscritto al partito, e che la sua organizzazione ripudia la violenza individuale, che  inaccettabile.
Il pubblico ministero si serve di questa dichiarazione per accusare Hlz di avventurismo.
Max si difende: "La violenza  una risorsa sociale, non  fine a se stessa". Accetta tutte le accuse meno quella di aver assassinato il proprietario terriero Hess, capitano delle guardie bianche. Afferma di aver ordinato di non fucilarlo. Di non essere nemmeno stato presente al fatto.
Il tribunale lo condanna all'ergastolo. Hlz ha un'ultima possibilit di parlare in pubblico, ne approfitta per gridare ai giudici: "Verr il giorno della libert e della vendetta. Allora saremo noi i giudici. La Giustizia  una troia e voi siete i suoi ruffiani!".
Max Hlz esce dal palazzo del tribunale spinto dai calci dei fucili dei sipo.


11.
Poco dopo il verdetto, una volta salvaguardate le responsabilit della V.K.P.D., l'Internazionale comunista nel suo terzo congresso (giugno 1921) diffonde una dichiarazione pubblica riguardante Max Hlz. Le sue azioni durante l'insurrezione di marzo non vengono avallate, ma si cerca di sfruttare a scopi di propaganda la sua figura:
"L'Internazionale comunista  contraria al terrore e alle azioni di sabotaggio individuale che non favoriscono in modo diretto gli obiettivi di lotta della guerra civile e condanna la guerra da franchi tiratori che si  svolta ai margini dell'indirizzo politico del proletariato rivoluzionario. Ma l'Internazionale comunista considera Max Hlz come uno dei pi valorosi ribelli che si levano contro la societ capitalista [...] Il congresso invia pertanto il suo saluto fraterno a Max Hlz, lo raccomanda alla protezione del proletariato tedesco ed esprime la propria speranza di vederlo lottare nelle file del Partito comunista per la causa della liberazione degli operai, il giorno in cui i proletari tedeschi avranno abbattuto le porte della sua prigione".
Documento notevole. Max  accusato di aver agito in modo molto simile a quello della V.K.P.D. capeggiato in marzo nella Germania centrale da Hugo Eberlein.
Ma non dev'essere certo questa dichiarazione a preoccupare Max Hlz in prigione mentre comincia a subire il carcere a vita. Nei primi mesi, continua a essere il proletario rabbioso di sempre, con la violenza a fior di pelle. Un giorno si indigna per una risposta cinica che gli d il direttore della colonia penale di Sonneburg dove si trova incarcerato e prima di schiaffeggiarlo gli sputa addosso. L'aggressione gli costa quattro settimane di cella d'isolamento. E questa non sar l'unica volta che sputa a una guardia carceraria.
Per migliaia di lavoratori, Max  un simbolo, l'uomo che rappresenta i loro sogni pi belli, il grande vendicatore di tutte le ingiustizie. Nella prigione di Sonneburg cominciano a giungere visite da tutte le parti della Germania, arrivano lettere e pacchetti in quantit tale che l'amministrazione postale locale ne  sommersa.
Il Partito comunista s'incarica della sua difesa e organizza un comitato d'intellettuali di cui fanno parte Thomas Mann e Ernst Toller che cercano senza risultato di ottenere la revisione del processo.
Per Max  di ben poca consolazione. La prigione lo snerva, lo distrugge. La mancanza d'azione lo consuma. Si sta debilitando, indebolendo. Dopo i primi cinque anni di carcere comincia a scrivere lettere al governo sollecitando l'amnistia, ricatta la K.P.D. ricordando che parte dei fondi espropriati sono finiti nelle casse del partito e chiede loro di attivarsi per toglierlo dal carcere. Max ha bisogno dell'aria aperta. A che serve un rivoluzionario senza rivoluzione? In carcere lui non  Max Hlz,  un uomo diverso, debole e inutile, un'ombra che percorre un sentiero senza fine consumando il pavimento della cella.
Trascorrono cos sette penosi anni. A differenza di altri rivoluzionari radicali, il periodo in prigione non gli  servito a coltivarsi politicamente. In carcere quasi non legge e si limita a fare esercizio fisico e lunghe passeggiate. Ha tutto il tempo che vuole per ricordare i mesi turbolenti di lotta che occuparono il periodo dal novembre 1918 al marzo 1921.
Sette anni interminabili passati a ricordare.


12.
Finalmente, il 14 luglio 1928, il governo tedesco concede un amnistia ai prigionieri politici. Max Hlz  di nuovo libero. Fra tre mesi compir quarant'anni.
La sua liberazione si trasforma in una grande festa. La K.P.D. mette in mostra il suo eroe, i comizi si susseguono, cos i festival, gli omaggi.
Max  di nuovo in strada, ma non su quella cospirativa di prima, non a ordire nuove imprese. E' pi che altro il grande elefante di un circo propagandistico.
"Per un anno intero la K.P.D. lo utilizz come un cartello pubblicitario, portandolo in giro per conferenze in cui raccontava la sua vita [...] Smise di fare sensazione quando la sua forza d'attrazione cominci a scemare, alla stessa velocit con cui aumentava il suo spirito d'indipendenza" ricorder pi tardi un militante dell'apparato della K.P.D.
I tempi sono cambiati. La K.P.D.  cresciuta enormemente, si  trasformata in un grande apparato, una grande forza elettorale. Il partito ha un gruppo di attivisti, il Fronte rosso, che combatte regolarmente contro i gruppi nazionalisti, in particolare contro i nazisti, in un paese che sta per essere colpito da una brutale crisi economica.
In quell'anno Max scrive la sua autobiografia, ma non trova un suo spazio politico nella nuova situazione e non ha abbastanza forza per ricominciare dal basso, staccarsi dalla K.P.D. e cominciare a preparare la prossima rivoluzione, necessaria come prima. E' stato un rivoluzionario di professione, poi  rimasto per sette anni separato dalla vita quotidiana della sua classe vedendo il mondo, o senza vederlo, dalla cella del carcere, e poi un anno di festeggiamenti e gloria a buon mercato. La base del Fronte rosso lo considera il loro eroe, ma la direzione non gli permette di unirsi all'organizzazione paramilitare nel lavoro di tutti i giorni. Per la K.P.D., Hlz  un ottima leggenda il cui maggior pregio  non immischiarsi nell'apparato burocratico del partito, non intromettersi. In realt non lo stimano; a causa dei suoi precedenti del periodo 1918-21 le gerarchie della disciplinata organizzazione diffidano di lui. Hlz  sempre pi un eroe da operetta, un "eroe corrotto" (come lo definir il suo biografo Phillip). Max cerca una via d'uscita nella vita privata, si trasforma in un donnaiolo che usa la sua fama per mietere facili conquiste dopo i comizi e andare a letto con le sue ammiratrici. Divorzia da Clara e si unisce ad Ada, ex moglie di un giornalista di un quotidiano di destra. Diventa irascibile, tutto lo manda in collera e non trova con chi litigare.
Se Max Hlz si fosse visto con gli occhi del 1921, avrebbe detto che quest'uomo "non  pi dei nostri".
La K.P.D. risolve il problema dell'eroe scomodo e lo spedisce a Mosca. Qui Hlz si seppellisce vivo nelle occupazioni del burocrate di partito, vive all'hotel Lux dove alloggiano i funzionari dell'Internazionale comunista e accetta di occuparsi di piccoli compiti di routine. Sprofonda nel disprezzo di s. Non  pi, anche se parlano di lui in questi termini, un "rivoluzionario proletario".
Nel 1932 esce dalla crisi depressiva in cui  caduto e sembra recuperare il gusto per la vita. Gioca a calcio con una squadra di operai in un campionato aziendale a Mosca (in che ruolo? portiere? attaccante? E' difficile immaginare Max alla difesa). Conduce una doppia vita sentimentale. Di giorno la festa e le molteplici relazioni con le donne, di sera  il marito amante che fa vita da pantofolaio con Ada.
Nell'autunno del 1933 Max viene convocato da un alto funzionario della K.P.D. a Mosca. E' preoccupato. Ne ha ben donde. Lo criticano per il tipo di vita che ha condotto, per la sua "mancanza di disciplina di partito". Hlz chiede di essere mandato in Germania come attivista clandestino; non lo prendono in considerazione. Hlz si appella alle pi alte autorit dell'Internazionale comunista. Si incontra con Manuilskij il quale gli comunica che l'Internazionale comunista lo ha autorizzato a ritornare in Germania come attivista militare clandestino contro l'ascesa del nazismo. Max piange per la commozione. Torner a lottare. Manuilskij gli chiede di consegnare il suo passaporto, Max lo consegna. Il tempo passa, il lavoro promesso non arriva.
In Germania i nazisti sono al potere. Brucia il Reichstag,  il pretesto per la caccia ai militanti della K.P.D., ai socialisti e ai sindacalisti. Il Fronte rosso crolla. E' troppo tardi.
Hlz si vergogna davanti ai suoi compagni dell'inattivit cui  costretto. Per gli emigrati tedeschi, per gli uomini della resistenza nella clandestinit, Hlz  il futuro generale rivoluzionario della Germania; come mai allora non si trova sulla linea del fuoco? Hlz si sente obbligato ad agire. Il suo passato lo trascina; verso dove? Sollecita di nuovo ufficialmente il Comintern a mandarlo in Germania per organizzare l'attivit clandestina contro i nazisti. La K.P.D. ribatte che Hlz non  il pi indicato,  troppo conosciuto e molto popolare, lo scoprirebbero in poco tempo. Hlz ha uno scambio di opinioni molto violento con Heckert, dirigente della K.P.D. a Mosca:
Allora sono prigioniero in Unione Sovietica?.
Senza autorizzazione ufficiale puoi fare ci che vuoi.
Ma non ho il passaporto.
Questi sono affari tuoi.
Perch non gli permettono di andare in Germania? La direzione della K.P.D. teme che Max riesca a riorganizzare la resistenza comunista all'interno della Germania e che questa sfugga al controllo della burocrazia emigrata. Lo preferiscono inutile e vicino a loro.
Max, completamente fuori dai gangheri, si dirige all'ambasciata tedesca a Mosca. Chiede di incontrare l'ambasciatore nazista Pfeiffer, che lo conosce vagamente ed  al corrente della sua fama, e gli chiede di essere mandato in Germania, vuole rimpatriare. I nazisti pensano che sia una provocazione. Pfeiffer gli chiede: "Lei  ebreo?". Hlz risponde: "Quando mi chiedono con questo tono se sono ebreo, mi sento ebreo, in tutti gli altri casi sono ariano". L'ambasciatore risponde formalmente alla richiesta dicendogli che deve seguire i canali ufficiali. Hlz lascia l'ambasciata.
Nei giorni che seguono si sente controllato, spiato. Arriva a uno stato vicino alla paranoia. I suoi amici gli dicono di non fare stupidaggini. Il clima politico in URSS non  buono. La polizia politica  padrona e signora della vita quotidiana di russi e emigrati. Gli oppositori sono stati incarcerati e mandati al confino. Max decide di giustificarsi con Manuilskij, chiede un nuovo incontro, racconta al dirigente dell'Internazionale comunista ci che ha fatto all'ambasciata tedesca. Assicura di averlo fatto per poter tornare in Germania a combattere i nazisti, insiste che  la passivit che gli ha fatto perdere il controllo, ripete insistentemente di volere essere impiegato nell'attivit clandestina. Manuilskij gli risponde chiedendogli tempo. Alcuni giorni dopo lo informa che la K.P.D. e l'Internazionale hanno deciso che rimanga in Unione sovietica. Gli offrono un impiego come direttore di un'impresa di costruzioni statale, a tempo pieno, con un buono stipendio; ma non il ritorno in Germania.
Max vuole ingraziarsi l'Internazionale comunista, e anche se non accetta l'impiego si avvicina alla direzione della K.P.D. per denunciare amici suoi che hanno mosso delle critiche alla politica del partito. Alcuni suoi compagni sono mandati al confino o incarcerati per colpa delle sue denunce, ma la G.P.U. non si accontenta di questo. Comincia a fare terra bruciata intorno a lui. Catturano lo iugoslavo Olrom, uno dei pochi amici che gli restano e che per difendere Hlz era gi finito alla Lubianka. Max tenta di salvarlo, scrive una lettera a Stalin chiedendo la sua liberazione e inoltre di essere mandato in Germania a combattere contro i nazisti. Conclude la lettera con la minaccia che se le cose continuano cos si chiuder nella sua stanza con una pistola, opporr resistenza alla polizia politica finch gli resteranno pallottole e l'ultima la utilizzer per "porre fine alla sua vita spregevole".
Mentre aspetta la risposta alla sua lettera, si scontra duramente nel bar di un hotel con un gruppo di giornalisti stranieri che muovono critiche all'Unione sovietica. Si mette a gridare che li uccider, estrae la pistola. La G.P.U. lo obbliga a consegnare l'arma. Hlz la consegna. E' senza passaporto, senza partito, senza pistola.
Per la K.P.D.  arrivato il momento di liquidarlo. Heckert lo convoca e gli mostra un dossier segreto su di lui. Nel fascicolo ci sono copie di lettere di Max al governo tedesco in cui egli chiede l'amnistia, critiche al partito in lettere ai suoi amici, corrispondenza in cui ricatta la K.P.D. pretendendo che si mobiliti per toglierlo di prigione con la minaccia di rendere pubblici alcuni fatti riguardanti il marzo 1921 che il partito preferirebbe non venissero divulgati; denunce giunte alla G.P.U. per contrabbando, denunce contro di lui per corruzione di impiegati, denunce della polizia su abusi commessi da Max approfittando della sua immunit rivoluzionaria.
Max Hlz, l'uomo che fu a capo della rivoluzione nella Germania centrale nel 1921, crolla. Gli mettono davanti una dichiarazione in cui avalla la politica della K.P.D. negli ultimi anni. Hlz, senza leggerla, la firma. Nei mesi a venire centinaia di militanti e funzionari di partito si vedranno obbligati a firmare la stessa dichiarazione.
Max chiede che gli sia concesso di cancellare le proprie colpe lottando clandestinamente in Germania. I burocrati della K.P.D. gli comunicano che  stato destinato a una cittadina vicino a Gor'kij per svolgere compiti amministrativi in un'industria sovietica. Max piega la testa. E' stato sconfitto. Per la prima volta,  stato completamente sconfitto.


13.
All'inizio del settembre 1933, alcuni bambini scoprono spaventati un cadavere che galleggia sulle acque del fiume Oka. Si tratta di un uomo robusto, tra i quaranta e i cinquant'anni; il suo volto  sfigurato dai colpi. I bambini avvertono i poliziotti della vicina citt di Gor'kij, che recuperano il cadavere.
Il corpo viene identificato come quello di Max Hlz.
La stampa sovietica esce con la notizia che "il grande rivoluzionario tedesco Max Hlz  accidentalmente affogato nelle vicinanze di Gor'kij". Nella versione ufficiale si diceva che Max era stato con alcuni amici fino alle dieci di sera e che dalla sua agenda risultava che aveva un appuntamento con una dipendente della centrale elettrica di Gor'kij. Per abbreviare la strada aveva cercato di attraversare l'Oka, un piccolo affluente del Volga, con una barca, ma era stato sorpreso da una tempesta, la barca si era rovesciata e lui era affogato.
Ma alcune voci si fecero largo rispetto alla versione ufficiale.
Qualche giorno prima della sua morte, Max aveva confessato a un gruppo di amici di aver paura, di sapere che presto avrebbero cercato di ucciderlo. Allora gli amici attribuirono la cosa al terribile stato nervoso in cui Hlz si trovava. Adesso lo ricordavano. Ma questo era un elemento di poca importanza.
Presto si venne a sapere che alcune ore prima che il cadavere comparisse nell'Oka, una coppia di agenti della G.P.U., aiutanti personali di Jagoda, erano entrati all'hotel Metropol, avevano perquisito la stanza di Max, raccolto le sue carte private e sigillato la valigia. Alle domande del portiere avevano risposto: "Hlz sar in viaggio per un certo tempo, custodisca la valigia".
Nei circoli della militanza comunista europea a Mosca cominciarono a farsi largo nuove notizie che mettevano in ridicolo la versione ufficiale: Hlz non aveva mai avuto un'agenda. Quella notte non c'era stata nessuna tempesta sull'Oka. Nessuno lasciava la sua barca sulla riva del fiume perch il primo passante la prendesse e, infine, Max era un eccellente nuotatore.
La K.P.D. e l'Internazionale comunista fecero circolare una nuova versione: Hlz era affogato con altre quattro persone durante un naufragio accidentale. Questa era ancor peggio della prima. Lavoratori tedeschi che vivevano a Gor'kij affermarono nuovamente che la notte della morte di Max l'Oka era un tranquillo fiumiciattolo; questa voce si propag molto rapidamente.
Una spiegazione medica ufficiale cerc di far tacere le dicerie sulle ferite al viso di Hlz affermando che le pietre del fondo del fiume lo avevano colpito dopo morto. Due medici della K.P.D. fecero circolare una controperizia clandestina: Hlz aveva il cuoio capelluto molto spesso, non c'erano fratture, e quando un cadavere riceve colpi sulla pelle le lacerazioni non compaiono sino all'inizio del processo di decomposizione. Vale a dire: Hlz aveva ricevuto i colpi prima di affogare.
Nessuno aveva dubbi. Il triste presentimento di Max si era avverato: la G.P.U. lo aveva assassinato.
Il modo in cui Max trov la morte non imped all'Internazionale comunista di organizzare un fastoso funerale il 9 settembre 1933 per congedarsi dal "grande rivoluzionario tedesco".
Gran parte di coloro che parteciparono alla cerimonia, sfil in silenzio davanti al feretro. Nere nubi si addensavano sopra le loro teste. Molti di loro saranno vittime delle purghe nei quattro anni successivi.


14.
Nell'immediato futuro, Max Hlz fu considerato dai socialdemocratici un avventuriero pericoloso, dai comunisti ufficiali un irresponsabile e un traditore, dalla sinistra comunista un anarchico e dagli anarchici un leninista. Coloro che combatterono al suo fianco furono massacrati dal nazismo e dai campi di concentramento staliniani. Il suo nome e le sue vicende si persero nell'oblio.


15.
Negli anni ottanta, la burocrazia poststalinista della Germania Orientale decise di compiere una riabilitazione, all'acqua di rose, di Max Hlz e nella citt di Hettstedt, territorio delle sue scorribande, pose una statua del personaggio in una delle piazze. Nel marzo 1990, con le prime elezioni dopo la caduta del muro di Berlino, trionfarono i conservatori della C.D.U. e una delle loro prime azioni fu quella di togliere la statua per deporla nella cantina del museo. Una breve notizia apparve sulla stampa nazionale. Un gruppo rimasto anonimo raggiunse Hettstedt e, con un'operazione lampo, nottetempo "liber" la statua. La leggenda vuole che pi tardi questa sia stata ritrovata in una casa occupata di Halle, ma di fatto la statua fantasma  a tutt'oggi introvabile.
Miriam Lang mi racconta che in quello stesso anno, il 1990, fu aperta a Berlino, in Mainzerstrasse, una libreria in cui si vendevano libri usati, la "Max Hlz", e che durante un'operazione di polizia che sloggi gli occupanti, dopo tre giorni di combattimenti per le strade e trecento arresti, questa fu presa d'assalto.
I poliziotti entrarono nella "Max Hlz" e cominciarono a rovesciare gli scaffali, presero a calci romanzi d'avventura e saggi sull'anarchia, distrussero opuscoli di poesia e manuali sulla contraccezione e biografie, pestarono saggi e riviste e alla fine organizzarono una gara di tiro e si misero a sparare sui libri.
Max avrebbe sorriso di fronte a una simile prodezza.
Anzi, dalle pagine di un opuscolo in cui si raccontano le sue prodezze, pieno adesso di fori di pallottole, Max Hlz ci sorride.


10.
L'UOMO CHE INVENTO' IL MAOISMO.
P'eng P'ai e la rivoluzione proletaria venuta dalle campagne (un'autobiografia apocrifa).


1.
La mia storia personale  quella di un eterno scontro contro i dragoni che divoravano i raccolti, schiavizzavano bambini di cinque anni, consumavano uomini adulti fino a ridurli alla totale imbecillit e distruggevano la scintilla della vita dai loro occhi; sono cresciuto con lo scopo di distruggerli e mi sono coperto le mani del loro sangue, che in un certo qual modo era anche il mio.
Sono nato il 22 ottobre 1896 a Haifeng, a meno di duecento chilometri a est di Canton, nella provincia di Guandgdong nel Sud della Cina. Mi sarei poi chiamato P'eng P'ai bench alla nascita il mio nome fosse P'eng Han Yu, che durante l'adolescenza avrei cambiato. Alla morte di mio padre, che avvenne quando avevo dieci anni, mio nonno assunse il controllo della mia vita e della mia educazione, mi circond di maestri, tutori e guardiani; si convinse che ero intelligente e che avrei dovuto diventarlo ancor di pi.
Mio nonno era il padrone della vita, del destino, del futuro e soprattutto del presente di millecinquecento contadini e delle loro famiglie. Lui stabiliva dove vivevano, se si potevano sposare, quando dovevano seminare e che cosa, quando potevano fare feste e quando era il sole a determinare la fine della giornata. Mio nonno riteneva che questo fosse l'ordine naturale delle cose. Mi ci sarebbero voluti alcuni anni per comprendere il significato di tutto questo, e altri ancora per ribellarmi apertamente contro la schiavit agraria. Per fare di questa ribellione il mio destino.
Nel 1912, a sedici anni, secondo le tradizioni feudali la mia famiglia decise di farmi sposare con un'adolescente della borghesia locale, Tsai Su-ping. Poco tempo dopo il matrimonio vi fu il primo serio urto con la mia famiglia: prima si era trattato di normali dissensi di un giovane ribelle con un mondo chiuso e conservatore, che si rifiutava di rispondere alle domande e che imponeva come soluzione la forza delle consuetudini. Impedii a Su-ping di seguire la tradizione e di deformare i suoi piedi con fasciature che l'avrebbero resa invalida. I contadini non lo facevano, e le loro mogli erano compagne di lavoro nei campi; tra gli Haka non esisteva una tradizione tanto assurda. Mi opposi con fermezza e la spuntai; e non mi limitai a questo ma, dopo aver eliminato le bende, spesso ci mostrammo per le strade del villaggio mano nella mano e cominciai a insegnarle a leggere. Non desideravo avere per compagna una schiava di lusso. Il nostro comportamento provoc scandalo, stupore e fastidio nell'oligarchia agraria.
Sono cresciuto in un paese in rivolta, in cui il vecchio regime feudale stava frantumandosi in mille pezzi sul piano politico ma continuava a conservarsi su quello economico e si rimaneva orgogliosamente ancorati al passato nelle tradizioni; un regime che si rifiutava di morire e che manteneva e avrebbe mantenuto, per molti anni ancora, i tristi vincoli coloniali del passato. Sono cresciuto in un mondo dominato da notizie che arrivavano da lontano di trionfi e sconfitte dei signori della guerra che dominavano province intere, in un paese che sembrava essere infinito e i cui mali sembravano impossibili da sconfiggere.
La mia ribellione si concentr in quei primi anni a combattere i simboli. Mi rifiutai di smettere di pensare e un giorno distrussi con uno scalpello la statua che stavano per inaugurare a Haifeng di un capo militare nei cui confronti non nutrivo alcun rispetto. Nel 1917, a ventun'anni, mi recai a Tokio a studiare per un anno all'Accademia Seijo, e in seguito avrei studiato economia politica all'Universit di Waseda. Mi fu possibile farlo grazie a una borsa di studio del locale signore della guerra, Chen Chiu-ming, che dava grande importanza all'educazione dei figli delle classi superiori perch vedeva in loro la chiave di modernizzazione della Cina. La mia famiglia si oppose e si rifiut di partecipare alle spese, cosicch a Tokio condussi la vita dello studente povero.
Nell'ambiente studentesco giapponese c'era un certo fermento e strinsi amicizia con un gruppo socialista e agrarista che considerava la distruzione del feudalesimo giapponese la chiave del mutamento e dello sviluppo del proprio paese. Entrai dunque in contatto con una societ molto pi moderna della nostra e al tempo stesso altrettanto pericolosa in materia di tradizioni conservatrici, ma circondato da giovani che avevano fiducia nel futuro e dotati di una coscienza politica che a me mancava. Con i miei compagni sentii parlare per la prima volta di sindacati contadini e di comuni agrarie.
Il 4 maggio 1919 fu il giorno in cui ebbe inizio la nascita della nuova Cina quando nella zona pi sviluppata del paese, quella dei porti del Sud, si svolsero mobilitazioni di massa e scioperi studenteschi per protestare contro il trattato di Versailles che cedeva le concessioni territoriali tedesche, veri e propri ridotti coloniali extranazionali nei nostri porti, ai giapponesi senza prendere in considerazione noi cinesi. Quest'ondata di scioperi e di manifestazioni studentesche cui parteciparono lavoratori e piccoli commercianti segn, in un certo qual modo, la nascita della coscienza nazionale.
In Giappone, noi studenti cinesi che ci eravamo incontrati studiando l, scendemmo in piazza e il 7 maggio fui ferito dalla polizia alla testa e alla schiena mentre partecipavo a una manifestazione. Un centinaio di compatrioti furono feriti dai giapponesi quel giorno.
Nel luglio 1921 mi laureai e feci ritorno in Cina. Mi recai a Canton dove entrai per caso in contatto con Chen Tu-hsiu, che di recente aveva collaborato alla costituzione del Partito comunista cinese, creato sull'onda della rivoluzione russa da una dozzina di studenti e professori di Shanghai e di Pechino e che mi offr un glorioso avvenire di impegno e sofferenza al servizio della causa dei poveri. In quei giorni ero pronto a mettere in gioco la mia vita, avevo solo bisogno di una causa per cui valesse la pena farlo. Ci accordammo sul fatto che la mia militanza sarebbe stata clandestina e che avrebbe dovuto promuovere a Haifeng lo studio del marxismo, di cui gi in Giappone avevo letto alcuni testi fondamentali.
Un paio di mesi pi tardi avevo creato nella mia terra natale un piccolo gruppo di studenti, organizzati nella "Societ per lo studio del socialismo", e pubblicai nel giornale "Nuova Haifeng" un articolo intitolato "Appello a tutti i miei concittadini" in cui, bench in modo piuttosto generico, sottolineavo i pregi di una societ che abolisse la propriet privata, la legge, il governo, lo stato.
Il primo ottobre 1921 Chen Chiu-ming, il locale signore della guerra, mi nomin direttore dell'Ufficio dell'educazione di Haifeng.
Conoscendo il mondo contadino come lo conoscevo, seppure ingenuamente credevo che l'educazione potesse spezzare la prima catena che teneva legati alla schiavit contadini e figli dei proprietari terrieri. Questo lavoro insieme con il signore della guerra non era in contraddizione con la mia recente posizione politica. Nei primi giorni di lavoro, infatti, non mi limitai a promuovere lo sviluppo delle scuole e a controllare la qualit dell'insegnamento, ma inserii tra le materie di studio la ginnastica, il teatro d'opera e le danze tradizionali.
Frattanto diedi vita insieme ad altri compagni a una rivista chiamata "Cuore rosso" che si autoproclam voce di operai e di studenti, bench fosse fatta solamente da studenti e non ci fossero a Haifeng operai e contadini in grado di leggere. La nostra rivista si scontr duramente con il giornale locale.
Il primo maggio 1922 organizzai uno spettacolo teatrale e una sfilata con gli adolescenti della scuola media. La parata era preceduta da una bandiera rossa e da striscioni a favore del bolscevismo, da cembali, tamburi e fuochi d'artificio. Non riuscimmo a coinvolgere nessun operaio o contadino. Fu molto infantile e ottenni solo che si creasse una forte avversione contro la mia persona.
Pochi giorni dopo i proprietari di terre cominciarono a fare pressione, si diffusero voci secondo le quali obiettivi erano l'introduzione del comunismo nel paese e la nazionalizzazione delle donne. Una delegazione dopo l'altra si rec da Chen Chiu-ming per lamentarsi a tale proposito. Di conseguenza, il 9 maggio fui licenziato. Il mio incarico era durato sette mesi. In un certo senso mi sentivo liberato da un peso.


2.
Il partito auspicava che i propri militanti promuovessero circoli di studio e coinvolgessero gli operai stimolando la formazione di sindacati, ma io intuivo che la rivoluzione non si sarebbe mai potuta sviluppare in Cina e tanto meno a Haifeng se non fosse stata abolita la schiavit agraria. Decisi dunque di cominciare il mio lavoro nelle campagne.
E' una perdita di tempo e di energie mi dissero i miei amici di Haifeng. I contadini hanno troppa paura e non  possibile organizzarli. Poi sono cos ritrosi che non si riesce a fare propaganda tra loro.
Rimasi solo: quei socialisti alle prime armi non avevano fiducia nei contadini. Quando a casa mia si resero conto che volevo organizzare un movimento contadino, tutti i membri della famiglia, uomini, donne, vecchi e giovani, eccetto due dei miei fratelli, che per il momento si rifiutarono di esprimere la loro opinione, cominciarono a odiarmi profondamente. Mio fratello maggiore sembrava volesse uccidermi. Non gli feci caso.
Alla fine di maggio decisi di realizzare il mio primo obiettivo e mi recai nei dintorni nel villaggio nella regione di Chishan. Indossavo un vestito da forestiero, del tipo che normalmente portano gli studenti, e un cappello di paglia. La prima persona che trovai fu un contadino di circa trent'anni che stava lamentandosi vicino a un cumulo di sterco.
Si sieda, signore disse senza smettere di lavorare. Suppongo che sia qui per le tasse, dato che da queste parti non c' nessun teatro.
Mi affrettai a rispondere:
Non sono qui per le tasse. Vorrei solo diventare amico dei contadini. So che la vita  dura per voi. Cos ho pensato... bene, forse abbiamo qualcosa di cui discutere.
Oh s,  molto dura, ma questo  il nostro destino. Prenda una tazza di t, signore, prego, ma non abbiamo il tempo di parlare. Prego, non si arrabbi con noi.
E con queste parole il contadino se ne and.
Poco dopo mi si avvicin un giovane di vent'anni. Sembrava pi sveglio dell'altro, cominci a farmi domande:
Di quale battaglione fa parte? Di che cosa si occupa? Perch  venuto fin qui?.
Non sono un ufficiale n un impiegato pubblico risposi. Sono uno studente, sono venuto soltanto a fare un giro da queste parti e a conoscere qualcuno di voi.
Il ragazzo si mise a ridere.
Oh, ma noi non siamo una buona compagnia per un signore come lei. Desidera prendere una tazza di t? E anche questo, come il primo contadino, se ne and senza guardarsi intorno. Avrei voluto aggiungere qualcosa, ma era gi troppo tardi perch potesse sentirmi.
Ero molto contrariato, mi ricordavo di quello che mi avevano detto i miei compagni e sentivo la rabbia crescere dentro. Me ne andai nel paese vicino. Qui fui accolto dal latrato dei cani. Mi mostrarono i denti, ringhiarono, in una manifestazione di chiara ostilit, ma equivocando lo presi per una sorta di benvenuto e continuai testardamente il mio cammino.
Le porte erano tutte chiuse e non c'era anima viva nel villaggio. Alcuni erano andati al lavoro nei campi, altri al mercato. Mi recai allora in un terzo paese. Il sole stava scomparendo all'orizzonte. Cominciava a far buio, cos decisi di non entrare nel villaggio poich temevo di insospettire i contadini, quindi tornai verso casa.
In casa mia mi trattarono come un nemico. Nessuno mi voleva parlare, tutti avevano gi mangiato, lasciando per me solo un po' di zuppa. La mangiai e mi ritirai in camera mia. Aprii il mio diario con l'intenzione di annotare i risultati di quel primo giorno di lavoro, ma risultati non ce n'erano. Mi buttai sul letto e mi rigirai tutta la notte, pensando a diversi piani d'azione. Appena vidi che era giorno mi alzai. Presi qualcosa per fare colazione e tornai nel villaggio in cui ero stato il giorno prima.
E' venuto a riscuotere ci che le devono, signore? mi chiese un vecchio contadino.
No, no protestai. Al contrario, sono venuto per aiutare voi a riscuotere i vostri debiti. Vi si deve molto, lo sapete? Forse l'avete dimenticato. Ma io ho deciso di aiutarvi a ricordarlo.
Starebbe gi bene che non dovessimo soldi ad altri. Ma chi  mai che dovrebbe del denaro a povera gente come noi?
Come, non lo sapete? I proprietari di terre ve ne devono un mucchio. Hanno sprecato il loro tempo anno dopo anno, mentre voi vi fate in quattro per la mole di lavoro. E alla fine dovete anche pagargli l'affitto! Un "mow" di terra (un sesto di acro) non  costato ai padroni delle terre pi di cento dollari e voi contadini dovete lavorare questo "mow" per cento anni. Provate a calcolare quanto vi rubano in tanti anni. Abbiamo deciso che non  giusto, e cos sono venuto per discuterne con voi e per vedere come si possa recuperare ci che i proprietari terrieri vi devono.
Il contadino si mise a ridere.
E' troppo bello per essere vero. Se solo gli devi uno "sheng" di riso, ti bastonano e ti portano in prigione. Ma  questo il destino. C' chi il riso lo coltiva e chi lo mangia. Mi scusi signore, ma ora devo andare al mercato.
Come ti chiami? gli chiesi.
Oh, sono uno di questo villaggio. Venga pure, qualche giorno, se ha tempo.
Capii che non aveva nessuna intenzione di dirmi come si chiamava e non insistetti.
Nel villaggio erano rimaste solo le donne. Gli uomini erano al lavoro nei campi. Sarebbe stato inopportuno che mi si vedesse parlare con le donne. Fui incerto sul da farsi per un bel po', infine mi incamminai verso un altro villaggio. Di fatto ne battei diversi quel giorno ma con gli stessi scarsi risultati. Anche quella volta potei scrivere ben poco nel mio diario.
Durante la notte mi venne in mente che quando parlavamo con i contadini usavamo espressioni troppo complicate. Probabilmente buona parte dei nostri discorsi era incomprensibile. Presi una serie di frasi astratte e di termini difficili e cercai di tradurli in un linguaggio pi semplice. Poi ideai un nuovo piano d'azione. Decisi di non entrare pi nei villaggi ma di cogliere quel che potevo dalla vita a un incrocio di strade e di cominciare la propaganda da l. E cos feci.
La mattina mi diressi verso il tempio di Lun-shan. Le strade principali di diverse regioni si incontravano in quel punto. I contadini che normalmente percorrevano quelle strade erano soliti fermarsi per riposare davanti al tempio. Cominciai a parlargli delle loro condizioni di vita. Parlai delle cause della loro povert e di come liberarsi dall'oppressione. Portai degli esempi sul modo in cui i proprietari terrieri li sfruttavano e spiegai che era necessario organizzarsi.
All'inizio parlai soltanto con due o tre contadini, poi gradualmente la cerchia si allarg. Divent cos una piccola riunione. Stavano in ascolto, in parte esitando e in parte credendo. Non pi di quattro o cinque si unirono alla conversazione. Una decina circa si limit ad ascoltare. Ma anche questo non era un risultato da poco. Cercai di spiegare perch i contadini si dovessero organizzare.
Se i contadini si uniscono possono ottenere una diminuzione degli affitti. I proprietari non potranno opporsi. Le tasse illegali e ogni tipo di oppressione devono finire. I padroni non potranno continuare a usare la legge a loro piacimento.
Di cosa vai farfugliando? mi grid arrabbiato un vecchio contadino. Faresti meglio a dire a Ming-ho che non vada in giro a riscuotere gli affitti arretrati. Forse allora creder che tu non ti stia prendendo gioco di noi.
Ming-ho era un mio parente, mercante e proprietario di terre. Stavo per replicare quando, all'improvviso, un ragazzo seduto dietro di me sbott:
Questo non  il modo di parlare rimprover al mio oppositore. Tu lavori nelle terre di Ming-ho. Se Ming-ho diminuisse l'affitto, saresti il solo a beneficiarne. E io? Io non pago l'affitto a lui. Il punto non  chiedere qualcosa a qualcuno, ma scoprire se possiamo organizzarci. Non si tratta solo di te, riguarda tutti.
Ero rimasto affascinato nell'udire questa risposta. Cercai di scoprire il nome di colui che aveva parlato e gli chiesi di venire a trovarmi quella notte. Venne e intrattenemmo una lunga conversazione in cui mi rivel che c'era un gruppo di contadini che appoggiavano quel che io dicevo, ma che la maggior parte aveva paura. Gli chiesi che portasse con s il gruppo dei sostenitori. Frattanto cominciai a preparare il t. L'acqua stava cominciando a bollire, quando Chang Ma-an fece ritorno con i suoi amici. Erano giovani contadini, tutti sopra la trentina, ma tutti svegli, a giudicare dal modo di fare e dalla conversazione. Cominciai a parlare del movimento contadino che mi sembrava la cosa pi urgente.
Tutti i giorni vado a fare propaganda, ma i contadini non mi prestano attenzione e non vogliono parlare con me. Che cosa devo fare? chiesi.
La prima ragione  che i contadini non hanno tempo da perdere mi disse Leng-pei. Un'altra  che i tuoi discorsi sono molto complicati. Anch'io a volte non li capisco. Inoltre c' il fatto che non hai amici tra i contadini. La cosa migliore sarebbe andare insieme al villaggio un giorno verso le sette, le otto di sera. E' l'ora in cui smettono di lavorare. E che cercassi di parlare in modo semplice.
E ricorda, quando parli nel villaggio non stare a discutere di dio e dei santi.
Non obiettai nulla. Quando i miei ospiti se ne andarono scrissi sul diario: "Il successo non  lontano".


3.
Cominciai a entrare nelle case dei contadini introdotto dai miei nuovi compagni e presto fu possibile realizzare un incontro nel distretto di Chishan. Impostai la discussione attraverso domande e risposte e parlai della schiavit della terra, della crudelt dei latifondisti e della strada verso la liberazione. Fu un successo, mi chiesero che all'incontro successivo portassi un grammofono e mettessi della musica.
Mi recai anche in altri villaggi e tutto filava liscio; ci imbattevamo tuttavia in un ostacolo: al momento di chiedere ai contadini di unirsi all'associazione, i contadini rispondevano:
Sono pienamente d'accordo, se gli altri aderiscono lo far anch'io.
Se state tutti ad aspettare che altri lo facciano, passeranno mille anni prima che qualcuno si decida al primo passo. Immaginate che molti contadini siano fermi sulla sponda di un fiume aspettando di attraversarlo a guado, ma che tutti abbiano paura e nessuno si decida ad andare avanti per primo. Nessuno potr attraversare il fiume. Dobbiamo prenderci per mano e cominciare ad attraversare. Se qualcuno esita, se qualcuno viene trascinato dalla corrente, gli altri potranno aiutarlo.
L'esempio fu efficace. Chiesi i loro nomi e in diversi si decisero a darlo; cominciai ad appuntarli su un quadernetto, ma vidi che diventavano subito diffidenti. Decisi di non annotare nulla. A ogni modo il reclutamento fu assai lento, bench la propaganda fosse efficace: in un mese non eravamo riusciti a mettere insieme pi di trenta adesioni.
Un fatto inatteso ruppe l'inerzia del processo. Intervenimmo in una lite tra due famiglie che stava per finire a coltellate perch si accusavano reciprocamente della morte di una bambina. L'intervento del nostro gruppo imped che le cose volgessero al peggio, e al tempo stesso tenemmo testa al rappresentante dei latifondisti che voleva intervenire pretendendo soldi da entrambe le famiglie, e quasi lo prendemmo a botte. Questo fece aumentare enormemente il nostro prestigio e cominciarono ad aderire nuovi membri.
Stabilimmo la nostra prima regola. Nessuno dei membri della nostra associazione avrebbe potuto prendere in affitto la terra che precedentemente era stata di un altro contadino anche se fossero stati i latifondisti stessi a proporlo; chi avesse compiuto questo errore sarebbe stato gravemente multato. I membri dell'associazione frenavano cos l'aumento degli affitti e ottenevano terre nuove per coloro che ne fossero rimasti privi. Le nostre azioni impedirono in vari distretti l'aumento degli affitti dal momento che eravamo riusciti a eliminare la concorrenza tra i contadini stessi.
Non passava giorno o notte in cui non organizzassimo un incontro in qualche villaggio e cominciarono a piovere nuove adesioni di contadini all'associazione, in media due dozzine al giorno; aprimmo anche un dispensario a Haifeng e ottenemmo che un medico che simpatizzava con la nostra causa se ne occupasse. Creammo un scuola per i contadini. All'inizio insegnavamo ai bambini i rudimenti dell'aritmetica perch i latifondisti non li ingannassero, e le caratteristiche fondamentali che permettevano di distinguere i cereali e gli strumenti di lavoro. La scuola aveva inoltre un suo campo per la semina, alla quale contribuivano i padri degli alunni e che gli alunni stessi lavoravano ricavandone il sostentamento per il maestro. Cominciammo con una scuola, ma presto ve ne furono ben dieci nel nostro territorio.
L'associazione decise inoltre di attuare un programma di rimboschimento: i contadini dapprincipio opposero resistenza sostenendo che i beneficiari di questa operazione sarebbero stati i proprietari delle terre, ma presto si resero conto che chi davvero ne ricavava vantaggio erano coloro che la terra la lavoravano.
Il primo gennaio 1923 fondammo l'Associazione dei contadini di Haifeng, con quasi centomila iscritti. Parteciparono sessanta delegati che rappresentavano ventimila famiglie. Fui eletto presidente in mezzo a tavolate di poveri (molto riso e poco altro), suonavano cembali e tamburi e sventolava la bandiera dell'Associazione a quadri rossi e neri. Tema centrale di quel convegno erano i problemi legati all'organizzazione e dedicammo buona parte del tempo anche a discutere sul modo di arbitrare i conflitti, facendo s che l'Associazione intervenisse nel modo pi appropriato per proteggere i contadini nelle vertenze con i latifondisti e prendesse parte alle dispute tra i contadini stessi regolando nel modo migliore le controversie. Stabilimmo di dare grande impulso al dipartimento per la propaganda e alle scuole contadine, grazie all'appoggio degli studenti. Realizzammo che, nonostante l'enorme crescita, non avevamo ancora forza sufficiente per presentare la richiesta che pi ci stava a cuore e che avrebbe portato a uno scontro diretto con i latifondisti: la riduzione degli affitti; cosicch stabilimmo di rimandare la richiesta di cinque anni. Avevo imparato qualcosa dall'esperienza dell'ultimo anno, ad agire con cautela. Le pressioni erano molto forti, e venivano da latifondisti sempre assenti che esercitavano il potere attraverso giudici corrotti, estorsioni, esecutori prezzolati. Sollevammo dunque la richiesta di "fermare la corruzione" e stabilimmo di non pagare pi tangenti a poliziotti e funzionari.
Organizzammo una grande festa per l'anno nuovo e promettemmo che si sarebbe fatta una danza del dragone come mai se ne erano viste. Circa diecimila contadini si concentrarono in un grande spiazzo di fronte al tempio di Ling Tsu. Dopo la musica, la danza e il discorso, gridammo: "Viva i contadini!". Un grido semplice, ma che non si era udito in questa regione dall'eternit, e mille voci si unirono alla mia. Avevamo costruito un potere.
Nel febbraio 1923 i latifondisti passarono all'azione. In un certo senso l'atteggiamento prudente del magistrato di Haifeng, che aveva mantenuto una posizione neutrale, rese possibile la crescita dell'organizzazione. Ma prima o poi si sarebbe arrivati allo scontro, dal momento che la nostra organizzazione cresceva ogni giorno affiliandosi centinaia di contadini e la nostra influenza si faceva sentire fino alla regione vicina di Lufeng.
Chu Mo era una latifondista che viveva in una lussuosa dimora in citt e fino a che gli fu possibile pretese di aumentare gli affitti. Uno dei suoi contadini si rifiut di pagare, influenzato dalle azioni della nostra Associazione. Chu mand degli esattori che minacciarono e aggredirono il contadino. Questi fece appello all'Associazione. Non potevamo lasciar correre, dovevamo agire. Incontrai cinque famiglie che avevano in affitto le terra di Chu e le convincemmo ad abbandonarle. Chu li port in tribunale. Ma il giudice era un mio vecchio compagno di scuola che oltretutto doveva dei favori alle associazioni. E, caso eccezionale, non diede corso alle denunce dei latifondisti.
Chu Mo convoc i proprietari terrieri, si radunarono in cinquecento. In seguito venni a conoscenza di questi incontri e degli argomenti trattati: "Abbiamo comprato le nostre terre con denaro buono, paghiamo le tasse al governo e ora questi delinquenti delle associazioni contadine vogliono la nostra terra e le nostre donne e hanno cominciato a comprare i giudici affinch maltrattino i proprietari terrieri. Se non facciamo stare al suo posto questo farabutto di P'eng P'ai subiremo grandi perdite, sia noi sia il governo".
Si form una societ dei proprietari chiamata la Societ di protezione dell'agricoltura. Raccolsero centomila dollari e fecero ricorso per il caso di Chu Mo. Il giudice si spavent per queste pressioni e fece arrestare i sei compagni dell'Associazione.
Stavamo aspettando questa mossa e immediatamente radunammo le masse. Gli attivisti dell'associazione cominciarono a percorrere tutti i villaggi e il giorno dopo un esercito di straccioni della campagna cominci a entrare in citt, concentrandosi al suo interno. Presi la parola seduto su un carro che trasportava erba. Dissi cose molto semplici: che i sei prigionieri erano innocenti e che se non li avessimo liberati saremmo stati vittime dello stesso destino. Dichiarai che offrivo la mia vita in cambio della libert dei prigionieri, e aggiunsi che l'avrei data ben volentieri. Era mia responsabilit e dovevo assumerla. Altri presero la parola per denunciare che il denaro dei latifondisti proveniva dai prodotti della terra che loro raccoglievano e invocarono lo sciopero degli affitti. Ci furono anche compagni che a gran voce parlarono della spartizione delle terre. Come presidente dell'Associazione, mi recai a parlare con il giudice. Era molto spaventato, preso tra due fuochi, non sapeva dove nascondersi. Pioveva quando andai a casa sua. Avevo minacciato che se non si fosse fatta giustizia avrei dato ordine di bruciare i raccolti. La spuntai. Poteva fare poco avendo a disposizione solo una dozzina di poliziotti male armati; e soprattutto davanti a quella folla infervorata. Liber i prigionieri. Quando i detenuti uscirono dal carcere fu una gran festa, nel cielo cominciarono a volare fuochi d'artificio e tutta la citt rimbombava. Noi cinesi con il rumore spaventiamo i demoni della paura che ci portiamo dentro. Per questo il nostro popolo ha inventato la polvere da sparo.
Chiesi a tutti i presenti chi avesse il merito della vittoria. Alcuni gridarono il mio nome, altri dissero che era merito dell'Associazione, altri ancora dei lavoratori. Dissi loro che senza i seimila contadini che erano l di fronte a me, un P'eng P'ai avrebbe potuto fare ben poco.


4.
Dopo la vittoria, l'Associazione si estese alle regioni di Ch'aochou, P'uning e Huilai in due mesi. Al principio dell'estate 1923, era diffusa in sei regioni e contava centotrentamila iscritti. La sede centrale aveva dieci stanze, pubblicavamo le nostre relazioni, si facevano statistiche e ricerche. Abbiamo ottenuto anche dei miracoli: grazie alle associazioni neutralizzammo le bande locali che smisero di rubare ai contadini poveri.
Fu allora che un tifone rase al suolo le coste e le terre del Mar Cinese meridionale. Quando l'inondazione si ritir, le sedi generali delle associazioni erano piene di un mare di corpi umani dolenti. A migliaia tiravano avanti mendicando o narrando orrori.
Ci fu un incontro tra i dirigenti dell'Associazione. C'era il timore che se fosse stata avanzata la richiesta di abbassare gli affitti, i proprietari di terre avrebbero contrattaccato e noi non avremmo avuto la forza di sconfiggerli. Una parte di noi riteneva che si potesse chiedere la diminuzione degli affitti solo nei casi estremi in cui le famiglie avessero perduto tutto, ma si trattava di una proposta priva di senso: la stragrande maggioranza dei contadini era stata gravemente colpita dalle inondazioni. Ci accordammo su una richiesta di diminuzione degli affitti del trenta per cento, e dovetti far pesare tutto il mio prestigio per contenerla entro questo limite; infatti ritenevo che andare oltre ci avrebbe portato a uno scontro all'ultimo sangue con i latifondisti. Scrissi a Chen, il signore della guerra della regione, spiegandogli la situazione terribile in cui versavano i villaggi, dove si moriva di fame e di malattia, pregandolo di non prestar fede alle voci che circolavano. Intanto i latifondisti continuavano a soffiare sul fuoco.
Facemmo un lavoro immenso di propaganda e impedimmo la riscossione degli affitti in certe zone. I quadri pi deboli si ritirarono dall'Associazione: tra loro vari studenti figli di latifondisti, come il nostro segretario all'educazione.
La reazione non si fece aspettare. Il 15 agosto, costretto dalle pressioni dei latifondisti, il giudice Wang dichiar: "Il capo dei banditi, P'eng P'ai sta pianificando una rivolta", e ordin alla polizia di arrestare i contadini per strada.
La reazione della nostra gente fu unanime: i contadini armati di pietre e bastoni dispersero la polizia e nelle strade stracciarono la dichiarazione di Wang. Il giudice chiese rinforzi, si chiuse con la polizia nella caserma e cominci a fortificarla. La nostra fu una vittoria effimera; fino alla notte controllammo la citt, ventimila contadini si riunirono in un incontro che suscit grande entusiasmo, ma quella notte le truppe di Chen entrarono in citt.
Il giorno dopo passarono al contrattacco. Le truppe, le bande dei latifondisti e la polizia di Wang attaccarono i quartieri generali dell'organizzazione e arrestarono venticinque dirigenti, tra cui il presidente Yang Chi-shan. Fui costretto a fuggire saltando per i tetti. Quella notte stessa proposi di armare i contadini, ma altri membri dell'associazione mi convinsero che sarebbe stato un suicidio, che avrei dovuto parlare col signore della guerra e prendere tempo.
Mi diressi a Laolung ed ebbi un incontro con Chen Chiuming. Gli feci tre richieste: che fossero liberati i prigionieri, che fosse concessa la riorganizzazione delle leghe e che gli affitti fossero ridotti finch fosse perdurato lo stato di emergenza. Il signore della guerra accett di legittimare di nuovo l'associazione e la riduzione degli affitti, ma disse che i prigionieri dovevano essere processati.
Feci ritorno di nascosto a Haifeng e qui incontrai i dirigenti dell'Associazione. La situazione dei nostri prigionieri era terribile, in carcere venivano loro confiscati i pacchi con il cibo, inoltre avevano distrutto il nostro ambulatorio e non era possibile aiutare i feriti. La rivolta era nell'aria, ma da soli non potevamo farcela. Decidemmo di girare le citt per raccogliere fondi a sostegno dei prigionieri.
A Hong Kong feci qualche lavoro legato al Partito comunista, ma dedicai la maggior parte del mio tempo alla causa dei prigionieri. In una delle numerose visite nel quartiere di Chen per reiterare le nostre richieste vidi nell'anticamera del suo ufficio i contadini ricchi, i proprietari terrieri, i capitalisti, i funzionari, i compratori: mi resi conto che non avevo niente da fare l. Un sacco di tipi con le facce pingui, grassi mostri che ululavano intorno a Chen, fitti come mosche. Mi sentii scoppiare di rabbia. Avrei voluto avere un mitra fra le mani per farla finita con tutti quei farabutti. Me ne andai da Huichow.
Cominciai a lavorare nelle contee a est di Canton organizzando associazioni contadine; riuscii a farmi passare per un funzionario di Chen e aprii un ufficio a Swatow. Qui mi innamorai di una studentessa, Hsu Yu-ching, da cui poco dopo ebbi una figlia. Pi tardi - la vita  davvero strana - avremmo vissuto con la mia prima moglie e i nostri figli.
Chen Chiu-ming cerc di assoldarmi e mi offr un posto nel suo stato maggiore; avevo saputo del suo atteggiamento ambiguo davanti alle richieste dei contadini e non risposi in un senso n nell'altro, mantenendo una certa vicinanza con lui per insistere riguardo agli obiettivi dell'associazione. In questa particolare situazione feci ritorno a Haifeng. I proprietari di terre non osarono affrontarmi a viso aperto perch sembrava che io fossi nelle grazie di Chen e questo equivoco mi tutelava. Parlai con la gente e portai a molti il messaggio che mantenessero viva l'organizzazione, e che sarebbero venuti tempi migliori. Cominciai a lavorare clandestinamente e con una copertura qualsiasi aprii un ufficio. In occasione di una delle visite di Chen organizzai un incontro per fare pressione e per mostrargli il nostro punto di vista, ma i contadini nella loro saggezza non vollero partecipare. Non riuscimmo a raccogliere pi di cinquanta persone. Uno dei nostri dirigenti che era uscito dal carcere chiese a Chen perch studenti e operai potevano organizzarsi mentre i contadini non potevano farlo. Non ottenne risposta. La situazione era di nuovo confusa. Provai a ricostituire le associazioni, la prima fu quella di Chiesheng sulla costa.
Nel marzo 1924, Chen Chiu-ming torn a Haifeng e fu persuaso dai locali proprietari terrieri che la cosa giusta fosse disperdere le leghe contadine per la loro vicinanza politica con il governo filocomunista di Sun Yat Sen a Canton. Chen mi convoc a una riunione cui partecipavano il giudice e alcuni proprietari terrieri.
Il professor P'eng  un buon uomo ma le sue azioni sono estremiste, come proporre la riduzione degli affitti e fare appelli alla violenza disse il giudice Wang.
Non siamo qui per discutere del mio carattere ma dell'accusa di estremismo. Se abbiamo una colpa,  quella di essere stati troppo moderati. I padroni, invece, sono stati assolutamente estremisti in un anno di sciagure. L'associazione non ha forse ridotto volontariamente le sue richieste al trenta per cento? Il generale ci crede, e non crede nelle sue assurde accuse che stiamo preparando una ribellione contadina. Ci che crede  che il vero estremismo sta nel distruggere l'Associazione e nel mettere in carcere i suoi dirigenti.
Chen approv con un cenno d'assenso queste parole. A quel punto andai avanti accusando Wang e suo cugino di stare intascando il denaro che mandavamo ai prigionieri. Chen sembr indignato. I latifondisti reagirono accusandomi di aver raccolto soldi per comprare armi. Wang cerc di smorzare i toni tirando fuori la nostra parentela. Gli risposi che anche se fosse stato mio padre o mia madre non gli avrei mai perdonato i crimini che aveva commesso contro il popolo.
La riunione si sciolse, rimasi solo nella sala con una delle guardie del corpo di Chen. Quando tutti se ne furono andati, l'uomo mi disse che chiedeva di affiliarsi a una delle nostre unioni contadine.
Approfittando della situazione organizzai un festival di tre giorni a Haifeng che serv da copertura per un congresso dei contadini. Chen mi invi un messaggio chiedendomi che non si tenessero rappresentazioni di opere popolari; sembrava che avessero pi paura delle nostre allegorie, delle nostre battaglie simboliche tra contadini e dragoni che della propaganda diretta.
La tensione si accrebbe e il 17 marzo comparvero sui muri della citt cartelli che dicevano "P'eng e l'Associazione favoriscono la propriet comune di donne e beni, inventano calunnie per confondere le masse. Il giudice ha gi ordinato una prima volta lo scioglimento, se disubbidiranno di nuovo saranno puniti duramente. Tutti i contadini sono avvertiti".
Facemmo una riunione e decidemmo di passare alla clandestinit: il nostro momento non era ancora arrivato.
Mio fratello e l'editore del giornale rimasero a capo dell'organizzazione mentre io mi trasferii a Canton.


5.
Canton non era la stessa citt di prima e il Partito comunista non era lo stesso. Eravamo i figli bastardi e senza dubbio privilegiati di un'alleanza tra il nazionalismo progressista di Sun Yat Sen, incarnato nel Guomintang, e l'Unione Sovietica. Come tali, noi comunisti costituivamo l'estrema ala sinistra del K.M.T. ed eravamo sostenuti non solo dalla crescita della nostra organizzazione tra gli operai delle citt del Sud della Cina e di Pechino, ma anche da dei consulenti sovietici e dagli equipaggiamenti che arrivavano dall'esercito nazionalista.
La rivoluzione nazionale, una volta sconfitti i signori della guerra e il feudalesimo che li appoggiava, avrebbe aperto la strada alla rivoluzione sociale. In questo contesto, il partito aveva considerato la lotta agraria come subordinata alla lotta militare. L'obiettivo politico da privilegiare era innanzitutto la liberazione militare delle regioni settentrionali e orientali per indurre la lotta agraria, e non il contrario; la liberazione militare era la condizione fondamentale per poter sviluppare l'agrarismo in un sistema democratico borghese.
Ci non implicava che nelle zone sotto il controllo della provincia di Guandgdong, dove dominava il K.M.T., non si sarebbe potuto sviluppare un ampio movimento agrario e come tutte le proposte politiche anche questa era suscettibile di interpretazione da parte delle masse e, ai margini, dagli attivisti di partito.
Il partito mi commission l'organizzazione agraria nei dintorni di Canton. Tenni conferenze e organizzai assemblee e in due settimane gli iscritti alle leghe contadine aumentarono da quattro a settemila uomini; mi scontrai con i capi militari della zona e ottenni l'appoggio del governo locale del K.M.T.
Il Partito comunista e l'ala sinistra del K.M.T. avevano deciso di creare un Istituto per dirigenti contadini, che formasse organizzatori e militanti, e ottennero la fiducia del Comitato esecutivo del K.M.T. Le mie iniziative a Haifeng e il mio ultimo lavoro mi avevano dato prestigio e fui nominato direttore dell'Istituto del movimento contadino che nacque il 30 giugno 1924. Iniziammo con un corso di un mese per trenta allievi. I partecipanti al primo corso erano per la maggior parte attivisti convinti, studenti che si erano uniti al movimento del 4 maggio e desideravano andare in aiuto del popolo e organizzarlo. Solo pochi fra loro erano contadini, e quasi tutti erano iscritti al Partito comunista o simpatizzanti.
Gli studenti avrebbero dovuto evitare di offendere le credenze magiche o religiose dei contadini. Evitare di parlare apertamente di rivoluzione e di bagni di sangue. C'era una grande mole di lavoro esecutivo e sul campo. Io sapevo bene che organizzare i contadini non era una passeggiata. Ogni domenica li portavo nei campi a fare lavoro organizzativo. L'addestramento comprendeva marce, viaggi a cavallo e l'organizzazione di grandi assemblee.
Verso la fine di luglio la scuola non solo stava creando dei dirigenti, ma riusciva persino a rafforzare le leghe agrarie nella provincia. Il 28 luglio organizzammo una grande assemblea contadina nell'Universit di Guandgdong, nella quale prese la parola Sun Yat Sen e cui parteciparono duemila persone. Sun Yat Sen promuoveva una politica moderata in materia agraria e faceva appello alla moderazione, a mettere in primo piano la rivoluzione nazionale: arrivava al punto di dire che bisognava guadagnare alla nostra causa perfino i proprietari terrieri. Si diceva che era un simpatizzante della causa contadina, ma questo discorso moderato aveva l'obiettivo di bilanciare l'influenza dei comunisti. In breve, chiedeva che cercassimo una soluzione pacifica ai problemi della terra. Ma i latifondisti non la pensavano cos.
Lavorai insieme ai miei studenti in un nuova direzione che non includeva soltanto la capacit di muoversi nei villaggi e la sensibilit alle richieste dei contadini, e feci in modo che fosse la polizia di Canton ad addestrarci militarmente. In seguito passammo a organizzare squadre di autodifesa nelle comunit. Si trattava di organizzare forze di sostegno per le future battaglie contro i signori della guerra, ma anche di rafforzare il potere dei contadini. Fui nominato comandante delle milizie agrarie.
Verso la fine di agosto si licenzi la prima generazione di militari dell'Istituto e subentr la seconda.
Cominciai a collaborare come segretario con l'Ufficio contadino del K.M.T., insediato in quella che era stata una vecchia fabbrica di cemento nei dintorni di Canton. In settembre ci furono assegnate risorse economiche destinate alla propaganda. Le nostre attivit e quelle dell'Istituto si scontrarono molte volte nella regione vicina a Canton con l'assenza di una politica agraria reale del K.M.T., con i suoi negoziati e compromessi.
Durante gli ultimi mesi dell'anno vissi una vera e propria guerra contro i latifondisti locali mentre le associazioni crescevano vorticosamente, ma ogni volta che arrivavamo sul bordo del precipizio l'esercito del K.M.T. interveniva e negoziava una conciliazione. Le richieste dei contadini erano contenute mentre i latifondisti assenteisti si riempivano la pancia a Hong Kong lasciando che il popolo morisse di fame.
Al principio del 1925 il K.M.T. lanci la tanto annunciata offensiva, la campagna dell'Est. Si trattava di ripulire la regione dai signori della guerra e l'obiettivo di questa prima azione era il mio vecchio conoscente Chen Chiu-ming. Chiedemmo al comandante dell'esercito Chiang Kai-shek che non si approvvigionasse di viveri lungo il cammino, che non reclutasse facchini e portatori con la forza e che non usasse le case private come quartier generale. In cambio mettemmo a disposizione dell'esercito del K.M.T. le leghe agrarie e i nostri organizzatori.
Precedetti l'esercito di quattro o cinque giorni per organizzare l'insurrezione contadina. Quando la divisione di avanguardia del K.M.T. fece il suo arrivo a Haifeng li prendemmo alla sprovvista, accogliendo i soldati con musica e festeggiamenti: le squadre contadine armate avevano liberato la regione con lance e coltelli.
Negli scontri a Taipu rischiai di morire mentre stavo mettendo una mina nei dintorni della fortezza. Fu il mio discutibile esordio, come combattente. Molto pi interessante fu il modo in cui approfittammo dell'avanzata dell'esercito nazionalista promuovendo tra i contadini la riduzione degli affitti del venticinque per cento e l'organizzazione delle milizie. Verso la fine di aprile 1925 c'erano nei dintorni di Canton centosessanta organizzazioni contadine con quasi duecentomila iscritti.
La morte di Sun Yat Sen nel corso della spedizione esacerb ulteriormente le contraddizioni tra l'ala destra del K.M.T. e la sua ala sinistra, alla quale facevamo riferimento per sostenere l'alleanza. Una fazione di destra insorse a Canton, ma fu sconfitta.
Nel maggio 1925 si celebr il congresso agrario del K.M.T., spinto fondamentalmente da forze organizzate dai comunisti; ma in considerazione dell'alleanza con il K.M.T., nonostante fossimo i promotori della lotta agraria, noi comunisti seguimmo la linea ufficiale di subordinazione delle esigenze del movimento contadino alla lotta politica e alle citt. La direzione del nostro partito non aveva ben inteso quale fosse il centro vitale della rivoluzione cinese, nonostante le numerose dimostrazioni che i contadini avevano dato della propria volont e dedizione. In parte ci era dovuto al fatto che il partito era cresciuto enormemente nelle citt, ma solo il cinque per cento dei suoi militanti erano contadini. E questo condizionava il suo punto di vista, per quanto tre mesi prima del quinto congresso l'Internazionale comunista avesse dichiarato, per bocca di Bucharin, che i contadini erano diventati una forza costitutiva e fondamentale nella rivoluzione cinese. Pertanto nel congresso non si appoggi la riduzione degli affitti del venticinque per cento, di fatto gi ottenuta a Haifeng e nel vicino distretto di Lufeng. Senza dubbio il movimento cresceva e le misure organizzative lo rafforzavano.
Nell'ottobre 1925 parte la seconda spedizione verso est. L'esercito del K.M.T. liber Haifeng e giunse fino a Swatow. Con il passaggio dell'esercito l'ondata della mobilitazione agraria si scaten. In mille assemblee feci appello alla riduzione degli affitti. Il mio vecchio datore di lavoro, Chen Chiu-ming, fugg a Hong Kong, ma non ottenemmo alcun vantaggio dalla sconfitta dei latifondisti. Il K.M.T. ci obbligava a moderare le richieste agrarie. E a Haifeng decidemmo di procedere, chiedendo innanzitutto una riduzione degli affitti del quarantanove per cento e pi tardi del sessantaquattro per cento e colpendo duramente i latifondisti che nell'ultimo anno avevano distrutto villaggi, bruciato vivi i contadini che si erano uniti all'organizzazione e ucciso quarantotto dei nostri dirigenti.
Delle tre tendenze presenti nel movimento, noi rappresentavamo la pi radicale. Mentre noi a Guandgdong portavamo avanti la nostra guerra contro i latifondisti, la sinistra del K.M.T. auspicava un movimento lento e passivo che appoggiasse lo sforzo militare; la linea dominante del P.C.C. era invece cercare la conciliazione con il K.M.T. e frenare pertanto l'estensione delle nostre proposte alle altre regioni per assicurare il mantenimento dell'alleanza nazionalista-comunista.
Nel maggio 1926 ci fu il secondo congresso dei contadini del Guandgdong. Parlai con le idee e col cuore. A volte perdevo il controllo della voce che diventava rauca, quando raccontavo gli orrori perpetrati dai latifondisti, dai giudici e dalle milizie dei signori della guerra contro le associazioni contadine e i villaggi; dissi che ci sono limiti nella storia e nel comportamento degli uomini, e che questi limiti all'orrore erano stati di gran lunga superati; non potevamo frenare la giusta richiesta dei contadini riguardo alla riduzione degli affitti, e neppure stavamo proponendo, nonostante le voci che si diffondevano sempre pi insistentemente, una spartizione delle terre, ma soltanto di limitare gli eccessi dei latifondisti. Mi imbarazzavano i complimenti che mi venivano rivolti per il progresso del movimento nella mia terra natale, a Haifeng, che a quell'epoca chiamavano "la piccola Mosca", poich non eravamo in grado di estendere ovunque il suo esempio. Giunsi alla conclusione che la rivoluzione contadina stesse avanzando nonostante tutto. Nel giugno 1926, l'esercito del K.M.T. part per la spedizione al Nord. Anche se dapprima rimasi a Guandgdong come responsabile degli uffici, finii poi per guidare una milizia di seicento soldati contadini che alla fine dell'anno giunse con l'esercito fino a Hankow.
Nel frattempo feci da mediatore per i conflitti di Hua. Nell'agosto 1926 le guardie bianche dei latifondisti avevano massacrato gli abitanti di questa regione, trentamila persone al nord di Canton: venticinque villaggi furono bruciati e i loro abitanti assassinati; il Comitato centrale del partito mi invi sul luogo e riuscii a smobilitare le milizie contadine e a ottenere l'appoggio dell'esercito per distruggere le guardie bianche dei latifondisti, un esercito irregolare di assassini e di saccheggiatori. Militarmente riuscimmo a isolarli, ma la rete di alleanze esistente ci imped di distruggere totalmente una forza che era fedele ai latifondisti. Bench fossimo accolti a Canton come trionfatori il 14 settembre, il giorno seguente vi fu un nuovo attacco a Hua che culmin in un massacro e diversi villaggi contadini furono ridotti in cenere; la repressione prosegu e il giorno dopo vari dirigenti furono fucilati; vi furono saccheggi, rapimenti e incendi che proseguirono nei giorni seguenti in tutta la regione.
In nome di quale alleanza poteva essere consentito tutto questo? La forza del movimento contadino era la nostra forza. Le loro richieste erano giuste e non si poteva permettere che nei territori controllati dal K.M.T. i latifondisti massacrassero i contadini. Nel nostro partito, intanto, prevaleva una delle linee pi conservatrici che avessimo mai tenuto, quella che in accordo con il K.M.T. sollecitava a entrare nelle organizzazioni i "latifondisti buoni". Questa situazione stava generando un grosso dibattito. I consiglieri dell'Internazionale comunista in Cina, capeggiati da Borodin, convocarono a novembre una conferenza nella direzione del partito a Shanghai, e fu approvato un piano pi radicale dei precedenti: includeva la richiesta di confisca delle terre dei latifondisti "malvagi", i malvagi "shenshi" che si erano alleati con i militari reazionari, e anche quella delle terre di propriet di templi e monasteri; si parlava infine della creazione di milizie contadine. In qualche modo l'accordo rimase lettera morta e non circol neppure nel partito. Dove l'organizzazione agraria esisteva, faceva grandi progressi, ma la sua crescita non veniva promossa. Si giunse ad affermare in una riunione del C.C. del P.C.C. che la richiesta di spartizione delle terre era puro infantilismo.
All'inizio del 1927, l'avanguardia dell'agrarismo rivoluzionario era nella scuola dei quadri di Canton, diretta dal compagno Mao Tse-tung con cui io collaboravo. Stavamo formando la sesta generazione; la quinta, uscita l'ottobre precedente, aveva portato al movimento trecentodiciotto dirigenti, di cui molti nati nei villaggi. Mao aveva scritto diversi rapporti in cui sollecitava lo sviluppo della rivolta agraria, ma la direzione del partito non ne aveva tenuto conto.
Frattanto esplosero le tensioni tra il partito e l'ala destra del K.M.T.; del resto si erano inasprite sempre pi dopo la morte di Sun Yat Sen. Il K.M.T. poteva desiderare l'unificazione repubblicana della Cina e la sua modernizzazione, ma la sua idea della nuova Cina includeva tra i protagonisti da un lato i grandi commercianti che erano contro l'organizzazione operaia e dall'altro i latifondisti che odiavano il movimento agrario.
Lo strumento della controrivoluzione fu il generale Chiang Kai-shek e la sua azione fu diretta soprattutto contro i comunisti e le organizzazioni popolari. Il sangue scorreva per le strade a Shanghai e a Canton. I nostri militanti furono fucilati senza alcun processo, i migliori dirigenti del movimento operaio gettati nelle caldaie bollenti delle locomotrici, i sindacalisti e i soldati progressisti accoltellati a centinaia dalle sciabole dei carnefici. Il 12 aprile cominci la controffensiva. Nonostante fossimo consapevoli delle tensioni, noi speravamo ancora che fosse possibile cercare una conciliazione evitando la rottura, e l'unica cosa che facemmo fu invece rafforzarla. Credevamo ci che volevamo credere. Migliaia di militanti pagarono con la vita l'ingenuit del partito. I migliori figli della Cina furono gettati nelle strade con la testa mozzata o il corpo pieno di piombo. Il partito fu annientato nelle citt del Sud.
Il Comitato centrale propose una linea di riorganizzazione cercando di mantenere l'alleanza con quanto restava della sinistra del K.M.T. e il 27 aprile si celebr il quinto congresso del P.C.C. a Wuhan. Gli agraristi, Mao e io stesso proponemmo una linea di ribellione contadina, la creazione di un esercito rosso e la radicalizzazione delle richieste agrarie. L'alleanza con la sinistra del K.M.T., dove questa era sopravvissuta, persisteva. Vi era una situazione generale di confusione, di caos. La destra del K.M.T., con l'esercito che i russi contribuirono ad addestrare, continu la caccia.
Dovevamo ritirarci? Un partito di dirigenti pu passare alla clandestinit, ma come si possono coprire le organizzazioni di massa? La trappola era stata preparata, mentre eravamo convinti di avanzare stavamo retrocedendo. Sorsero rivolte coordinate e pi o meno spontanee. Il primo maggio insorsero i contadini di Haifeng, sotto la guida di mio fratello Hai Yuan. L'occupazione di Haifeng dur nove giorni, poi gli uomini furono costretti a ritirarsi fra le montagne lasciandosi alle spalle la base dei contadini che avrebbero subto la repressione.
Ma il nostro progetto continuava a essere incoerente e contraddittorio. Il congresso approv contro il nostro parere un programma agrario moderato cercando di conservare i rapporti con quel che restava della sinistra del K.M.T. quando ormai questa non aveva pi nessun potere e la maggioranza del K.M.T. desiderava solamente addentarci alla gola.
La politica delle rivolte fu un fallimento totale e vi perdemmo le nostre forze migliori. Ci ribellammo a Nanchang il primo agosto e a partire dall'8 settembre cominciarono le ribellioni del Raccolto d'autunno, che per non erano coordinate tra loro, e quindi piene di eroismo ma vane. Dopo le prime vittorie effimere si scaten la brutale reazione dell'esercito. Nel pieno della rivolta tornammo a prendere le armi in mano: bastoni, picche, lance e pietre a Haifeng, con una nuova vittoria parziale che scaten l'ennesima repressione.
Il partito mi invi a Hong Kong, dove mi stabilii clandestinamente per creare una rete di appoggio con gli emigrati di Canton e Shangai e per ricostituire il partito.


6.
La linea delle insurrezioni a ogni costo predominava in un partito disgregato, obbligato alla clandestinit, con le sue forze isolate, ferocemente perseguitato.
Cos nel novembre 1927 fui incaricato dalla direzione del partito di preparare una nuova insurrezione nella zona di Haifeng e Lufeng. Perlomeno la direttiva di partito permetteva di portare avanti le richieste dei contadini.
Dopo un breve lavoro di organizzazione, le associazioni insorsero per la terza volta. Con un rapido colpo di mano distruggemmo la piccola base militare del K.M.T. Ma la cosa eccezionale fu l'iniziativa delle masse agrarie che volevano la libert. I contadini si sollevarono in armi spontaneamente in tutta la zona di Haifeng e Lufeng. Sorsero quattordici soviet in altrettanti dipartimenti della regione. Fui a capo del governo sovietico di cui stabilimmo la sede in un tempio buddhista nei dintorni di Haifeng.
Il 18 novembre, dopo la liberazione di un'intera regione e con l'accompagnamento dei suoni eterni degli strumenti musicali contadini e dei grandi gong sottratti ai templi, cominciammo i lavori per la Costituente del soviet di Hai-Lufeng.
E cos, nella prima sessione del soviet, di fronte alle centinaia di delegati contadini, cominciai a raccontare loro il mondo. Un mondo che loro mai avrebbero visto e che io non avrei dovuto conoscere. Parlai dei demoni bianchi inglesi, non quelli di Hong Kong, bens della lontana Inghilterra, e parlai delle macchine per la raccolta, che lasciavano i contadini senza lavoro, e dei demoni gialli giapponesi e delle loro enormi navi da guerra di acciaio, e di un cinema in una citt che si chiamava Parigi e di Marx e del suo discepolo e amico Lenin e della ragnatela dell'esercito rosso che nasceva a Mosca e arrivava fino alle nostre montagne.
E ottenemmo le prime vittorie militari, e mettemmo i prigionieri davanti alla moltitudine e ad essa chiedemmo quale castigo avremmo dovuto dare a chi aveva attentato alla sacra propriet comune della terra. La moltitudine rispose che si doveva tagliargli la testa, e siccome il contadino dubita costantemente della sua forza, delle sue capacit e del suo destino, tagliammo le teste a tutti, anche se spargere sangue non  mai stato un bene, ma la rivoluzione  anche un giovane drago furioso e terribile che in nome del futuro si mangia il presente.
Discutevamo con uomini e donne che non erano convinti, e che in maniera goffa ci chiedevano quale sarebbe stato il loro destino: la terra confiscata sarebbe stata ridistribuita o lavorata in comune? E quelli che avevano appoggiato le leghe agrarie fin dalle origini non avevano una qualche priorit nella divisione? E coloro che possedevano terra e non la coltivavano non dovevano cedere questa parte ad altri affinch la coltivassero? E le famiglie che crescevano o diminuivano non obbligavano a una costante ridistribuzione delle terre? Quale parte del raccolto sarebbe stata destinata a pagare giudici, funzionari, amministratori e uomini del soviet? E la terra non si sarebbe dovuta misurare in base alla sua fertilit piuttosto che alla sua dimensione? E non era forse vero che un contadino abile rendeva la terra pi fertile?
E dovevamo organizzare la vita, e prendemmo decisioni sulle vedove dei nemici e su come il soviet avrebbe dovuto trovargli marito, e migliorammo le condizioni di vita dell'esercito rosso, cui non bisognava procurare solo armi, ma anche scarpe; decretammo il diritto al divorzio con l'opposizione di molti uomini e il favore delle nuove organizzazioni delle donne: e se, quando i latifondisti bruciavano i villaggi con i contadini dentro le case, le donne morivano come gli uomini, perch non potevano anche loro imparare a combattere? E cos fu costituita una brigata femminile di trecento combattenti. Mettemmo il nostro simbolo sulle banconote e organizzammo il contrabbando della nostra migliore produzione industriale, il sale, attraverso le linee nemiche. Stabilimmo la giornata di dieci ore nei campi e di otto per donne e bambini e procedemmo alla spartizione delle terre e alla consegna di terre collettive per il lavoro.
In materia di organizzazione cercai di semplificare al massimo l'amministrazione, centralizzando il pi possibile le decisioni in questa fase di guerra. Tutto ci sulla base della democrazia delle assemblee.
Fu un periodo in cui a malapena riuscivo a sorridere. Venni a sapere dai compagni di partito che mia moglie era stata uccisa dal K.M.T. e che i miei figli erano scomparsi; non avevo la minima idea della sorte di mia figlia con Hsiao. Ero unito da un legame di sangue ai contadini che rappresentavo.
Costruimmo un ospedale e una piccola armeria che poteva solo aggiustare vecchi fucili e organizzammo il terrore rosso. I contadini erano meno crudeli dei latifondisti, ma dovevamo eliminare la base dei proprietari terrieri perch non si potessero risollevare.
I giovani socialisti avviarono una campagna contro la religione, ma furono frenati dai contadini, che non vollero che si distruggessero templi venerati dagli abitanti; mentre non fecero opposizione alla distruzione degli idoli di monasteri o di templi dei latifondisti. Questa saggezza delle comunit contadine fu sostenuta dal soviet.
Alla fine di gennaio venne sferrata la prima offensiva militare del K.M.T. contro la zona sovietica. Le nostre milizie male armate riuscirono a prevalere, ma il nostro isolamento aumentava e non c'era modo di mantenere una relazione con altre zone dove il partito era forte o raccogliere i resti degli eserciti rossi delle insurrezioni dell'autunno precedente, ora smembrati e distrutti.
La nostra sorte era segnata da destini incontrollabili. In febbraio l'esercito avanz e i suoi cannoni distrussero le nostre milizie. Il soviet sprofond nel nostro sangue.
Riuscii a fuggire a Shanghai. Qui in terribili notti di solitaria clandestinit, cambiando nome e sentimenti, riuscii a scrivere un libretto in cui raccontavo i mesi della libert agraria. E venni a conoscenza del fatto che nel Sesto congresso ero stato nominato membro del Comitato centrale del partito nonostante la mia assenza.
Tornai di nascosto alla zona sovietica di Hai-Lufeng nel 1929 e cercai di riorganizzare le basi, ma dato il clima di terrore vigente era un'impresa praticamente impossibile.


7.
Dal primo agosto erano stati organizzati incontri per commemorare l'insurrezione di Nanchang a Shanghai e i bianchi erano molto inquieti. Il 26 agosto a causa di una delazione ci fu un raid poliziesco nel territorio francese di Shanghai e noi membri del comitato militare fummo arrestati. Caddi nella retata assieme a Yang Yin, leader della rivolta a Canton.
Fummo portati nell'ufficio di Pubblica sicurezza e il 28 nella caserma di polizia di Lunghua. Cercai di nascondere la mia vera identit con lo pseudonimo di Wang Tzu-an, ma fui scoperto a causa di una soffiata. La stampa si rallegr per la mia cattura. Il demonio rosso di Haifeng era nelle loro mani.
Speravo che il partito preparasse un colpo di mano per liberarci, ma le mie speranze svanivano con il passare delle ore. Non sapevo che un gruppo speciale di combattimento era stato inviato da Zhou Enlai per riscattarci. Il gruppo riusc a introdursi a Shanghai e riusc ad avere accesso a un deposito segreto di armi nelle vicinanze della porta Nord. Le armi erano ricoperte di paraffina per conservarle; mentre le pulivano si stavano perdendo ore decisive.
Una volta scoperto, non aveva senso che dissimulassi la mia posizione e non avevo certo intenzione di dare loro il piacere di mostrarmi pentito. Si vive per ci per cui si muore. Utilizzai il processo per ribadire che il futuro era nelle mani del Partito comunista, che i nostri morti sarebbero stati vendicati e le nostre richieste sociali sarebbero risorte in tutta la Cina. Conclusi dicendo che a Hai-Lufeng avevamo portato davanti alle sciabole dei giustizieri molti giudici come quelli che ora ci giudicavano, che non avrebbero ottenuto niente continuando a interrogarmi, che era una perdita di tempo, che mi portassero fuori e mi fucilassero una buona volta.
Il 30 agosto fui torturato per cinque ore. I miei torturatori erano molto goffi e non sapevano esattamente che cosa volevano da me.
Nella solitudine della cella e con l'aiuto di uno dei miei carcerieri potei scrivere un biglietto per Zhou Enlai: "Questa volta non possiamo salvarci dal terrore bianco. In tre abbiamo ammesso apertamente la nostra identit e abbiamo fatto il miglior lavoro di propaganda che potevamo tra i soldati".
Quello stesso giorno fui portato nel cortile della caserma della polizia di Lunghua, due soldati mi trascinavano quasi di peso perch non potevo camminare. Mi misero con le spalle contro un muro bianco. Faceva caldo. Parlai con i soldati che stavano per fucilarmi, dissi che prima di premere il grilletto pensassero bene a quello che stavano facendo, che loro erano contadini. L'ufficiale diede l'ordine di fare fuoco ma i soldati non spararono. Allora l'ufficiale tolse il fucile a uno dei soldati e me lo punt contro. Cercai di gridare "Viva la rivoluzione!", ma il proiettile fu pi veloce e la frase rest incompiuta.
Gli uomini che si preparavano a prendere d'assalto la caserma, quando finalmente riuscirono ad avere le armi pronte seppero che ero gi stato fucilato. L'uomo che mi aveva denunciato, Pai Hsin, fu giustiziato da un colpo sparato da un comunista per le strade di Shanghai qualche giorno dopo.
Gettarono il mio cadavere in una fossa senza nome insieme a quelli dei miei compagni. Non potevo aspirare a miglior compagnia.
Questa  la mia storia.


11.
DI ITALIANI E RICORDI.


1.
Il padre del padre del padre di mia madre era italiano. Di lui so solo che era marinaio. Alla met del diciannovesimo secolo naufrag sulle coste del mar Cantabrico nel Nord della Spagna, fece innamorare di s una donna, la ingravid e scomparve. Suo figlio, anni dopo, ingravid un'altra donna e fugg anche lui. Questa seconda donna mor durante il parto e suo figlio Adolfo, mio nonno, crebbe in un orfanotrofio, da cui usc per diventare marinaio.
Mia madre, nell'adolescenza, cambi il cognome paterno aggiungendovi una "h", trasformando dunque Maojo in Mahojo. Non era la prima volta che il cognome cambiava: prima di essere Maojo, era stato Malocchio. Il mio bisnonno era il figlio abbandonato di un certo Malocchio, dal soprannome dell'italiano capostipite.
Mia madre contrabbandava abiti da bambino negli anni sessanta, occupazione di cui mi sono sentito sempre molto orgoglioso e che, come scoprii pi tardi, aveva ereditato da suo padre, che a sua volta l'aveva ereditata da suo nonno, l'italiano. Adolfo, mio nonno, essendo capitano di marina mercantile negli anni trenta si dedicava al contrabbando di pizzi di Bruges e Malines, di zucchero di canna e liquori. Una volta sentii un vecchio marinaio, nel quartiere asturiano di Cimadevilla, raccontare ammirato una delle sue avventure: quella in cui il capitano contrabbandiere Alfonso Maojo, nel momento in cui stava per essere catturato dai carabinieri con un carico di zucchero di canna nelle vicinanze della costa (all'epoca il governo spagnolo proteggeva lo zucchero locale ricavato dalla barbabietola, di qualit inferiore e pi caro di quello di canna), cominci ad alimentare le caldaie della sua nave con quella polvere bianca, e i fochisti una palata via l'altra dentro alle caldaie mentre il vapore lasciava dietro di s un imponente pennacchio di fumo nero profumato alla melassa e al caramello, e in questo modo entr trionfalmente nel porto di Gijn alla faccia delle guardie doganali e per la gioia dei bambini.
Nel 1934 mio nonno Adolfo si diede al contrabbando di pistole belghe per i gruppi giovanili anarcosindacalisti che preparavano la rivoluzione. Fu scoperto e arrestato quando, durante una perquisizione, la polizia trov in casa sua decine di pistole nascoste nel cassone di una grande persiana avvolgibile. Nella caserma della guardia civile lo torturarono per fargli confessare a chi erano destinate le armi. Per un'intera settimana lo tennero legato a un tavolo, senza scarpe, e gli bastonarono le piante dei piedi. Confess di contrabbandare armi, ma, stando agli atti, non fece mai i nomi dei destinatari. Si dovette portarlo a casa a braccia alcuni giorni dopo. Era un contrabbandiere con dei princpi, e da lui nessuno sarebbe mai venuto a sapere il nome dei suoi clienti.
Durante la guerra civile si un alla marina militare rossa e arm un peschereccio di venticinque metri munito di artiglieria, il "Jos Mara Martnez", che compiva incursioni sulla costa gallega per forzare il blocco dell'esercito franchista, dedicandosi essenzialmente a infiltrare guerriglieri e a rubare vacche per migliorare l'alimentazione dei miliziani. Durante una di queste incursioni, in una notte di gennaio, la sua barca fu attaccata da un caccia e affondata.
Mia madre conserva di suo padre una sola fotografia, nella quale mio nonno sorride, e ricorda anche che una volta le port come regalo di Natale degli stivali di plastica quando la plastica ancora non si conosceva, e una bambola russa.
Ricostruisco la storia familiare colmo d'amore per i miei, e come sempre non so quanto vi sia di vero e quanto sia leggenda di famiglia, la materia di cui sono fatte le trib come la nostra. E ritorno al marinaio Malocchio, il contrabbandiere originario, mentre nel ricordo la sua storia si mescola con quella di un altro italiano: Malalengua o Malabocca, lo chiamavano.


2.
In Spagna c'era la guerra.
Me l'hanno sempre raccontata, l'ho considerata sempre come la nostra guerra. Le sue canzoni passarono di generazione in generazione e sessant'anni dopo l'assedio di Madrid mia figlia le canta con suo nonno e le cantiamo quando la trib si riunisce, e con "el quinto quinto quinto, con el quinto regimiento", ulula Seplveda e anche l'Arpaia; e Laura Grimaldi e Tropea se la cavano con "la letra de la fonda donde se reparte metralla, e los cuatro generales que se han alzado que se han alzado canta" tutto serio "el Gordo" Chavarra. E Paloma ricorda che con "las bombas se hacen, mamita m, tirabuzones, las madrileas".
Fu la guerra dei liberi contro tutti gli altri: latifondisti, clero oscurantista, generali, truppe mercenarie, aerei di Hitler, blindati di Mussolini, falangisti e "requets".
E i nostri erano gli eserciti popolari, e il fronte era l'ultimo fronte antifascista. In seguito avremmo conosciuto meglio la complessit delle vicende, le sfumature; ma anche cos sarebbe rimasta sempre la nostra guerra.
Nel luglio 1936 insorsero i generali e dopo una settimana di complotti e manovre contorte, tumulti di piazza, indecisioni e chiarimenti, si poteva definire una mappa politica del paese: le grandi capitali, Madrid, Barcellona, Valencia, erano nelle mani della Repubblica, che conservava l'Aragona, i Paesi baschi, la costa orientale e le Asturie a eccezione di Oviedo. La Galizia, la Navarra, parte dell'Andalusia, l'Estremadura, parte della Castiglia e il territorio del Marocco dove era di stanza il vecchio esercito coloniale erano nelle mani dei militari.
Sul finire del 1936 Madrid, la sua difesa o la sua conquista, era diventata l'epicentro della guerra. Un intervento tedesco appena dissimulato e un imponente intervento italiano avvantaggiavano i militari insorti; il fascismo giocava la sua partita sul grande scacchiere europeo. La Repubblica contava su uno scarso appoggio di francesi e sovietici e sulle Brigate internazionali costituite da volontari antifascisti di tutte le parti del mondo. In dicembre fu combattuta la prima battaglia in difesa di Madrid, poi la battaglia del Jarama e in seguito la presa di Malaga da parte dei fascisti, cui partecip un imponente corpo di spedizione italiano.


3.
Nel giugno del 1965 mia madre venne ricoverata nella Clinica spagnola di Citt del Messico perch stava per avere il suo terzo figlio. Le tribolazioni del parto si protrassero per pi di un mese, perch le si erano rotte le acque e si vide obbligata a restare a riposo nel reparto maternit, in attesa della nascita di quello che sarebbe stato mio fratello Carlo.
La Clinica Spagnola  una strana isola in mezzo a una citt sconvolta, anche in quegli anni davvero tranquilli; da un lato affiancata dai contrafforti della colonia Polanco, un quartiere di classi abbienti e di soldi ricavati dal commercio e dall'usura, e ai confini con una zona industriale di fabbriche di automobili e di birra. E' circondata da un'enorme recinzione di mattoni e al suo interno, sparsi in un enorme giardino, vi sono diversi padiglioni isolati l'uno dall'altro. La vita tende a trasformarli in isole e a ignorare che a trenta metri dalla gioia della Maternit c' il reparto dei malati terminali.
Io avevo quindici anni e ancora molti libri da divorare, e approfittavo delle lunghe serate in attesa della nascita di mio fratello per passeggiare per i parchi, leggere e fumare la pipa, un vizio un po' insulso, ma interessante come fatto estetico, ivi compreso il profumo di tabacco che ti lasciavi dietro. Ritenevo che fumare la pipa mi desse l'aria importante del futuro scrittore che a quell'epoca, in mancanza della scrittura, mi era necessaria.
Gironzolando incontrai Eusebio Carranza, che stava cercando di sfuggire alle monache, e che, nonostante avesse la tubercolosi a uno stadio avanzato, voleva morire fumando. Carranza doveva essere allora sui sessantacinque anni. Io gli fornivo sigarette di nascosto e lui mi dava qualcosa di molto pi importante, mi raccontava storie. Piccolo di statura, indossava una vestaglia grigia con una cintura in cui inciampava continuamente e un pigiama azzurro chiaro abbottonato storto, e aveva uno sguardo terribile, che quando ti fissava era inquietante, ma poi si trasformava lentamente in uno sguardo affettuoso, via via che l'infezione lo indeboliva, e da nemico diventavi un vago alleato. Era uno di quei narratori essenziali che sono capaci di trovare l'aggettivo giusto in mezzo ai ricordi, la metafora che rimane in testa dopo lunghi anni e ritorna a spiegare molte cose; fumavamo, giocavamo a scacchi e mi raccontava storie. Io dovevo essere l'unico interlocutore interessante che aveva a disposizione, perch i suoi figli non andavano a trovarlo (aveva una strana vicenda di terribili, davvero terribili, rotture familiari che lo avevano lasciato solo e di cui non mi raccont mai granch). Eusebio, dopo essersi assicurato che io fossi di sinistra, in seguito a un interrogatorio da sfinimento in cui fui costretto ad ammettere che credevo nelle virt del socialismo e che affermavo l'esistenza della lotta di classe, mi raccont la battaglia di Guadalajara.


4.
A sessantacinque chilometri da Madrid, sulla via del nordest che da Saragozza portava in Francia, il settore del fronte di Guadalajara era stato molto passivo negli ultimi mesi; c'era stata solo qualche scaramuccia nel dicembre del 1936, durante la prima grande offensiva contro Madrid. Era tutto cos tranquillo che tra le due linee nemiche si scambiavano giornali e sigarette.
La battaglia del Jarama aveva lasciato estenuate le forze repubblicane e alcune brigate che avevano circa il cinquanta per cento di perdite si stavano rimettendo in sesto nei paesi tra Alcal de Henares e Madrid, e non si aspettavano di essere protagoniste della storia futura; tra queste c'era la dodicesima Brigata internazionale, guidata da un ungherese che aveva combattuto nella Rivoluzione di ottobre, il mitico generale Lukacz, e il cui commissario politico, il tedesco Gustav Regler doveva in seguito dimostrarsi uno scrittore di vaglia. Era costituita principalmente dal battaglione Garibaldi, che raccoglieva gli italiani antifascisti delle brigate, e da un gruppo internazionale di cavalleria slavo; in vista della battaglia imminente, al Garibaldi dovevano unirsi due battaglioni spagnoli. Gli italiani della Dodicesima venivano da tutti gli angoli del pianeta, da un esilio alimentato dalla persecuzione che la dittatura di Mussolini aveva prodotto. L'esilio antifascista aveva condotto qui i suoi uomini da Parigi e Bruxelles, ma anche da Los Angeles e New York, dall'Argentina, dall'Africa e dall'Australia.
L'8 marzo l'aviazione repubblicana rilev un sorprendente avanzamento su un ampio fronte lungo la strada da Sigenza a Guadalajara, in un altopiano con un folto bosco a met del percorso. Tre colonne motorizzate con carri armati e camion avanzavano a ventaglio. Si era sentito parlare di un'imponente concentrazione del corpo delle truppe volontarie italiane, il C.T.V., che era intervenuto con successo ad appoggiare Franco e i generali nella recente battaglia di Malaga. In effetti, Mussolini vuole vincere la guerra in Spagna. Se Franco e le sue truppe scelte fanno fiasco a Madrid, lui, stratega a distanza, con l'esercito fascista italiano che ha avuto il proprio banco di prova nelle guerre coloniali, potr superare lo stallo.
A met febbraio il C.T.V. italiano aveva lasciato le postazioni di Malaga in mano a truppe della riserva spagnole e si era mosso alla volta di quella che sarebbe stata la sua impresa gloriosa, la rottura del fronte a nordest di Madrid e la presa della capitale. I corpi di spedizione italiani contavano su quattro divisioni corazzate e due miste al comando del generale Roatta; duecentocinquanta carri leggeri Fiat Ansaldo, milletrecento camion.
Il lavoro di riassetto  stato molto serio, ma la fiducia  eccessiva. La linea del fronte che attaccheranno e che costituisce parte della difesa globale di Madrid  coperta da postazioni fisse piuttosto sguarnite, con qualche nido di mitragliatrici. L'avanzata italiana sfonda di sorpresa il fronte a Mirabueno e prosegue lo spiegamento lungo strade e sentieri secondari per aprirsi un varco verso Guadalajara. Due divisioni e i corpi di artiglieria entreranno in azione e due resteranno di riserva per un secondo attacco; parteciperanno all'operazione novanta aerei con il compito di ostacolare l'arrivo di rinforzi repubblicani. L'ordine del giorno di Roatta  estremamente euforico: "Domani a Guadalajara, dopo domani ad Alcal de Henares e tra due giorni a Madrid".
Per quaranta minuti un attacco di artiglieria d inizio all'offensiva che si svolge su un terreno fangoso e con un freddo incredibile.
Sorprendentemente, il giorno 8 lo sfondamento del fronte fallisce; le forze repubblicane restano senza munizioni e in alcuni settori contrattaccano con le baionette. Si hanno ripiegamenti, ma in maniera ordinata. La pressione delle forze fasciste, per,  tremenda, e il secondo giorno il fronte si spezza. La situazione della Repubblica  terribile, i rinforzi che possono essere inviati la portano a diecimila uomini contro cinquantamila.
Il comando repubblicano, che sa che in quest'operazione si giocano le immediate fortune della guerra, manda le sue truppe migliori, l'Undicesima e la Dodicesima brigata internazionale e le divisioni di Lister, Mera, Galn e Nanetti: forze che si stavano rimettendo dai combattimenti, in fase di riassetto, e che avanzano sotto la pioggia, la neve e i bombardamenti.
Nonostante ci che ci racconta il mito, il mio mito, il nostro mito, quelli delle Brigate internazionali non erano immuni dallo sconforto; nei primi giorni del 1937 tre dozzine di uomini disertarono in Francia. In Spagna non avevano famiglia, n documenti, n nome, n retroterra, n figli, n passato. Solo pseudonimi e i ricordi di una guerra terribile che non sembrava pi tanto romantica come nelle prime settimane.
Il giorno 9 i rinforzi repubblicani cercano il contatto in un freddo terribile, tra la neve e il fango.
Lukacz, al comando degli internazionali, ha avuto una strana conversazione con Aldo Barontini che guida provvisoriamente il battaglione Garibaldi in assenza del suo capo: Combatterete contro gli italiani? Naturalmente. Siamo ansiosi di combattere contro i fascisti. Rispetterete i prigionieri? Certo, anzi li recupereremo e li uniremo al Garibaldi.
La conversazione avviene la sera del 9 quando l'Undicesima brigata internazionale sferra piccoli attacchi per contenere la rapidit del contrattacco italiano. Gustav Regler scrive: "Tutte le nostre battaglie erano iniziate nello stesso modo, nel caos". La divisione fascista Fiamme nere arriva fino al Palazzo Ibarra, una serie di costruzioni in mezzo al bosco, resti di una tenuta aristocratica e feudale. Sotto la sua pressione i tedeschi delle Brigate internazionali del battaglione Thlmann si ritirano. La mattina del 10, nei paraggi di Brihuega, i garibaldini si scontrano con le avanguardie degli italiani e fanno i primi prigionieri.
Sta di nuovo nevicando la mattina dell'11 marzo. Per la prima volta durante la guerra la Repubblica ha il controllo dell'aria: le piste di volo dei fascisti sono inutilizzabili per il fango, mentre gli aviatori repubblicani che partono dai dintorni di Madrid e di Alcal de Henares possono decollare e disturbare l'avanzata delle colonne corazzate italiane. L'attacco centrale tra Trijueque e Torija viene cos contenuto. Il 12 lo ritentano e di nuovo vengono fermati dalle truppe repubblicane. Hans Beimler annotava che "tra la sconfitta e il clima, li stiamo demoralizzando".
Herbert Matthews, il giornalista statunitense, aveva visto molte guerre, e certo non lo stup la disposizione che era stata data ai cadaveri dei soldati italiani: c'era rispetto per la morte nel modo in cui erano allineati in pile davanti alla chiesa del paese. Gli obici di mortaio cadevano con regolarit incredibile, ogni mezzo minuto: l'ufficiale italiano al comando della batteria era di una precisione sorprendente, trenta secondi esatti. Il primo contrattacco repubblicano era stato un successo. Lo avrebbe sfruttato il comando? Nei giorni seguenti Matthews vide come l'offensiva indugiasse, pens che fosse uno sbaglio, perch permetteva alle demoralizzate truppe italiane di scavare trincee e consolidare postazioni; poi si rese conto che altre due guerre erano in corso, una in cui per la prima volta in Spagna la Repubblica approfittava della propria superiorit aerea e lanciava nei dintorni di Brihuega 880 bombe da duecentocinquanta chili; e un'altra ancora pi strana, una guerra di parole.


3.
Mi pare di ricordare che in quelle serate, seduti sotto gli alberi della Clinica Spagnola, Carranza mi spieg che cosa stesse facendo lui sul fronte di Guadalajara: era una specie di staffetta tra i battaglioni spagnoli della dodicesima Brigata e il battaglione Garibaldi, una staffetta che serviva anche da guida perch in qualche modo conosceva il terreno. Non ho mai capito bene perch, ma ricordo che Carranza non mi sembrava castigliano, piuttosto andaluso; fatto sta che conosceva il territorio, e cercava una buona postazione per una batteria di skoda quando vide per la prima volta Malabocca.
Era un italiano piccolo, una specie di gnomo, sempre infreddolito e molto competente in fatto di calcio. E, secondo Carranza, il suo potere l'aveva nella lingua, sapeva insultare come nessun altro, non riusciva a pronunciare mezza dozzina di parole senza infilarci una parolaccia. Tant' vero che i suoi compagni lo chiamavano Malabocca.
Mi pare di rammentare che nei ricordi di Carranza il piccolo italiano fosse soprannominato Malabocca o Malalengua, forse perch us indistintamente entrambi i nomi. Tento una spiegazione: Malabocca, per gli italiani, Malalengua per gli spagnoli. Mi pare di rammentare che nei ricordi di Carranza il piccolo italiano si chiamasse Pietro, fosse veneziano (e lo so perch Carranza mi descrisse Venezia proprio come io la vidi anni dopo, e come gliela aveva descritta Malabocca), facesse il calzolaio e fosse o fosse stato annunciatore alla radio fino a quando i fascisti non lo buttarono fuori a calci. Pass un periodo in carcere e poi fugg in Svizzera dove visse con una corista di operetta spagnola, che odiava profondamente.
Come faceva Carranza a sapere tutte queste cose su Malabocca, un uomo che aveva conosciuto nei dodici giorni della battaglia di Guadalajara? Come faceva a sapere queste cose e altre ancora che mi raccont e altrettante che aveva dimenticato o che io ho perso nella mia povera memoria?
Malabocca cantava nel sonno. Fortunatamente dormiva poco e cantava a voce bassa. Fumava dei sigari orrendi che si disfacevano al solo guardarli tanto erano secchi, bench la pioggia e l'umidit impregnassero il bosco. Malabocca mangiava come un disperato e spiegava il perch: Bisogna sempre mangiare come se fosse l'ultima volta.
Era seduto in un capannello all'esterno mentre il commissario del battaglione interrogava i primi prigionieri fascisti. L lo vide Carranza. E poi insieme andarono in mezzo ai prigionieri e Malabocca strapp loro tutte le informazioni apparentemente pi inutili che pot: il nome della madre del capitano della seconda compagnia, la via dove viveva il comandante...
Tutto ci gli sarebbe poi servito nella guerra di parole.
Frenata la prima offensiva delle divisioni fasciste, con un clima impossibile per il mese di marzo e che invece aveva causato varie morti per assideramento tra i soldati di guardia, tra il 13 e il 18 la direzione delle Brigate internazionali mise in moto i suoi meccanismi di propaganda. Luigi Gallo, Teresa Noce, aiutati dal giornalista e romanziere russo Il'ja Erenburg e da Camen (Giuliano Pajetta), cominciano a produrre volantini, che venivano stampati a Madrid e ad Alcal de Henares e che inizialmente venivano buttati dagli aerei insieme alle bombe.
Regler, che aveva collaborato all'azione di propaganda, descriver la scena dell'arrivo dei primi megafoni. Qualcuno leggeva in italiano. Cade la neve, il messaggio nell'aria fredda, i polacchi alla sinistra del Palazzo Ibarra che stanno installando le mitragliatrici, i fascisti dentro, sulla sinistra i garibaldini:
L'odio della Spagna cadr su di voi. Fratelli italiani, il popolo spagnolo lotta per la sua libert. Disertate. Venite con noi, vi accoglieremo come compagni, noi, gli uomini del battaglione Garibaldi.
Un proiettile mand in pezzi il muro a pochi metri da dove si trovava Regler. "Niente male come risposta" si disse. Uno delle brigate francesi propose di piantarla con queste storie e rispondere al fuoco. Diversi italiani lo misero a tacere: La propaganda continui. Lo dicono con una sorta di giubilo. Gustav Regler cerca di capire questo sentimento. "C'erano lacrime, ma di felicit, si faceva sentire la lingua degli esiliati, parlavano di nuovo con coloro che non avevano voluto ascoltarli anni prima".
Tutto fu utile in quei primi giorni: opuscoli arrotolati intorno a un sasso e scagliati come bombe a mano, megafoni, bombardamenti aerei. Giunsero da Alcal de Henares due altoparlanti e un microfono, davanti ai quali venivano letti comunicati, oppure si formavano cori improvvisati che intonavano l'Internazionale.
Giuliano Pajetta, conosciuto in Spagna col nome di Camen, che concluse le sue lunghe peripezie per l'Europa a Mathausen e ne usc vivo, era il responsabile degli altoparlanti; ma questa era la voce ufficiale, che leggeva i comunicati mandati dalla sede delle brigate. Proprio allora entr in azione Malabocca.
Nel mezzo della notte i grammofoni erano stati portati vicino al fronte e improvvisamente, di colpo, si cominci a sentire "Bandiera rossa". Da Madrid era arrivata una camionetta con due grandi altoparlanti sul tetto che prima serviva per la pubblicit di un circo, la macchina arrivava con tutto l'equipaggiamento, compreso lo speaker che manteneva il suo stile: dieci magnifici elefanti, dieci... mentre insegnava agli italiani a utilizzare il congegno.
Malabocca si accost al commissario e gli chiese di lasciarlo lavorare, che lui era stato annunciatore alla radio. Per un po lesse i comunicati. Poi cominci a improvvisare.
Arrenditi Mariani. Tua moglie  un po' troia, e non ti sta mica aspettando, ti ha gi messo le corna con Alfredo il bottegaio... Leone, culattone, sarai anche capitano, per ti fai le reclute... Soldati della seconda compagnia, se avete freddo non preoccupatevi, il capitano Barone con gran piacere vi ficcher un dito nel culo, lo fa gi nelle retroguardie. Rosselli, sei l? Ha sempre gli incubi? Ladrone, delinquente, che in paese imbrogliavi sul peso della carne. Fascista di merda, non ti vuole nessuno.
Era proprio scatenato, sembrava sapere i nomi di tutti gli ufficiali e soldati che si trovavano nelle file nemiche, sembrava conoscere di ognuno qualche storia tremenda. Il commissario Barontini, dopo aver assistito divertito allo spettacolo per un quarto d'ora, gli si avvicin e gli disse in tono perentorio:
Malabocca, leggi il comunicato, smettila di insultarli. Se continui cos faremo in tempo a ucciderli tutti prima che si arrendano.
E Piero per qualche minuto ritorn ad attenersi al testo, ma c'era qualcosa pi forte di lui:
Capitano Pierini, sei un porco, non ti lavi mai. E' questo l'esempio che ci d Mussolini? Leoni, ti chiami ufficiale e ti togli le caccole dal naso in faccia ai soldati. Ti chiami ufficiale, culattone, e corri quando ti bombardiamo?.
La comparsa di Barontini concluse la festa. L'indomani le difese fasciste sarebbero state messe alla prova.
Piero, andiamo a dormire.
Noi, i veri italiani, gli uomini del battaglione Garibaldi, per ora vi salutiamo. Tra un po' verremo a trovarvi di persona. E ricordatevi, cani fascisti, il capitano Aldo si ruba le gavette con il pranzo. Malabocca disse questo o qualcosa del genere prima di lasciare che un disco che qualcuno aveva miracolosamente recuperato, con l'"Internazionale" cantata in italiano, inondasse l'aria gelata del bosco.
Alcune ore dopo, un commissario politico italiano, giunto da un altro settore del fronte, diede a Piero una bella lavata di capo.


6.
Il giorno 14 l'Undicesima brigata conquist Trijueque e port a casa un enorme bottino di guerra. In quello stesso giorno nella zona del Garibaldi si mosse il primo attacco al Palazzo Ibarra.
Regler, il commissario politico della Dodicesima brigata, era preoccupato; mentre le truppe prendevano posizione sulle linee avanzate, uno degli abissini del battaglione Garibaldi gli aveva fatto il gesto della testa tagliata, quel gesto universale di un dito steso che scorre lentamente lungo la gola. Regler parl con l'uomo per mezzo di un interprete:
Bisogna rispettare i feriti, i prigionieri, niente brutalit. Noi non siamo come loro. Il giovane abissino annu.
Quando cominciarono a risuonare gli accordi dell'"Internazionale" dal camion con gli altoparlanti, i polacchi inastarono le baionette. Barontini si lament della teatralit della cosa con il suo commissario politico: E questo cos', un assassinio con accompagnamento musicale?. Regler cerc di mediare: Perch non combattere con gli inni? Se dobbiamo morire facciamolo con l'accompagnamento. Barontini sugger di mettere Verdi. Regler gli disse che come commissario politico era d'accordo, ma non aveva il disco.
Il primo scontro  terribile: si combatte nel bosco, tra un albero e l'altro, avanzando metro dopo metro; i fascisti si ritirano lentamente, si giunge sino agli edifici, gli uomini del Garibaldi sono accompagnati da carri armati. La prima offensiva obbliga le camicie nere a rifugiarsi tra le mura del palazzo.
Durante la notte un asturiano riesce a infiltrarsi e a buttare nell'edificio un pacco di cartucce che provoca una tremenda esplosione.
Il frastuono non si  ancora dissolto quando dall'interno del palazzo si sentono giungere gli accordi dell'"Internazionale", ascoltati gi tante volte in queste giornate. Non si capisce bene, gli spari continuano ma continua anche il canto. Sono i fascisti che cantano? E' uno scherzo? Il comando del Garibaldi manda avanti una delegazione capeggiata da Nunzio Guerrini; quando arrivano a pochi metri dal palazzo un ufficiale lancia una granata e lo uccide. Il fascista cerca di fuggire e viene colpito dalla mitragliatrice del carro armato che copriva la delegazione. Quelli del Garibaldi entrano nel palazzo: si trovano faccia a faccia con i fascisti in preda a una tremenda tensione. Il dito sul grilletto, nessuno abbassa le armi. Brignoli interviene, d ordine ai suoi di non sparare e ai fascisti di gettare a terra le armi. In quel momento l'artiglieria repubblicana, all'oscuro del fatto che le sue truppe sono gi all'interno dell'Ibarra, spara una salva. Le cannonate mettono fine alle indecisioni, i fascisti gettano fucili e mitragliatrici e vengono condotti nelle retrovie; li precede il cadavere di Guerrini steso su una barella.
Regler vedr passare il suo abissino, che porta con s tre prigionieri legati con una corda e glieli mostra tutto allegro.


7.
Tra il giorno 15 e il 18, il fronte di Guadalajara si stabilizz: le migliori energie erano state brutalmente consumate nell'offensiva e nel contrattacco. Questa situazione era una vittoria per la Repubblica, per le Brigate internazionali e in particolare per i garibaldini.
La stampa di tutto il mondo lo sottolineava. Un documento dell'alto comando fascista affermava: "Anche tra le truppe migliori e pi valorose c' qualche vigliacco. Pertanto non dobbiamo stupirci se ce n' qualcuno anche tra noi. Ma noi ce ne libereremo".
Roman Karmen, il regista sovietico, inquadra con la macchina da presa i soldati del battaglione Lister mentre cancellano le scritte "Viva Mussolini" dalle pareti del villaggio di Brihuela. I soldati spagnoli raschiano accuratamente la calce dalle pareti bianche.
Questo fu il momento culminante della guerra di parole.
E Malabocca lesse in quei giorni comunicati ufficiali, esortazioni alla resa, offerte di cento pesetas a ogni disertore e, se voleva, la promessa di assegnarlo all'esercito repubblicano, richiami all'appartenenza di classe dei soldati delle divisioni fasciste; ma ogni volta che poteva, la sua lingua tagliente prendeva l'iniziativa. Le informazioni avute dai prigionieri dell'Ibarra risultarono di valore inestimabile. Raccont la storia di un capitano nemico che si era cacato sotto durante un bombardamento, le malattie veneree di un ufficiale medico, i furti dell'intendenza militare, gli affari intimi di un tenente che non si lavava mai i piedi e aveva un pistolino lungo un centimetro, oltre alle vicende di un fascista genovese che era arrivato al fronte direttamente dal carcere, dove era rinchiuso per furto. Le sue specialit erano la maldicenza, il pettegolezzo e l'insulto. Ed era potente. Carranza ricordava che una volta Malabocca riusc a mettere insieme un insulto di dieci parole, una cosa come "figlio di quella vigliacca puttana sifilitica miserabile e sfigata poveraccia di tua madre".
A Carranza sembrava di ricordare che qualche volta gli proibirono di continuare a utilizzare il microfono del camion del circo, o che durante un dislocamento della compagnia il camion fu lasciato indietro.


8.
Il 18 marzo  il giorno dell'offensiva tanto attesa. E' l'anniversario della Comune di Parigi, i battaglioni repubblicani attaccano su tutto il fronte pochi italiani con il morale a terra. La presa di Brihuega da parte della brigata di El Campesino e del battaglione internazionale Commune de Paris  il momento culminante della controffensiva. Duecento italiani dell'esercito fascista vengono catturati.
Si continua con un attacco su tutto il fronte utilizzando come asse la strada verso l'Aragona. Quattro o cinque giorni dopo il fronte si consolider. La battaglia di Guadalajara si  conclusa con un trionfo per la Repubblica.
A Brihuega, mentre ispeziona ci che gli italiani hanno lasciato, Matthews si imbatte in un gruppo di bambini molto contenti e chiede loro come mai:
Siamo molto contenti, gli aerei hanno distrutto la scuola.
Carranza raccontava che dopo lo scontro il suo battaglione si era unito alle forze di Mera e lui non aveva pi visto Piero.


9.
Malabocca era davvero esistito o era una di quelle benevole invenzioni che il passare del tempo forgia nella mente di chi ascolta e di chi racconta? Lui, Eusebio Carranza, credeva di ricordarlo cos e io lo ricordo come lui lo ricordava. Ho raccontato molte volte questa storia e nel raccontarla, migliorarla, perfezionarla, con arti di cantastorie, risorse di uno storico che ritrova nelle letture elementi che creano atmosfera, la storia aveva preso la forma in cui l'ho raccontata nei paragrafi precedenti.
Nel 1974 decisi di cercare Carranza e scrivere la storia di Malabocca, ma Eusebio Carranza era scomparso. Non ero pi andato a trovarlo dopo la nascita di mio fratello. Credo che tutto si ripresent nella memoria, la voglia di raccontare e il desiderio di incontrarlo, quando nacque mia figlia Marina e approfittai della situazione per frugare negli archivi durante lo splendido soggiorno in quei padiglioni, quando Paloma e io andavamo a trovare nostra figlia tutti i giorni nella sala delle incubatrici. Non fu un'impresa facile, sebbene fossi in buoni rapporti con il sindacato dei dipendenti della Clinica, di cui ero stato collaboratore. Carranza, Eusebio, non esisteva. Non comparivano n il nome n la cartella n la malattia. Nessuno sapeva se era morto, se era fuggito, se era guarito. Finalmente trovai una pratica nell'archivio centrale che sembrava coincidere: un uomo chiamato Arturo Carranza era stato curato per una grave forma di tubercolosi nel 1965, da giugno a settembre; e nient'altro. Non si capiva nemmeno bene per quale motivo lo avessero dimesso.
Anni dopo, supponendo che Carranza fosse stato comunista, chiesi di lui al mio vecchio amico Juan Ambou. Il mondo degli esiliati spagnoli in Messico  grande e piccolo; una specie di famiglia con amori e odi, in cui tutti sanno le piccole e le grandi storie e quasi tutti si conoscono anche se giurano di no. Stranamente Ambou non ne sapeva nulla. Mi sugger di chiedere agli anarchici, perch magari era un uomo della brigata di Cipriano Mera. Continuai a cercare in quella maniera negligente con cui i libri si fanno strada. Niente.
Nel 1988, Silverio Cailada, che mi porta molto affetto, mi sped dalla Spagna l'eccellente opera di Garca Durn sulle fonti per lo studio della guerra civile spagnola. Mi apr una serie di nuove porte.
L'archivio del Centro studi Piero Gobetti a Torino aveva realizzato verso la met degli anni settanta una serie di interviste a combattenti italiani delle Brigate, in particolare garibaldini, e ad altri antifascisti che avevano combattuto in Spagna con formazioni anarchiche in battaglioni di linea repubblicani. Mio padre mi procur una sintesi di queste prime interviste nel 1976 quando fu in Italia per visitare la Biennale di Venezia. Esaminai con attenzione il materiale. Niente Malabocca, niente Malalengua, come lo chiamavano gli spagnoli, nessuna traccia di un Piero veneziano e calzolaio.
Provai a cercare all'Archivio storico di Salamanca, ma non esisteva nessun elenco del battaglione Garibaldi. Esaminai l'ampia bibliografia riguardante la battaglia e trovai qualche notizia sulla guerra dei grammofoni e degli altoparlanti, ma niente sulla lingua sconcia di Piero. Rinunciai per un po'.
Anni dopo, durante un soggiorno a Roma, mi presentai all'Associazione italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna, che possiede un importante archivio di dati biografici sui combattenti. Esaminai alcune schede sulla scorta del mio povero italiano da turista turco, senza risultato.
L'unica traccia mi si present, anni pi tardi, su alcuni metri di pellicola nell'archivio Gaumont a Parigi. Si tratta di trentasette metri di materiale, etichettato erroneamente come "Sur le Front de Madrid" e che contiene un paio di scene di combattimento durante l'offensiva di Guadalajara. Verso la fine, si pu vedere un camion con due grandi altoparlanti sul tetto quasi piantato in una trincea. Un uomo dal naso affilato, piccolo, con radi capelli ricci e un sorriso maligno, sta parlando. Porta una giacca imbottita e ha le gambe dei calzoni avvolte in pezze di tessuto, come se si fosse fabbricato dei gambali. Mi feci proiettare il frammento una mezza dozzina di volte. Ero sicuro che si trattava di Malabocca. Teneva il microfono quasi senza dargli importanza, come se ci fosse abituato, e senza stringerlo come chi non sa usarlo e ha bisogno dei gesti per sostenere il discorso, perch deve concentrarsi per vedere i suoi ipotetici ascoltatori. Era lui.
Sono passati sessant'anni da quando mio nonno Adolfo Maojo mor in mare e un po' di pi da quando fu combattuta la battaglia di Guadalajara, e trentadue da quando Eusebio mi raccont per la prima volta la storia di Piero Malabocca. Prima di mettermi a scrivere ho una certa esitazione, pi di quanta non ne abbia di solito. "Arcangeli" dovr essere un libro di storie della storia, e questa sembra un po' troppo fantastica. Tuttavia mi siedo al computer e muovo le dita sulla tastiera, metto insieme Malocchio e Malabocca, i miei italiani delle radici, quelli che mi hanno trasmesso l'amore per il contrabbando e per le parolacce. Racconto le loro storie, che sono le mie.
Ci che qui viene raccontato  troppo bello per essere una menzogna.


12.
L'UOMO DAGLI OCCHIALI SCURI CHE GUARDA IL CIELO SI CHIAMA DOMINGOS E SI CHIAMA RAUL.

"Perch una rivoluzione  un'enorme esperienza, un'avventura del cuore"
RYSZARD KAPUSCINSCKI


1.
C' un'immagine molto peculiare che illustra quasi tutti gli articoli su Ral Daz Argelles che ho visto pubblicati a Cuba, una fotografia che racchiude in s una doppia magia: da una parte risulta fedele alla durezza del personaggio e dei tempi che stava vivendo, dall'altra sembra cogliere un certo candore nel viso che, in maniera contraddittoria, ha gli occhi e le sopracciglia rigorosamente nascosti dietro un paio di occhiali scuri. L'uomo sembra a met strada tra il voler sfidare l'aria che respira e il ringraziare il destino per il fatto di trovarsi in quel luogo e in quel preciso momento. Ma la sua espressione sembrerebbe andare oltre l'aeroporto in cui lo sappiamo, per afferrare le fragranze della selva, gli odori della guerra.
Esiste una seconda versione della fotografia, di cui quella in questione non  che un ingrandimento, in cui si scoprono vicino al colonnello Daz Argelles altri due ufficiali dell'esercito cubano. I tre sono armati di fucili automatici, indossano la tuta mimetica e guardano verso qualcosa che si trova in alto e alla sinistra del fotografo; sembrano di buon umore, come se si fossero trovati puntuali a un appuntamento.
Anch'io, a mia volta, sto cercando di dare il via a un appuntamento con loro, specialmente con l'uomo dagli occhiali scuri che non ho mai conosciuto in vita. Un appuntamento che ha a che vedere con la curiosit, con le mie ossessioni nei riguardi della storia, con un'indagine sulla stoffa degli eroi.
Per ben trentuno mesi ho inseguito Ral Daz tra ritagli di articoli di giornali, fotocopie sbiadite, nascondigli in cui si era rifugiato all'interno di libri quasi introvabili. Una storia come la sua dovrebbe inevitabilmente lasciare dietro di s una scia di documenti, un sentiero di caratteri stampati; ma in questo caso il velo dei misteri di stato, dell'attivit clandestina, dei viaggi con passaporto falso e cambi di destinazione trasforma le tracce di Daz Argelles in una sfida degna del miglior battitore apache.
E' vero, qua e l appaiono materiali in cui si colgono frammenti di un'avventura umana e politica che lo port dal seno di una famiglia agiata che viveva nei dintorni dell'Avana negli anni cinquanta, nei giorni che precedettero la rivoluzione cubana, a un sentiero in mezzo alla selva, a pochi chilometri dal villaggio di Evo, in Angola, a dissanguarsi con le gambe amputate dalle schegge metalliche proiettate dall'esplosione di una mina.
Non  stato facile seguire questo cammino. Non per lui, ovviamente. Facile sarebbe stato finire gli studi di ingegneria, entrare e uscire quotidianamente dall'anonimato, vivere nel Connecticut sposato a una "gringa". Per me  stato un piccolo e ininfluente percorso a ostacoli con il quale sono venuti a incrociarsi un congedo dalla rivista che dirigevo, un romanzo poliziesco, il matrimonio di un fratello, la risposta popolare all'ennesima frode elettorale del P.R.I., una microguerra contro la burocrazia universitaria, un viaggio e centinaia di dubbi.
Adesso ho sulla scrivania i dati pi o meno scarni con i quali ricostruire una biografia: date, luoghi, aneddoti sparsi, alcune foto, testimonianze incrociate contraddittorie, nomi di amici, di compagni, di nemici; piccole storie ("storielline", come direbbero i cubani con la loro mania dei diminutivi) dentro alle grandi storie degli ultimi trent'anni; storie di sua figlia, ricordi di altri, voci raccolte da colleghi, tutto un arsenale di cui ancora non sono riuscito a impossessarmi fino in fondo.
E mi metto a scrivere preso dalla fascinazione della fotografia dell'uomo dagli occhiali scuri, convinto che non riuscir a intercettare il personaggio nell'atmosfera, nella rarefatta atmosfera della diceria e della leggenda popolare in cui si trova, per metterlo su carta.
La rivoluzione cubana ha lanciato nell'etere del ventesimo secolo l'enorme romanzo senza "fiction" di Che Guevara: ma accanto al Che, decine di nuovi personaggi hanno percorso cammini simili, quasi paralleli, cercando di rimodellare il pianeta a colpi di mitraglia. Ral Daz Argelles, che in certi momenti della sua vicenda si chiamer Domingos da Silva,  uno di questi, e la storia che qui cercher di farsi raccontare attraverso un labirinto aspira a essere la sua storia.


2.
Era molto facile morire all'Avana nel 1956: i corpi restavano stesi nelle strade, straziati, a mostrare quello che poteva succedere agli altri, agli oppositori clandestini sopravvissuti. E rimanevano per sempre catturati dalla fotografia i volti alterati, disumanizzati, dannatamente giovani dei morti; gli sguardi persi nel nulla, le camicie a maniche corte a quadretti crivellate, i baffi appena accennati coperti di sangue, i volti sfigurati, la carne straziata. La dittatura di Batista non si accontentava di assassinare, voleva anche lasciare la sua impronta, il segnale di avvertimento nel cadavere gettato agli spazzini, nel morto trovato sul lungomare o nel parco; ma il sangue aveva una sorprendente capacit di chiamare a raccolta. I vuoti lasciati dai giovani scomparsi venivano colmati da altri ragazzi ancora pi giovani. Mentre il movimento 26 Luglio preparava nell'esilio l'invasione, dall'Universit dell'Avana il Directorio Revolucionario stava organizzando una guerra urbana parallela contro la dittatura. Quando si rileggono le pagine della migliore cronaca dell'anno 1956, "Accadde vent'anni fa", di Rolando Prez Betancourt, le storie dei ragazzi morti si mescolano alle immagini delle manifestazioni che escono dall'universit per trovarsi faccia a faccia con la polizia; le storie che evocano il fumo delle "persecutrici" (le macchine di pattuglia della polizia) incendiate, si intrecciano con le notizie di brogli elettorali; le cronache delle aspre discussioni su quanto fosse offensivo per Cuba il film "Santiago" della Warner Brothers si mescolano alle storie bianche dei cantanti neri di bolero. Musica di sottofondo per la guerra a venire.
Un anno prima dello sbarco del "Granma" e dell'inizio della rivoluzione partita dalle montagne, un adolescente dalle sopracciglia folte e dalla faccia squadrata, dalla carnagione molto chiara e dalla costituzione robusta, si unisce ai gruppi studenteschi che stanno facendo l'opposizione di strada contro Batista. Si sa che la sua famiglia  ricca e che prima di iscriversi all'Universit dell'Avana ha studiato nel Tennessee, Stati Uniti, alla Riverside Military Academy. Evidentemente ha pesato ben poco sulle sue idee l'influenza di un'educazione di stampo militare e imperialista, grazie anche al contrappeso degli ideali dei genitori, Ral e Mara, che parteciparono attivamente alla rivoluzione antimachadista del 1933. Ma con ogni probabilit quello che, molto pi della famiglia, influisce sull'adolescente Ral  il paese. E influisce sul suo lato migliore: la ribellione morale della giovent contro la frode, il cinismo, l'abuso di potere, la corruzione.
A diciotto anni, Ral si lega a un gruppo di dirigenti studenteschi capeggiato da Jos Antonio Echeverra e Fructuoso Rodrguez, che sono le figure centrali della ribellione giovanile. Valorosi, audaci; giovani dai gesti sorprendenti, che avanzano verso gli schieramenti di polizia a piedi e con una corona di fiori in mano come unica arma, oratori trepidanti sulla collina universitaria; giovani che mostrano orgogliosi le loro ferite da arma da fuoco (Jos Antonio Echeverra  stato colpito tre volte in un anno, e ci nonostante cammina davanti a tutti nelle manifestazioni) e rispondono con la retorica morale dei primi cristiani. Ral viene contagiato dall'atmosfera magica che circonda i quadri della Federacin Estudiantil Universitaria e si unisce a loro. Nell'agosto del 1955 contribuisce alla preparazione di un fallito attacco al palazzo presidenziale che si conclude con la scoperta da parte della polizia di un arsenale a Santa Marta e Lindero. Un'avventura fortunatamente priva di conseguenze per lui, che per gli costa i suoi primi giorni di angoscioso isolamento in clandestinit in attesa dell'ordine di azione che non arriva.
Negli ultimi giorni di novembre e nei primi di dicembre dell'anno 1955, i dirigenti della FEU danno vita al Directorio Revolucionario. Ral  uno dei membri del gruppo. Parallelamente si iscrive all'universit, alla facolt di Ingegneria civile; entra a far parte di un gruppo noto nell'ambiente universitario come "los comecandelas" (i mangiafuoco). Il 2 di dicembre partecipa a una sparatoria tra studenti e polizia, fa fuoco, mette bombe nella caserma della Lisa e si dice anche che prenda parte a un attentato fallito contro Batista nell'avenida 31 e calle 30, a Marianao, del quale si  a malapena avuta notizia.
Ral Daz Argelles arriva all'anno magico, il 1956, con l'inerzia della lotta urbana studentesca, la rabbia per i primi compagni morti, l'euforia della strada, la tristezza dei funerali. E' figlio di un'epoca calda, cittadino di una capitale in cui si muore facilmente, giovane.
La polizia identificher presto questo adolescente di diciannove anni (nato il 14 settembre 1936), che arresta in diverse occasioni. Nel dicembre 1956 emette un mandato di arresto contro di lui, accusandolo (indebitamente, purtroppo; Ral avrebbe potuto andarne fiero se l'accusa fosse stata fondata) di aver preso parte all'attentato in cui aveva perso la vita un colonnello torturatore della polizia, tale Blanco Rico.
Esiste una scheda della polizia del giugno di quell'anno in cui al numero 20234 compare un giovanotto dalle orecchie grandi, che secondo i dati trascritti  alto un metro e settantasei, e che ha le sopracciglia molto folte, lo sguardo mite, per niente sprezzante, semplicemente tranquillo. Questa  la maledizione dei ritratti di fine anni cinquanta, sembrerebbe che la rivoluzione sia un progetto di giovani orecchiuti. La moda, il taglio dei capelli che non ammette le basette e sale ad arco sulle orecchie, rendono i ribelli tutti uguali l'uno all'altro, con quelle facce candide, perennemente adolescenti. Presto barbe e chiome da montanari cambieranno il loro aspetto.
La sua brevissima carriera di studente e di rivoluzionario viene stroncata. Ricercato dalla polizia, Ral Daz Argelles si vede costretto a partire per l'esilio, proprio nei giorni in cui il "Granma", facendo il percorso inverso, sbarca sulle coste orientali con ottantadue ragazzi guidati da un giovane avvocato di nome Fidel Castro e tra i quali si trovano un apprendista sarto di nome Camilo Cienfuegos e un giovane medico argentino di nome Ernesto Guevara, e comincia la fase di guerriglia della rivoluzione.
In quei mesi, per tutti questi giovani rivoluzionari di professione, l'esilio negli Stati Uniti  un breve momento transitorio nel quale si mangiano pochi e cattivi hamburger di seconda scelta, si dorme sul pavimento in case sovraffollate di amici e conoscenti occasionali, si medita nei parchi in compagnia di ubriachi senza nome mentre si svolgono incarichi per l'organizzazione raccogliendo offerte, comprando armi, addentrandosi militarmente, reclutando nuovi militanti nelle colonie cubane a New York, Tampa o Miami. Si dorme poco e si sogna molto.
Le cronache degli anni seguenti danno Daz Argelles di nuovo a Cuba verso la met del 1957. Ci sono gi stati i combattimenti dell'Uvero nella Sierra Maestra, si  consolidata la guerriglia di Fidel, il Directorio ha fallito nell'assalto al palazzo presidenziale con cui intendeva giustiziare Batista e ha perso, nei combattimenti e nella successiva repressione, molti dei suoi migliori dirigenti (tra cui Echeverra e Fructuoso). Il peso sulle spalle di questo ragazzo che non ha ancora compiuto i ventun anni cresce. Si dice che sia lui l'autore dell'attentato al quarto canale televisivo nel mese di luglio, quando un giovane si introduce negli studi pistola alla mano e spara contro il portavoce di Batista, Luis Martnez.
Altri racconti parlano dell'incredibile impresa dell'atterraggio nella Va Monumental di un aereo carico d'armi proveniente da Miami. E' una storia che circola a L'Avana grazie alla migliore rete informativa in periodo di censura, la voce popolare, e racconta che il giovane Daz Argelles aveva portato dall'estero un carico di fucili e che, costretto a un atterraggio d'emergenza, razza d'un barbaro, era atterrato in mezzo alla strada, razza d'un selvaggio, e vedendosi circondato dalla polizia aveva dovuto dar fuoco all'aereo per non lasciarlo nelle mani della dittatura, ma prima aveva distribuito le armi tra i militanti del Directorio.
In seguito allo scalpore suscitato dall'atterraggio, la polizia impazzita arresta numerose persone. Daz Argelles non  tra i fermati. Nessuno sar in grado di raccontarmi come si dilegu; sono per venuto a sapere che si nascose in un primo tempo nel villaggio di Jamaica e che in seguito trascorse un mese nella capitale cercando di mettersi in contatto con quel che restava dell'organizzazione, ma senza successo. Alla fine, disperato, si diede per vinto e s'imbarc come clandestino sulla "Veramar", una nave da carico, che lo riport ancora una volta negli Stati Uniti.
Nel gennaio 1958 il Directorio dall'esilio conclude un processo di riorganizzazione; il movimento 26 Luglio, a sua volta, comincia a organizzare un suo secondo fronte di guerriglia nella provincia orientale; la dittatura perde l'iniziativa militare. Ral si trova a Miami, dove collabora alla preparazione di una nuova spedizione, questa volta via mare, nella quale viaggeranno un gruppo di combattenti chiave del D.R. (buona parte della sua direzione nazionale) e una considerevole quantit d'armi. Lo scopo della spedizione  duplice: aprire un nuovo fronte di guerriglia nella Sierra Escambray, nel centro dell'isola, e rinforzare l'organizzazione clandestina a L'Avana. Nell'ultima notte di gennaio del 1958, sedici militanti del Directorio si stiparono nello yatch "Scapade" insieme a una grossa quantit di fucili. Li accompagnava un marinaio che fungeva da capitano e una ragazza che avrebbe dovuto farsi vedere in coperta per simulare un viaggio di piacere.
Con il timone in avaria dopo poche ore di traversata, con una parte dei componenti la spedizione malati, ed essendo tutti quanti costretti a dormire alle intemperie, il viaggio inizi sotto cattivi auspici. I combattenti del D.R. erano preoccupati per le perquisizioni che la polizia statunitense aveva compiuto negli ultimi giorni e durante le quali erano stati arrestati alcuni compagni, e temevano che i "gringos" potessero aver avvertito la dittatura. In queste deplorevoli condizioni, i membri della spedizione arrivarono a Isla Andros, un possedimento inglese nei Caraibi, e qui cercarono di fare rifornimento. Dopo aver subto un'ispezione dei funzionari britannici che non scoprirono le armi, ripartirono il pi presto possibile e passarono giorni navigando alla deriva fino a raggiungere quello che doveva essere il luogo dell'appuntamento al Cayo Racoon, dove apparentemente nessuno li stava pi aspettando. Sfiniti, senza cibo n acqua, trascorsero qui un paio di giorni fino a quando, come per incanto, comparve sull'isolotto la staffetta del D.R., Gustavo Machn, l'uomo il cui destino da quel momento si sarebbe legato a quello di Ral Daz Argelles.
A bordo della goletta "San Rafael", Machn condusse i componenti la spedizione fino all'isolotto di Ballenato Grande, dove trasbordarono di nuovo, questa volta su uno yatch dal nome premonitore, "Ya lo ven" [Ora vedranno], che li port sulla costa cubana per sbarcarli a Nuevitas; qui i militanti del D.R. si separarono. Un gruppo attravers l'isola e sal verso l'Escambray; l'altro, in cui si muoveva Ral Daz Argelles con Alberto Mora e Julio Garca Oliveras, si diresse con le armi rimanenti verso L'Avana. Era 1'8 febbraio 1958.


3.
Quanto ci mette a invecchiare un giovane di ventun anni quando gli amici gli muoiono accanto? Come si sviluppa l'immaginazione sotto l'influenza costante della paura? Qual  la frontiera tra il valore e la follia? Come si riesce a evitare che la continua presenza della morte diventi un invito a frequentarla in modo definitivo? Come pu un uomo sentirsi innamorato di una citt che  suo rifugio e sostegno, sua sorella e compagna, ma allo stesso tempo  il cappio che si stringe intorno al suo collo?
Durante quei mesi dell'inizio del 1958 in cui Ral  in azione a L'Avana, si ha il fallimento dello sciopero generale di aprile e la grande controffensiva batistiana diretta contro la Sierra Maestra, destinata a concludersi con una disfatta dell'esercito della dittatura. Ral partecipa attivamente agli scontri urbani dello sciopero d'aprile; sorpreso in calle Santa Catalina in uno dei giorni dello sciopero dalle forze della polizia e dal SIM,  protagonista di una spettacolare fuga in automobile.
Il costo della lotta urbana in quei mesi  molto alto per i quadri del movimento 26 Luglio e per il Directorio Revolucionario: decine di morti e di arresti. Quelli che si salvano sentono che gli stanno alle costole. Il 23 giugno 1958 Eduardo Garca Lavanderos, uno dei dirigenti del D.R. e comandante delle operazioni nella capitale, viene scoperto a L'Avana e rimane ucciso in una tintoria mentre combatte contro agenti del Servicio de Inteligencia Militar. Ral Daz Argelles viene nominato a sostituirlo come comandante delle operazioni del D.R. nella capitale.
Il comandante delle operazioni  l'uomo che decide come e dove colpire il nemico, qualcuno che d l'esempio negli scontri urbani, che ordina di far fuoco contro il poliziotto o di mettere le bombe, di incendiare le macchine e di sabotare la centrale elettrica;  un uomo convinto che ci che sta facendo giustifichi pienamente le vedove e gli orfani prodotti dalla lotta, che valga la pena mandare alla guerra, e quindi a volte a morte, in carcere o alla tortura, giovani come lui in nome della sacra causa che professa. Sotto queste tre parole, comandante delle operazioni, si cela non solo l'obbligo di far leva sulle pi recondite risorse di audacia nascoste in fondo alla propria anima, ma anche la necessit di assumersi la tremenda responsabilit di mandare alla morte gli altri. In quei giorni a L'Avana si dorme poco e i sogni a volte diventano incubi.
E proprio durante quei mesi nasce un'amicizia profonda tra Daz Argelles e Machn Hoed, che vivono in stretto contatto nelle difficili condizioni della clandestinit. Il 13 giugno del 1958, mentre  riunita la direzione del D.R. nelle strade 19 e 24 del quartiere del Vedado, i giovani vengono informati che il senatore batistiano Santiago Rey, ex ministro degli Interni della dittatura, si recher poche ore dopo in visita a un ambulatorio medico nella L e 25. Senza starci troppo a pensare, Gustavo e Ral abbandonano la riunione e vanno a caccia del senatore, lo trovano e aprono il fuoco. Rey viene raggiunto dai proiettili ma rimane soltanto ferito.
Un piccolo successo, anche se i quadri del Directorio a L'Avana stanno precipitando nella voragine della lotta disperata. Con l'organizzazione decimata dalla repressione e buona parte della sua base sociale disarticolata, si rifiutano di ritirarsi. C' un bel po' di follia tra i quadri del D.R. dopo la disfatta dell'assalto al palazzo presidenziale, una buona dose di determinazione suicida, di impossibilit di fermarsi, perch pesa su di loro il ricordo degli amici morti.
Tra l'una e l'altra azione suicida, interminabili ore di isolamento in case prestate, dipendendo dalla fedelt e dalla resistenza alla tortura dei contatti periferici, degli alleati occasionali, degli amici. Si  esposti a tutti i rischi. Non si combatte la guerra aperta che piace al guerrigliero della sierra, non si pu contare sui grandi spazi urbani di chi guida le masse, n sulla protezione dei movimenti sociali. Occorre una fibra molto speciale per resistere alla tensione. Ral con i suoi ventidue anni sembra averla. Quando gli argomenti ideologici si esauriscono fa appello a "un senso dello humour molto nero". E con qualche burla sostiene il morale del gruppo.
Seguono giorni di persecuzioni, di case dove non si pu pi andare a dormire perch gli inquilini sono stati arrestati e torturati, di solidariet popolare che salva all'ultimo istante il combattente in fuga, di notti senza riposo, di riunioni sospese bruscamente, di appuntamenti ai quali a volte una delle parti non riesce ad arrivare. Di attentati falliti per mancanza di infrastruttura o di preparazione, come quello che Gustavo e Ral tentano ai danni del senatore Amadeo Lpez Castro.
In queste condizioni, i due militari vengono chiamati dalla direzione del D.R.-13 per salire all'Escambray. Oltre al fatto che sono ormai bruciati e perci le condizioni dell'azione clandestina a L'Avana sono molto pericolose per entrambi, il motivo  che il D.R. si sta ricostruendo nella Sierra e cerca di superare il frazionamento di uno dei suoi settori che si  subordinato a gruppi politici in esilio.
Il 10 luglio Ral Daz Argelles va a un appuntamento nelle strade 21 e B nel quartiere del Vedado. Deve incontrarsi con Pedro Martnez Brito e Tato Rodrguez. La polizia tiene la zona sotto controllo. Per sfuggire all'accerchiamento Ral Daz Argelles deve lanciarsi da un terzo piano e si rompe una caviglia. Un poliziotto gli spara dall'alto, lui si rialza e corre via sfuggendo ai proiettili tra lo stupore del vicinato. Nella 19 e C prende un taxi e si dilegua. Il caso  la condizione della sopravvivenza.
Diventa impossibile salire in montagna in queste condizioni. Gustavo lo cura e il 20 luglio l'aiuta a rifugiarsi nell'ambasciata del Brasile, dove chiede asilo temporaneo. La ferita alla gamba peggiora. Si decide di operarlo. Il dottor Willy Barrientos esegue l'intervento. Deve procedere all'operazione senza i mezzi tecnici necessari, con l'aggravante che l'anestesia non fa l'effetto che dovrebbe.
Daz Argelles avrebbe ricavato due cose da quell'esperienza, una lesione permanente che lo rese zoppo per il resto della sua vita e una fidanzata, Mariana Ramrez Corra, figlia di un neurochirurgo e amica d'infanzia di Machn Hoed, che in quei giorni si aggreg al Directorio.
I giovani lasciano l'ambasciata e si immergono nella clandestinit a L'Avana. Molto sudore freddo gi per la schiena, molte terribili paure; molto sangue freddo per combattere in una citt nemica, dove l'auto di passaggio pu nascondere il torturatore e l'uomo che sorride, il delatore; dove l'angolo di strada pu essere il prologo di un viaggio verso il nulla. Il ridotto gruppo d'azione del Directorio continua a dare fastidio alle forze di polizia della dittatura nella capitale. Dalla Sierra Maestra si dispiega la lotta armata, ora sono molti i fronti della guerriglia e l'esercito di Batista si  messo sulla difensiva. Il dittatore cerca di legittimare la sua situazione con le elezioni di novembre, ma Radio Rebelde invita al boicottaggio. Ral e Gustavo, ribattezzati commando numero 1 del D.R. a L'Avana, preparano un attacco contro la stazione di polizia numero 15, facendolo coincidere con la data delle elezioni, ma devono rimandarlo perch i poliziotti la presidiano.
Armati di mitragliatrici Thompson e a bordo di un'automobile, attaccano la stazione il 7 novembre alle sei di sera. Al passaggio della macchina, le raffiche delle Thompson sparate dai finestrini raggiungono i poliziotti che si trovano davanti al portone della stazione. Sul terreno rimangono sette poliziotti morti e quattro feriti. Sui cadaveri Ral e Gustavo gettano un cartello firmato dal commando numero 1 al suo battesimo del fuoco poi fuggono come in un film per le strade dell'Avana.
Di nascosto, questo giovanotto al quale  a malapena spuntato un paio di baffi degni di questo nome, canta a Mariana una canzone proibita dalla dittatura. Un'innocente canzone popolare messicana di Cuco Snchez, "La cama de piedra" [Il letto di pietra]. Una canzone che tra molte altre cose dice: "Il giorno che mi ammazzeranno, spero che sia con cinque rivoltellate e che sar vicino a te, per morire tra le tue braccia". E dice ancora: "Come bara voglio un poncho, come croce la mia doppia cartuccera e che scrivano sulla tomba l'ultimo saluto con i miei proiettili". Si moriva molto in quei giorni a L'Avana, e tra i giovani rivoluzionari e le vecchie canzoni messicane c'era un'affinit legata al culto della morte sorridente.
La direzione del D.R. li invita di nuovo a salire sulla sierra. L'arrivo delle forze della colonna 8 dell'esercito ribelle comandata da Che Guevara nella Sierra de Escambray sembra aprire una fase di accelerazione delle operazioni militari. Faure Chomn, al comando delle forze del Directorio nella Sierra, vuole avere i suoi migliori quadri militari su in montagna. Ral e Gustavo studiano una via per salire alla base guerrigliera dell'Escambray; dall'Avana raggiungono l'ospedale psichiatrico Cotorro dove li andranno a prendere il giorno dopo per condurli nella Sierra. L'operazione  stata studiata in modo tale che uno di loro deve farsi passare per pazzo.
Daz Argelles, nella testimonianza del giornalista Reyes Trejo, racconta la sua difficile esperienza nel mondo della follia: "Quella dell'ospedale psichiatrico era una cosa gi decisa e Tavo doveva essere il mio infermiere. Ma una volta arrivato l tra i matti ho avuto problemi. L'infermiera entra nella mia stanza e chiede come mi chiamo, ma io non sapevo che nome stavo usando, era Tavo che sapeva tutto. E poi lei comincia a parlarmi e si avvicina a una custodia di violino che avevamo portato e in cui nascondevamo una mitragliatrice e dice: Oh, guarda, che bellezza, lei sa suonare il violino e cos via, e fa per prendere quella custodia e allora io faccio un salto tremendo e mi metto in mezzo. L'infermiera ha pensato che fossi matto per davvero. Ma io ho avuto problemi con i matti veri e ho detto a Tavo: Senti un po', io non lo faccio pi il matto, adesso tocca a te".
Escono dall'ospedale psichiatrico e si vedono costretti a tornare a L'Avana dove si rimettono a organizzare l'operazione. Alla fine raggiungono l'Escambray travestiti da autisti.
L'aria che tira in montagna non  come quella dell'Avana, qui i fronti sono relativamente ben definiti, l'amaca su cui uno dorme dondola nella brezza e anche se pu arrivare un aereo a bombardare, ferendo una mucca, coprendo di mitragliate le palme da datteri, crivellando la pentola in cui si stava preparando il pranzo o spappolandoti una gamba con un proiettile esplosivo, anche cos c' un possesso del territorio, una consapevolezza di stare tra fucili amici, una sensazione crescente di potere, che i vicoli dell'Avana vecchia ormai non offrono pi. Pu accadere di svegliarsi di soprassalto, con le mani sudate e la pelle d'oca per lo spavento, ma questo avr a che fare con la memoria, con le paure della lotta clandestina annidate nella colonna vertebrale, con i continui timori di essere catturati, torturati, uccisi.
Daz Argelles si trova in una zona dell'Escambray che  in mano ai ribelli. L'ultimo attacco di Batista alla zona liberata all'inizio di dicembre si  concluso in un disastro per l'esercito, Che Guevara e i suoi alleati ora progettano la prossima offensiva, da sferrare contemporaneamente all'attacco sulla capitale orientale che Fidel organizza dalla Sierra Maestra. L'alleanza tra le forze del 26 Luglio e la guerriglia del Directorio  culminata nel Pacto del Pedrero, un progetto di azione congiunta che viene rispettato scrupolosamente da entrambe le parti, e i ribelli hanno il morale alle stelle e sono disposti a mangiarsi in un boccone la provincia di Las Villas.
Il 10 dicembre 1958 le forze del Directorio ricevono dal comando congiunto che fa capo a Che Guevara l'ordine di prendere il villaggio di Bez nei contrafforti dell'Escambray, con un'azione che rientra nelle operazioni di disturbo sulla strada centrale e sulle guarnigioni che circondano la citt di Santa Clara. Questo sar il primo combattimento in cui interviene Daz Argelles. L'attacco non  cruento, la guarnigione si asserraglia nella caserma mentre i ribelli occupano la citt.
Cinque giorni dopo, il Che d l'avvio all'offensiva finale su Santa Clara con l'attacco alla citt di Fomento e, sessantuno ore dopo la resa di questa guarnigione e di fronte all'inerzia dei comandi batistiani che non osano combattere i ribelli allo scoperto, ordina una duplice operazione sui villaggi di Cabaigun e Guayos, a poco pi di sessanta chilometri a est di Santa Clara. Cinque dei suoi plotoni prendono parte al combattimento e, tra questi, uno delle forze del Directorio in cui si trova Ral Daz Argelles. Nel combattimento di Cabaigun il Che si ferisce nel saltare gi da un tetto. L'esercito subisce varie perdite e novanta soldati cadono prigionieri. La velocit dell'offensiva dei ribelli  incalzante: ormai non agiscono pi come nelle precedenti situazioni della Sierra, quando la guerriglia sferrava l'attacco al nemico e subito dopo ripiegava. L'esercito ribelle porta avanti una guerra di spostamenti veloci, attaccando le postazioni nemiche una dopo l'altra senza dar loro il tempo di riprendersi. Nonostante la differenza numerica, ampiamente favorevole alle forze batistiane nella ragione di 8 a 1, sono i ribelli a mantenere l'iniziativa, a decidere dove e quando colpire, a controllare il territorio. L'inizio della fine  ormai vicino.
Due ore dopo la presa di Cabaigun, le forze del Che cominciano ad attaccare la citt di Placetas, l'ultimo ostacolo sulla strada centrale che li separa da Santa Clara. Nell'attacco, condotto con plotoni di combattenti che non dormono da tre giorni, interviene la forza del Directorio guidata da Faure Chomn e in cui si trova Daz Argelles. Circa centocinquanta soldati sono acquartierati in paese, i ribelli non superano il centinaio ma godono di un forte appoggio da parte della popolazione, che scende nelle strade. Lo scontro ha inizio alle quattro del mattino e ore dopo la guarnigione si arrende. Cinque giorni pi tardi comincia la battaglia per Santa Clara. Daz Argelles non vi prende parte. Si  unito a una delle colonne del D.R. che, contemporaneamente all'attacco a Santa Clara, si occuper di prendere la piccola citt di Trinidad. Faure Chomn dispone di settantotto uomini per affrontare i trecentoventinove soldati che presidiano la citt di Trinidad. I ribelli combattono allo scoperto e, nonostante la perdita di quattro dei loro uomini, costringono i soldati a ripiegare nelle caserme. Nel giro di poche ore, la citt  nelle mani dei rivoluzionari.
Il 2 gennaio 1959 Ral Daz Argelles, sfoggiando il grado di capitano dell'esercito ribelle, marcia alla testa di una colonna del D.R. che avanza sulla citt dell'Avana. La dittatura di Batista si  sgretolata.

Che cosa pensa questo capitano di ventidue anni mentre il tripudio popolare lo soverchia, lo turba, lo esalta, lo incalza? Fino a che punto realizza la portata di una rivoluzione che lui e altri come lui hanno fatto e che adesso sta veramente cominciando? Con chi si  impegnato? Che cosa pu superare i legami di sangue che ha stretto con la sua generazione di studenti nella lotta contro Batista? Dove e come si  formato il suo pensiero sociale? Che immagini gli si sono impresse in modo indelebile nella retina? Quali frasi gli si sono stampate nella mente per non cancellarsi mai pi? Sa che la rivoluzione  appena iniziata e che si avvicinano mesi di tremenda guerra politica, di lacerazioni interne, di aggressioni statunitensi, di penurie economiche? Che cosa pensa questo ragazzo mentre la festa per la liberazione lo inebria e le donne lo baciano, i vecchi gli danno pacche sulla spalla e i bambini circondano la sua jeep che avanza verso L'Avana?
Risultano scarsi i materiali scritti riguardanti la vita pubblica di Ral Daz Argelles nei primi anni della rivoluzione cubana. Sappiamo che molto presto, dal 1959, lavor come capo della nuova istituzione chiamata Departamento Tcnico de Investigaciones della Polica Nacional Revolucionaria. Che cosa sa lui delle attivit di polizia? E' pronto ad affrontare una delle citt sotterranee pi dure del mondo, un ambiente criminale che rimane praticamente inalterato dal processo rivoluzionario? Migliaia di prostitute, gioco organizzato, mafia della droga, gangsterismo, bande di ladri... Nell'ufficio in cui lavora e dorme arrivano strani personaggi in abiti bianchi a tre pezzi e buste di denaro, offerte di cocaina, promesse di denaro sottobanco, di donne gratis. Il sottobosco dell'Avana  abituato a negoziare con la polizia, perch dovrebbe smettere di farlo proprio ora? Chi sono questi ragazzi imberbi che rifiutano bustarelle, non riscuotono salario perch il loro dipartimento non si  ancora organizzato e gettano in faccia al piccolo mafioso i suoi soldi? Da dove sono usciti? Il Departamento Tcnico si fa la fama di essere implacabile, smantella organizzazioni, arresta con continue retate giocatori e proprietari di bordelli, distrugge le reti dei narcotrafficanti. E tutto questo lo fa un gruppo di ragazzini obbligati a turni di lavoro insonni che sembrano non avere mai fine, a scontri condotti da posizioni assolutamente svantaggiate, mancanti di risorse tecniche e umane.
Nel dicembre 1959 Ral Daz Argelles partecipa al congresso dell'Interpol nella Germania Federale. Strano personaggio dovette sembrare il giovane ventitreenne dalla barba rada in mezzo a tipi che assomigliavano piuttosto a quelli che gli avevano dato la caccia con accanimento a L'Avana solo un anno prima.
Al suo ritorno, passa a collaborare con lo stato maggiore dell'esercito in Occidente. In una sua testimonianza, il generale Chui Beltrn lo descrive cos: "Era un ragazzino, ma stava sempre all'erta e nessuno poteva coglierlo di sorpresa". In seguito passa all'esercito centrale; e nel 1961, secondo alcune testimonianze, prende parte alla lotta contro gli insorti della controrivoluzione nella provincia di Matanzas. Nell'aprile 1961 ordini superiori gli impediscono di accorrere alla Playa Girn per fronteggiare l'invasione organizzata dalla CIA insieme a emigrati cubani, con la motivazione che " pi utile in altri incarichi". Lavora per smantellare le reti dell'opposizione nella citt dell'Avana. Nel 1963 viene nominato capo artigliere dell'esercito e nel 1966 diventa membro dello stato maggiore del Cuerpo del Ejrcito Independiente a Matanzas. Organizza quindi la partecipazione militare alla campagna della canna da zucchero. Soldati impiegati nel taglio della canna, nell'organizzazione dell'enorme infrastruttura del trasporto, nella costruzione di scuole e nell'organizzazione di officine meccaniche.
Una biografia senza apparenti attrattive, fatta di molte ore di fatica, di molto lavoro oscuro, e che presenta tuttavia la grande dose di eroismo delle storie quotidiane, dello stile egualitario davanti alle carenze, dello sforzo che va oltre ogni obbligo, dell'esempio.
Quelli che lo conoscono in quegli anni parlano di lui come di un uomo spiritoso, molto cubano, dal sorriso franco. E' un ufficiale di nuovo stampo, i cui rapporti con i soldati si contraddistinguono per il suo stile, per quel nuovo tipo di autorit che nasce dall'esperienza sui monti e che fuori da Cuba viene identificata con il progetto egualitario del Che. Ovunque mi rivolga, mi raccontano aneddoti sul suo conto: per esempio che mangiava con la truppa, dormiva su una branda accanto ai soldati, si toglieva i galloni dall'uniforme per poter andare in giro senza stimolare la subordinazione, senza imporre un rapporto gerarchico. Durante la raccolta della canna da zucchero del 1966, si ferisce a una gamba con il machete, viene portato d'urgenza all'ospedale, gli danno cinque punti e ancor prima che abbiano finito di medicarlo si  gi rivestito per tornare al lavoro. Non  la prima volta che va in ospedale, deve farsi vedere spesso per dei dolori alla caviglia che si era fratturato a L'Avana otto anni prima: il ricordo di quel salto mortale per sfuggire alla polizia al quale  miracolosamente sopravvissuto.
Nel 1967 Ral Daz Argelles conoscer insieme a milioni di compatrioti il destino del Che e della guerriglia boliviana. Sapr della morte dell'uomo che era stato il suo comandante durante il mese dell'offensiva finale a Las Villas. Accanto al Che era caduto anche il suo migliore amico, il comandante Gustavo Machn Hoed, conosciuto in Bolivia come "Alejandro".
E' rimasta in giro una vecchia fotografia che mostra Ral e Gustavo riuniti per sempre dalla fedelt dell'immagine. Entrambi guardano l'obiettivo, sono passati solo pochi giorni da quando l'esercito ribelle  entrato a L'Avana, hanno le barbe incipienti, i baffi di Ral sono pi marcati di quelli di Gustavo, ma la barba di quest'ultimo spicca di pi. Sono terribilmente seri, e forse nei loro sguardi c' anche una lieve traccia di tristezza. La vita  diventata una faccenda dannatamente seria per questi due giovanissimi eroi popolari sfuggiti all'adolescenza e alla morte.
Adesso, nel 1967, Gustavo se ne  andato. E se ne  andato, deve pensare Ral, nel miglior modo possibile: cercando di portare la rivoluzione in altri paesaggi, ad altre latitudini, seguendo la chiamata del Che e il suo particolare cammino che travolge ogni frontiera; ma se ne  andato anche nel modo pi crudele, pi terribile, lasciando un enorme vuoto dietro di s; lasciando ai sopravvissuti il peso di una colpa inesistente, la sensazione che si siano formati una lacuna e un debito, che la statura di tutti esca sminuita dal confronto con i morti: Gustavo, San Luis, Carlos Coello, Vilo Acua, Papi, Manuel Hernndez, Olo Pantoja, Surez Gayol, Piilares, il Che...
Dove andare per non essere incalzato dagli amici morti, gli eroi morti, i compagni morti? Chi gli ha dato il permesso di morire? E io, valgo forse meno di loro? Perch il Che non ha portato anche me in Bolivia?
Nel 1971 il comandante Daz Argelles va in Cile per accompagnare Fidel, invitato da Salvador Allende. Nel 1972  di nuovo in viaggio, questa volta in occasione della visita africana di Fidel. In questo periodo Daz Argelles lavora nella U.M.14-15, Decima direzione del MINFAR, l'apparato militare cubano che opera per la collaborazione militare con altri paesi e con forze irregolari della guerriglia. Si pu facilmente intuire quale ruolo svolgesse nell'ambito di questa visita.
Daz Argelles per non sa ancora che il suo destino sar legato al continente africano. Poco dopo il suo ritorno, a pochi mesi dal suo viaggio in Africa e solo quattro anni dopo la morte del Che, Ral Daz Argelles, colonnello dell'esercito rivoluzionario cubano, inizia il suo viaggio personale verso la rivoluzione internazionale, verso quel territorio in cui si ritrovano i sogni e i vecchi amici, e la morte ti ronza attorno. Lo aspettano la colonia della Guinea-Bissau e la guerra popolare contro l'esercito coloniale portoghese.
Molto poco  stato reso pubblico circa l'intervento di Daz Argelles nella rivoluzione in Guinea. Circola una foto che lo mostra seduto alla destra di Amilcar Cabral durante una conferenza stampa. Capelli corti, senza baffi, una certa stanchezza nell'espressione e un mezzo sorriso sulle labbra. Deve esserci anche una decorazione, l'ordine nazionale, concessagli dal governo della Guinea-Bissau dopo l'indipendenza dal Portogallo. Forse la cosa pi rilevante  che, in alcuni articoli di carattere biografico che gli sono stati dedicati, si parla delle brillanti e terribili operazioni militari di Guillaje e Gadamas che diresse al comando della guerriglia del Partito africano per l'indipendenza di Guinea e Capoverde (P.A.I.G.C.). Si parla anche della grande offensiva condotta alla morte di Amilcar Cabral contro forze portoghesi molto superiori per mezzi e numero, nel corso della quale furono prese diverse caserme militari sulla linea di frontiera con il Senegal. Poco pi che questo. Fino al 1974 la vita di Daz Argelles rimane vincolata alla rivoluzione in Guinea e anche al mito silenzioso, alla storia che si racconta sottovoce.


4.
Ci sono viaggi e ci sono ritorni. Si intessono leggende. Molti anni dopo, sua figlia cerca di districare la trama. Io le domando nella hall di un hotel dell'Avana: Quale dei due era tuo padre?. E le mostro le due foto: una  quella con cui inizia questa storia, l'altra  un'immagine pi dolce, che mostra un uomo rilassato, dallo sguardo sorridente, addirittura placido. Lei, senza esitare, indica la seconda. Mi dice: Una volta, di ritorno dalla Guinea, si present con la faccia dell'altro, quello dell'altra foto, e allora gli ho detto pap, togliti i baffi o io non ti bacio. Avevo quattordici anni.
Ci sarebbe da ricamare finemente intorno a queste due fotografie, a questi due personaggi che sono indubbiamente la stessa persona. E perch due? Sono senza dubbio molti di pi. Non c' uomo che non ne nasconda molti altri dentro di s.
Daz Argelles si trovava in Africa, in Guinea. Ma nello stesso tempo sulla sua persona avanza la leggenda. Si narra che fosse in Medio Oriente durante la Guerra dei sei giorni, sulle alture del Golan, alla testa di una piccola unit cubana che non  mai esistita ufficialmente, al fianco dell'esercito siriano, e che lui e i suoi invisibili carristi, sbarcati giorni prima in Latakia, avessero fermato i blindati israeliani che avevano fama di essere invincibili.
Veniva da l il copricapo arabo che port alla famiglia rientrando da uno dei suoi viaggi in Africa?
Storie e leggende non provengono forse da una stessa fonte? La storia popolare che fa e disfa un mito con frammenti di notizie. Le voci che formano leggende destinate a essere raccolte un giorno da un giornalista e trasformate in storie.


5.
Il 25 aprile 1974 dalle viscere stesse della dittatura portoghese di Salazar nasce la rivoluzione. Le fotografie fanno il giro del mondo riempiendo le prime pagine dei giornali di marinai barbuti con un garofano nella canna del fucile. Le forze guerrigliere indipendentiste che hanno agito in Guinea, Angola e Mozambico assistono trionfanti al successivo crollo della struttura coloniale. Nel gennaio del 1975 i trattati di Alvor danno vita a un governo provvisorio in Angola, con la partecipazione delle tre organizzazioni guerrigliere attive nel paese e di una rappresentanza dei portoghesi. Il governo assume la responsabilit del territorio quindici giorni pi tardi e fissa come data per la dichiarazione d'indipendenza dell'Angola l'11 novembre. La situazione, tuttavia,  altamente instabile. Due di queste organizzazioni sono fautrici di un progetto di decolonizzazione intimamente vincolato alle potenze imperiali: il Fronte nazionale di liberazione dell'Angola (F.N.L.A.) diretto da Holden Roberto, da anni agente della CIA, mantiene comprensibili relazioni di fiducia con gli statunitensi e con il governo dittatoriale dello Zaire, e l'Unione per l'indipendenza totale dell'Angola (UNITA), guidata da Jonas Savimbi,  legata da relazioni sospette ai coloni bianchi portoghesi e persino ai sudafricani; inoltre, entrambe le organizzazioni hanno sviluppato una base fondata su una politica tribalista che favorisce lo scontro tra le diverse etnie. Il Movimento popolare di Liberazione dell'Angola (M.P.L.A.), guidato da Agostinho Neto, si configura come l'unica forza di sinistra e radicale all'interno del progetto indipendentista. I mesi di transizione fino alla dichiarazione di indipendenza si prevedono tormentosi. In marzo, truppe regolari dello Zaire, appoggiando un governo fantasma di Holden Roberto creato nella citt di Carmona invadono l'Angola, e in agosto l'esercito del Sudafrica razzista invade il paese da sud con il pretesto di proteggere le dighe di Raucana. Il M.P.L.A. controlla la capitale, dopo una settimana di sanguinosi combattimenti nei quali ha sconfitto i mercenari e le truppe del FINLA che avevano cercato di distruggere le milizie e i sindacati vicini alla sinistra.
Nella prima settimana di agosto del 1975 arriva a Luanda un militare cubano per una missione personale di Fidel Castro presso il dirigente del M.P.L.A. Agostinho Neto. Porta un'offerta di solidariet molto concreta insieme ai meccanismi di collegamento tra le forze rivoluzionarie dell'Angola e la rivoluzione cubana. Il colonnello cubano adotta lo pseudonimo portoghese di Domingos da Silva. Non  uno sconosciuto per i rivoluzionari angolani. Ha addestrato molti di loro in Guinea-Bissau e conosce diversi dei quadri dirigenti grazie alle sue frequenti visite in Africa occidentale. Mastica qualche parola di portoghese, conosce bene i soldati coloniali. Zoppica un po'. Non gli d fastidio il caldo. Si muove nella selva con l'abilit di un esperto;  un uomo fatto per stare in guerra, non dietro a una scrivania. L'offerta di solidariet dei cubani  molto concreta: uomini e armi, quadri e fucili; addestramento ed esperienza di lotta. Lopo do Nascimento, commissario del M.P.L.A., riferir di questo primo contatto con il cubano dal nome portoghese e parler della propria emozione di fronte alla sua offerta. E' l'ossigeno dato a un moribondo.
Come vede Ral Daz Argelles, conosciuto in Angola come Domingos da Silva, quel suo nuovo destino? Come passeggia per le strade di Luanda, una citt fantasma meravigliosamente descritta da Ryszard Kapuscinsky come piena di valigie, casse, bauli, scatole da imballaggio in cui i coloni portoghesi impacchettano le proprie cose per imbarcarle nei giorni successivi? Come registra le sensazioni di una citt provvisoria, assediata, ancora piena di soldati coloniali, i cui abitanti hanno una durata media dell'esistenza di trentacinque anni e sono per circa il novanta per cento analfabeti? L'Africa non pu turbarlo, negli ultimi anni  stato molto vicino alle sue realt brutali, ma la sensazione d'instabilit della rivoluzione angolana, la sua fragilit, le sue debolezze militari di fronte alla potenza dell'alleanza formata dai suoi nemici deve angosciarlo. Il M.P.L.A. conta su ampie risorse politiche, ma la lotta si  ormai spostata sul terreno militare, e non esattamente su un terreno di guerriglia. Non si tratta pi di dare fastidio a un esercito d'occupazione mentre si vanno creando zone libere; la rivoluzione angolana si trova di fronte a eserciti professionisti e a forze guerrigliere appoggiate tecnicamente da statunitensi, sudafricani, mercenari portoghesi, mercenari britannici, dai soldati dello Zaire di Mobutu e dai cinesi. Che cosa prova Daz Argelles davanti a questa impresa impossibile?
L'8 agosto Daz Argelles ritorna a Cuba per fare rapporto.
La situazione al momento  molto difficile per il M.P.L.A.: a nord le forze di Holden Roberto, appoggiate da mercenari portoghesi e da soldati regolari dello Zaire, preparano l'offensiva; a sud l'esercito sudafricano ha effettuato nuove penetrazioni nel territorio angolano e sta realizzando un'alleanza tra i militari razzisti e le forze di Savimbi. Il M.P.L.A. controlla la capitale ed  riuscito a creare una struttura politica che allarga le sue basi, ma non ha saputo trasformare le sue forze guerrigliere in un esercito regolare capace di affrontare la minaccia. Agostinho Neto aveva sollecitato, rispondendo all'offerta cubana e per mezzo di Daz Argelles, l'invio di un gruppo di specialisti che collaborassero all'addestramento dell'esercito popolare.
Daz Argelles torna con il s di Fidel Castro verso la fine di agosto. Una testimonianza anonima dice che durante quei giorni si trovava dappertutto contemporaneamente: a Cabinda, a Quifandongo, a Kimbala, a Luanda. Lo videro nello stesso giorno in pi di due luoghi diversi. La voce popolare crea il cubano fantasma, l'onnipresente, colui che vede tutto, che controlla a distanza. Viaggiava su un piccolo aereo piper messicano, o su jeep; si dileguava nella selva...
La risposta non si fa attendere: tra il 4 e il 7 di ottobre approdano a Porto Amboim due imbarcazioni cubane, la "Vietnam Heroico" e la "Coral Island", quattro giorni pi tardi ne arriva un'altra a Punta Nera, la nave da carico "La Plata". A bordo si trovano quattrocentottanta specialisti militari cubani e una brigata medica che hanno il compito di organizzare nei sei mesi seguenti sedici battaglioni di fanteria della Repubblica popolare angolana. Il colonnello Domingos da Silva ha il comando dell'operazione che  stata organizzata nel pi stretto riserbo per evitare una campagna di stampa internazionale che fornirebbe la copertura politica all'intervento in Angola che Sudafrica e Zaire stanno gi operando. Vengono allestite quattro scuole per le reclute, una a Dalantado, a trecento chilometri a est di Luanda, una seconda nei pressi del porto di Benguela, al centro del paese, una nell'enclave settentrionale di Cabinda, dove l'intervento di mercenari francesi e coloni portoghesi razzisti rende pericolosa la situazione, e una quarta a Saurimo nella zona orientale del paese.
Gli istruttori cubani non hanno il tempo di organizzare le condizioni minime delle loro basi. Il 23 ottobre l'aggressione si trasforma in guerra aperta: una brigata meccanizzata sudafricana entra in Angola dalla Namibia e occupa Sa da Bandeira e Mocamedes. In una settimana i sudafricani, accompagnati da forze dell'UNITA, avanzano per seicento chilometri da sud verso nord in territorio angolano, massacrando la popolazione civile. Quello stesso giorno attaccano anche le forze di Holden Roberto, approvvigionate e con la retroguardia coperta dall'esercito dello Zaire. Si tratta di un'operazione combinata per stringere in una morsa la rivoluzione angolana.
Non c' strategia possibile a medio termine: l'unica possibilit  mantenere la capitale libera fino alla dichiarazione di indipendenza, e magari difendere il territorio, guadagnare tempo, fare l'impossibile. Arrestare la duplice invasione mentre si istruisce un esercito popolare e arrivano gli aiuti cubani. Daz Argelles si fa in quattro tra i consiglieri cubani; poche consegne, idee molto chiare: Bisogna combattere il nemico in tutti i modi, combattendolo frontalmente e attaccando la sua retroguardia, sfinirlo, vincerlo giorno e notte, dominare tutti i mezzi, utilizzare ogni risorsa. Ma in concreto? Colpirlo per arrestarlo. Frenarlo. Smentire l'idea che hanno messo nella testa ai soldati nemici, che la guerra sia una marcia trionfale che terminer a Luanda.
A Quifandongo un piccolo gruppo di guerriglieri delle forze armate del M.P.L.A. e i cubani capeggiati da Daz Argelles fermano con un'artiglieria improvvisata le truppe del F.N.L.A. che arrivano insieme a mercenari portoghesi e a pi di un migliaio di soldati dell'esercito regolare dello Zaire. I combattimenti si verificano a soli trenta chilometri dalla capitale. Holden Roberto ha promesso ai suoi protettori e ai suoi uomini che dichiarer l'indipendenza dell'Angola dall'hotel Tropico nel centro di Luanda l'11 novembre. Nelle tasche di alcuni dei caduti verranno trovati inviti ufficiali alla manifestazione. Per il momento, per, non ci sar un ricevimento in quell'albergo: i nemici sono stati frenati.
Negli ultimi giorni di ottobre la tensione nella capitale  tremenda. Neppure gli strateghi pi ottimisti sarebbero disposti a scommettere sulla sopravvivenza della rivoluzione angolana. Il giornalista polacco Ryszard Kapuscinsky, uno dei pi acuti osservatori del fenomeno, sfinito, sconcertato, annota: "Sul fronte settentrionale regna la calma. Aspettano che quelli a Sud si avvicinino ancora. Allora colpiranno da entrambi i lati contemporaneamente. Pu succedere questa settimana, forse domani [...] la citt  assediata, nessuno pu entrarvi n per mare n dal cielo [...] Chi entrer prima, quelli del fronte meridionale o del F.N.L.A.? Quelli del F.N.L.A. sono un esercito feroce, sono cannibali. Io non volevo crederci ma poi, una settimana fa, sono stato con un gruppo di giornalisti locali a Lucala, a quattrocento chilometri a est di Luanda [...]. Il F.N.L.A. in ritirata distruggeva lungo il suo cammino qualsiasi traccia di vita. Teste di donne gettate nell'erba, al bordo della strada. I cadaveri con il cuore e il fegato strappati via".
Nei primi giorni di novembre, gli alunni della scuola di Benguela con i loro istruttori cubani in testa, capitanati da Daz Argelles, affrontano i sudafricani.
Il maggiore Faceiras, uno dei guerriglieri storici del M.P.L.A. che per anni ha combattuto i portoghesi, racconta che Daz Argelles giunse sul fronte meridionale nei giorni in cui il nemico avanzava da Benguela-Lobito verso Zumbe e decise personalmente di far saltare in aria i ponti tra Porto Amboim e Zumbe. Cercava di creare una linea difensiva naturale per costringere il nemico a utilizzare una direzione d'attacco differente. I blindati sudafricani, abbandonando la costa, avrebbero perso appoggio logistico. Se riusciamo in questo disse abbiamo vinto la guerra.
E ci riusc. Le incursioni guerrigliere, l'abbattimento dei ponti, la resistenza suicida danno alla rivoluzione un po' di respiro, anche se costano la vita all'ufficiale cubano Balsinde Arteaga e a vari guerriglieri del M.P.L.A..
Due giorni dopo il Comitato centrale del Partito comunista cubano vota l'appoggio incondizionato alla rivoluzione angolana e si dispongono operazioni d'emergenza. Il 7 novembre si verifica un nuovo scontro a Quifandongo. L'artiglieria prende l'iniziativa, il rumore dei cannoni si sente perfettamente fino nella capitale. Ancora una volta vengono fermate le forze del F.N.L.A. e le truppe regolari dello Zaire. Si sono guadagnate altre ore di respiro.
Il giorno seguente, l'8 novembre, quando mancano tre giorni alla dichiarazione d'indipendenza e al ritiro dei soldati portoghesi, il comandante del M.P.L.A. Xieto negozia con l'alto governatorato portoghese il permesso di far atterrare un paio di aerei di provenienza sconosciuta nell'aeroporto di Luanda, ancora sotto il controllo delle truppe coloniali. Lo ottiene. Nelle prime ore della notte, sotto una pioggia leggera, sbarca da un Britannia dell'aviazione cubana il primo contingente di truppe speciali del ministero degli Interni cubano, le migliori truppe della rivoluzione, ottantadue uomini (simbolicamente lo stesso numero degli invasori del "Granma", poco meno di vent'anni prima) alla guida del comandante Martnez Gil. Questi abbraccia Daz Argelles, che ora  il colonnello Domingos da Silva, fermo ad attenderlo alla scaletta dell'aereo. Gli uomini portano i mitra nelle valigette. Dallo scomparto del bagagliaio escono tre cannoni da 75 millimetri e tre mortai. Poco dopo atterra un secondo aereo. I militari cubani vanno direttamente dall'aeroporto ai fronti di combattimento.
Il mitico Domingos da Silva vive il suo momento migliore, davanti all'impossibile, e si concede il lusso di ricordare vivi e morti. Al Che sarebbe piaciuto essere qui. Il debito viene saldato. Uno dei suoi amici mi racconta: "In mezzo a un calore terribile aveva smesso di sudare, non sprecava nemmeno una sola goccia d'acqua".
Il giorno 10 le forze di Holden Roberto avanzano su Luanda con pi di due dozzine di blindati Panhard e A.M.L. 90 in testa. I cubani li stanno aspettando con cinque lanciarazzi S.M.-21 che hanno sbarcato clandestinamente il giorno prima a Luanda; gli operatori sono arrivati in aereo quello stesso giorno dall'Avana; insieme a loro i mortai da 120 e le mitragliatrici A.K. in mano ai guerriglieri angolani e ai combattenti delle truppe speciali cubane. Daz Argelles si trova l. Nell'accogliere una compagnia del battaglione di truppe speciali non rinuncia a una spacconata: Prima le suoniamo a questi del F.N.L.A. e poi scendiamo a sud a darle ai sudafricani.
Il combattimento dura alcune ore, il ruggito dei lanciarazzi fa tremare la selva. Le forze di Holden Roberto fuggono precipitosamente. Nella ritirata massacrano cinquanta abitanti di un villaggio. Lasciano dietro di s blindati fatti a pezzi, trecentoquarantacinque morti, uniformi e armi.
Poche ore dopo la battaglia, senza concedersi il tempo di festeggiare la vittoria, Daz Argelles punta a sud insieme alla prima compagnia delle truppe speciali per frenare i sudafricani. Cercheranno di trattenere i blindati e di costringere l'offensiva nemica ad abbandonare la strada della costa e a puntare verso est, rallentando la loro avanzata e obbligandoli a uno spreco maggiore di risorse. La rivoluzione angolana combatte anche contro il tempo.
Mentre il colonnello Domingos da Silva avanza verso Benguela alla testa di una piccola colonna di combattenti cubani (che erano scesi dall'aereo quattro ore prima) e di guerriglieri delle FAPLA, Agostinho Neto proclama l'indipendenza dell'Angola in un discorso pubblico. Un discorso conciso, pronunciato nelle prime ore del giorno 11, quando  ancora buio, sotto una scarsa illuminazione, perch si teme che possa venire bombardato l'agglomerato civile. Dopo gli applausi, l'eco degli spari in aria dei pochi soldati che sono rimasti nella guarnigione della capitale.
Il 13 novembre, nel pomeriggio, lo scrittore angolano Pepe Tela e Casano, commissario politico del M.P.L.A., si trovano a Zumbe dove si cerca di arrestare i sudafricani, resistendo a una forte pressione. Non potevano abbandonare la popolazione perch avevamo detto che non ci saremmo ritirati. Armati di fucili automatici, i due quadri decidono di rimanere sul posto e di lasciarsi uccidere, Tela  molto debole perch  affetto da epatite. Proprio allora appare un ufficiale cubano su una jeep. Ordina di ritirarsi, ma gli angolani non gli danno retta. Attorno a loro ronzano le granate dei mortai e i tre personaggi si addentrano in una discussione su romanticismo e realismo, sulla teoria dell'efficacia: come a volte bisogna sapersene andare per poter ritornare; come le rivoluzioni hanno pi eroi morti del necessario e come sono costantemente povere di combattenti vivi. Anni dopo, Tela avrebbe ricordato quei cinque minuti con Ral Daz Argelles. Il cubano li convince. Come  lontano ormai dai suoi giorni di follia all'Avana... Adesso pensa a salvare una rivoluzione, non a morire su una "cama de piedra". Tela sopravviver dopo essere stato curato in un ospedale di Luanda, Casano invece morir il giorno dopo in combattimento.

Il 13 novembre Daz Argelles si trova a Porto Amboim. Sfinito, teso, ma vittorioso. Sono scoppiati altri scontri, a Novo Redondo e Lobito. E' diminuita la rapidit dell'offensiva sudafricana. Insieme ai cubani agiscono le truppe di guerriglia del comandante delle FAPLA Faseiras. Si verificano continue infiltrazioni nel fronte nemico, si seminano le strade di mine anticarro, si disturbano con imboscate le avanguardie.
Il 20 novembre i sudafricani e le forze dell'UNITA si vedono costretti a lasciare la costa e a cercare di penetrare verso nord dall'interno. L'obiettivo strategico della resistenza  stato raggiunto. Daz Argelles comanda personalmente una delle colonne al fronte. Alle sette della mattina del 23 novembre, proprio nella data prevista da Daz Argelles, inizia la battaglia di Evo nella direzione in cui si trovano le sue forze. Ormai non si tratta pi di piccole scaramucce o di combattimenti isolati, i sudafricani lanciano frontalmente i loro blindati contro le deboli difese delle FAPLA e dei cubani, che possono contare solo su due compagnie miste e su una delle squadre di consiglieri per parare il colpo principale. I difensori fanno miracoli per frenare l'offensiva dei blindati sudafricani. I razzi giocano un ruolo essenziale. Al termine della giornata i sudafricani si ritirano lasciando sul campo di combattimento dieci blindati M.N. 90 distrutti e decine di morti. Nella loro ritirata raccolgono i cadaveri dei soldati bianchi ma non quelli degli uomini dell'UNITA. Il razzismo non riconosce alleanze temporanee. In fatto di morti il razzismo rimane. Non tutti i cadaveri sono uguali.
Domingos da Silva  stato dappertutto. Ha guidato il combattimento, sparato, corso per le trincee distribuendo munizioni ai combattenti. Il giorno seguente dirige il fuoco contro un aereo di ricognizione, che precipita dietro le linee. I sudafricani perdono due alti ufficiali.
Le cronache concordano nel sottolineare che la rivoluzione si salv con i combattimenti di Evo.
Il 27 novembre cominciano ad arrivare in Angola via mare i rinforzi regolari dell'esercito cubano: un reggimento di artiglieria e un battaglione di truppe meccanizzate. Un paio di settimane pi tardi le FAPLA e i cubani passano all'offensiva su tutti i fronti. Nel sud i sudafricani hanno subito diverse sconfitte nei loro tentativi di penetrare la linea difensiva. Daz Argelles, in quei momenti il leggendario colonnello Domingos da Silva, guida la Colonna 26 Luglio, uno dei tre gruppi dell'offensiva rivoluzionaria, che il 9 dicembre parte al contrattacco. I sudafricani resistono, frenano l'avanzata del fianco sinistro utilizzando la loro artiglieria; Argelles decide di impiegare la sua colonna per aggirarli. Il 10, durante la notte, vengono mandati due plotoni verso il villaggio di Galengo. L'ufficiale delle truppe speciali Estevanell, che sarebbe anch'egli morto in Angola, riceve l'ordine di avanzare.
Il giornalista Julio Mart descrive l'alba di quell'11 dicembre 1975: Daz Argelles "fu in piedi per primo nel suo posto di comando di Hengo. Il silenzio era interrotto soltanto dal ruggire lontano di qualche fiera affamata, dal lungo barrito di avvertimento degli elefanti e dagli ululati di allarme delle scimmie; ma era un'alba gelida con una nebbia che invitava al sonno e si estendeva sulla pianura, e oltre le lontane alture [...] a un ufficiale dello stato maggiore, raggomitolato nella sua coperta, venne in mente di dire: Con questa nebbia, non  proprio una giornata per combattere. E allora si lev la voce di Domingos da Silva a ricordare che erano in guerra".
Niente scherzi. Gli scherzi servivano solo per aprire la porta della guerra, non per andarsene a fare quattro passi in giardino.
La piccola colonna di blindati avrebbe dovuto avanzare dall'accampamento di Hengo verso il villaggio di Galengo per cercare di attaccare i sudafricani sul fianco. Quando vi furono arrivati, scoprirono che il nemico si era ritirato. La colonna continu la sua avanzata fino a capitare in una zona minata. Daz Argelles viaggiava nel quarto blindato. Per puro caso i tre che lo precedevano erano passati sopra una mina anticarro senza farla esplodere. Al momento di riprendere la marcia, l'ordigno esplose, ferendo gli ufficiali che viaggiavano sul veicolo. Le schegge metalliche ferirono Daz Argelles alle gambe, recidendogli l'arteria femorale. La colonna si mise sulla difensiva ed ebbe inizio una disperata operazione per cercare di portare in salvo i feriti.


6.
Le parole dei moribondi sono solitamente un facile terreno per la rielaborazione fraudolenta, per il consumo di eroi a buon mercato, perch si ignora che l'eroe , in quel momento, un uomo intento a scambiarsi un bacio brutale con la morte. Abitualmente diffido di queste frasi che ci arrivano percorrendo i tortuosi cammini di registrazioni imprecise, articoli scritti anni dopo, memorie ritoccate dal tempo. Ma in questo caso, l'istinto mi d la certezza che veramente Ral Daz Argelles, colonnello cubano di trentanove anni, conosciuto in queste terre come Domingos da Silva, mentre percorre una strada in mezzo alla foresta, sorretto per le braccia dai suoi compagni sulla parte anteriore di un mezzo militare e mentre si sta dissanguando, ha detto ai suoi camerati: Raccontate quello che abbiamo fatto. Sapeva che in quei giorni avevano fatto parte di una storia impossibile e non voleva che fosse dimenticata.
Daz Argelles, nonostante gli sforzi dei compagni, mor in una piccola strada di campagna a sud di Porto Amboim mentre cercavano di portarlo in un ospedale da campo.
Si racconta che la voce della sua morte si sparse lungo tutto il fronte e che in varie zone di combattimento gli ufficiali si videro costretti a frenare le truppe decise a vendicare il leggendario colonnello ucciso. Nello zaino aveva una biografia di Maceo, un libro insanguinato che settimane pi tardi giunse, facendo un mezzo giro del mondo, fino alla sua casa a L'Avana. Avrebbe costituito l'unica eredit materiale, tangibile, che tornava dall'Angola.
E' tutto troppo vicino; la storia, quando si avvicina eccessivamente allo storiografo, si porta dietro un carico di emozioni che ballano vertiginose sui tasti della macchina da scrivere; gli eroi sono come noi e tuttavia imprendibili: far loro giustizia  solo un modo di disumanizzarli, di far loro un'ingiustizia, di ricordare il momento chiave che comparir negli articoli, nelle commemorazioni e nei libri, e di dimenticare come prendevano un caff coprendo la tazza con le mani e lasciando salire il fumo tra le dita; o le difficolt che trovavano nel farsi il nodo alla cravatta (quel che  certo  che non ho mai visto una foto di Daz Argelles con la cravatta), il modo in cui accarezzavano la moglie o il romanzo che li affascinava nella lettura notturna; le passioni occulte per i cavallini della fiera, il gusto delle passeggiate notturne sul lungomare dell'Avana...
Noi storiografi non siamo in grado di narrare storie come queste,  risaputo che sono racconti che ci sovrastano, che nel riferirli togliamo loro la vita, e che l'unico posto preciso, esatto, il ridotto che gli spetta  quella cosa vaga che non possiamo definire ma che tutti sappiamo che esiste, e chiamiamo memoria collettiva dei popoli. Quello  il loro posto, a esso appartengono.
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FINE.
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NOTE AI TESTI.
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1) SULLE FONTI, E RINGRAZIAMENTI A COLLABORATORI E AMICI.
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"Le due morti di Juan R. Escudero".

Il giornalista messicano Mario Gil  stato il primo a riscoprire la storia dell'escuderismo e ha pubblicato un lungo articolo intitolato "Los Escudero de Acapulco" (I sostenitori di Escudero di Acapulco), in seguito riscritto come "El movimiento escuderista en Acapulco" (Il movimento escuderista ad Acapulco). Rogelio Vizcano e io abbiamo potuto vedere molti documenti originali e consultare appunti nel suo archivio personale grazie alla generosa collaborazione della sua affascinante compagna Benita Galeana. Gil affront nuovamente il tema nel libro "Mxico y la revolucin de octubre" (Messico e la rivoluzione di ottobre).
L'altro importante studio contemporaneo  di Renato Ravelo: "Juan R. Escudero, biografa politica". Renato ci ha messo a disposizione molti dei suoi archivi.
Altro materiale interessante si trova nella biografia di Alejandro Martnez Carvajal, "Juan Escudero y Amadeo Vidales", e nel libro di Gmez Maganda, "Acapulco en mi vida y en el tiempo" (Acapulco nella mia vita e nel tempo).
I documenti essenziali si trovano nella collezione di "Regeneracin" e nella raccolta custodita nell'Archivio generale di Acapulco (un fondo che, negli ambienti di storia regionale guerrerense,  stato spesso dato per scomparso e al quale ci  stato consentito l'accesso da Marisela Ruiz Massieu); in particolare nei verbali della giunta del periodo; nei rapporti consolari nordamericani al Dipartimento di Stato, rintracciabili negli Archivi nazionali di Washington e nell'Archivio generale della Nazione, sezione Presidenti, Obregn/Calles, in particolare nei fascicoli 811-E-7, 202-A-82, 701-A-5, 241-G-D-26, 428-A-6, 707-A-16, 701-G-4, 818-A-88 e 826-E-20.
Informazioni minori sono presenti inoltre nei libri di Castellblanch, "Memorias de un delahuertista" (Memorie di un delahuertista) e nell'antologia di Ricardo Flores Magn, "Epistolario revolucionario e intimo" (Epistolario rivoluzionario e intimo).
La stampa messicana dell'epoca riporta raramente le storie dell'escuderismo: si trova soltanto qualche articolo in quello che era il periodico pi conservatore della capitale, "El Universal".


"Un gesto di follia? La trasformazione di Friedrich Adler".

Lo stesso Friedrich Adler, nella sua autodifesa ("J'accuse"), chiarisce perfettamente i motivi dell'attentato; il testo  stato pubblicato a New York nel 1917, dove l'ho trovato nell'edizione della Socialist Public Society; a esso devo l'origine del mio interesse per la storia. Alcuni amici tedeschi mi hanno inviato due lavori molto importanti, quello di Julius Braunthal, "Victor und Friedrich Adler, zwei Generationen Arbeiterbewegung" (Victor e Friedrich Adler, due generazioni di movimenti operai), pubblicato a Vienna nel 1965, e l'antologia di Benedikt, "Geschichte der Republik sterreich" (Storia della Repubblica austriaca) pubblicato a Vienna nel 1954, che mi ha tradotto nel corso di alcune sedute molto divertenti don Guillermo Pohorille, per di pi aggiungendo suoi ricordi personali su Vienna all'epoca della Grande guerra.
Il contesto viene raccontato molto bene nella "Storia del pensiero socialista" di G.D.H. Cole e gli echi dell'attentato nel "Lenin di Schub", nelle memorie di Leo Lania, "Siamo tutti fratelli" e in Federico Adler di Joan Salvat in "Humo de Fbrica" (Fumo di fabbrica).


"Il muro e il machete. Appunti sulla breve esperienza (1922-25) del Sindacato dei pittori messicani".

La storia della nascita del muralismo messicano si trova fondamentalmente raccontata nelle memorie dei protagonisti, ma in modo caotico, per cui si perde la sequenza degli avvenimenti. Per ricostruire questa sequenza, l'autore ha utilizzato la stampa dell'epoca ("Universal", "Heraldo", "Demcrata", "Exclsior") insieme con i testi del Partito comunista (Memorie del Terzo Congresso, Costituzione elettorale del partito, collezione di "El Machete" che si trova nell'archivio dell'ENAH). Hanno inoltre costituito materiali di supporto gli studi di Margarita Nelken, Raquel Tibol y Cardoza y Aragn, cos come cronologie e libri di riproduzioni, in particolare il catalogo dell'eccellente mostra delle opere di Rivera nei cortili della SEP, pubblicato nel 1980 dalla SEP, il catalogo della retrospettiva di Rivera pubblicato dal Reina Sofa e il catalogo della mostra antologica di Fermn Revueltas.
Rispetto ai materiali di testimonianza citati, ho trovato particolarmente utili quelli che si riferiscono rispettivamente a Siqueiros, come la sua autobiografia, "Me llamaban el coronelazo" (Mi chiamavano il cattivo colonnello), e "La piel y la entraa" (La pelle e le viscere) di Julio Sherer; di Rivera, "Confesiones de Diego Rivera" (Confessioni di Diego Rivera), di Luis Surez, "Arte y politica. Mi arte y mi vida con" Gladys March (Arte e politica. La mia arte e la mia vita), "Memorias y razn de Diego Rivera" (Memorie e ragione di Diego Rivera) di Lol de la Torriente; a Orozco, "Autobiografa", Bertram Wolfe, "Diego Rivera" e "A Life in two Centuries" (Una vita in due secoli); e Jean Charlot, "The Mexican Mural Renaissance" (Il Rinascimento dei murales messicani). Sono stati anche utilizzati gli articoli di Xavier Guerrero, Bertram Wolfe e Frederic Leighton apparsi sulla stampa radicale messicana e statunitense.
Dovrei aggiungere che la maggior parte dei murales di cui si parla qui (tranne quelli ridipinti o distrutti), si trovano a San Ildefonso 43 (sede dell'antica Escuela Nacional Preparatoria) e nell'edificio centrale della Secretara de Educacin Pblica nelle calles di Argentina, nel centro di Citt del Messico. E continuo a pensare che sia meraviglioso passeggiarvi.


"Larisa, le storie che racconti, le storie che mi piacerebbe raccontare".

Gli scritti di Larisa Reisner sono stati pubblicati in spagnolo in due antologie, quella di Cnit a Madrid nel 1929, "Hombres y Mquinas" (Uomini e macchine), e quella di Era in Messico nel 1977, "Hamburgo en las barricadas" (Amburgo sulle barricate); esistono anche frammenti tradotti di "Sul fronte" ("En el frente") in varie antologie pubblicate in spagnolo nella ex URSS.
Non conosco una biografia dedicata al personaggio, ma ne esiste invece una, eccellente, dedicata a Radek, quella di Warren Lerner, "Karl Radek, the Last Internationalist" (Karl Radek, l'ultimo internazionalista) e un testo dello stesso Radek su Larisa, comparso in inglese nella raccolta "Portraits and pamphlets" (Ritratti e libelli), oltre all'articolo che scrisse su Larisa dopo la sua morte per l'enciclopedia Granat, riprodotto in "Autobiografie dei bolscevichi" di Haupt e Marie, libro di cui ho usato pure le autobiografie di Radek e di Raskolnikov.
Risultano molto interessanti i libri di Viktor Shklovskij, "Un viaggio sentimentale"; di Elizabeth K. Poretski, "La nostra gente"; di Werner Angress, "Stillborn Revolution" (La rivoluzione nata morta); di Julio Alvarez del Vayo, "La senda roja" (Il sentiero rosso), "Memorie di un bolscevico leninista pubblicate in samizdat" e i libri di Trockij, in particolare "La mia vita", la "Storia della Rivoluzione russa" e i suoi "Scritti militari" (nell'edizione in due volumi di Ruedo Ibrico, "Escritos militares"), cos come il testo di Victor Serge, "Vita e morte di Trockij".


"Sebastin San Vincente. Un nome senza strada (una versione maileriana)".

I materiali per la prima versione della nota biografica su Sebastin San Vicente facevano parte di un'indagine sulle origini della sinistra messicana dopo la rivoluzione, che ho raccolto in un ampio volume intitolato "Bolcheviquis" (Bolscevichi). Rimando gli interessati all'elenco delle fonti e alla bibliografia di quest'ultimo.
Risultano particolarmente interessanti i documenti del Dipartimento di Stato degli USA, le memorie di Jos C. Valads e la grande collezione di stampa anarchica messicana che ho potuto consultare presso l'Istituto di studi sociali di Amsterdam.
"Rivoluzionario di passaggio"  stato pubblicato nel 1986.


"Meglio farlo troppo presto".

L'autobiografia di Ioffe  stata scritta per l'enciclopedia Granat e raccolta nel libro di Haupt e Marie, "I bolscevichi"; la storia del suicidio e del funerale si trova minuziosamente raccontata nelle memorie di Trockij, "La mia vita", e in Serge, "Memorie di un rivoluzionario" e inoltre in "Il profeta disarmato" di Isaac Deutscher. L'ultima lettera di Ioffe  pubblicata nell'antologia "La oposicin de izquierda en URSS" (L'opposizione di sinistra in URSS). Sono stati molto utili i "Selected Writings on the Opposition in the URSS" (Scritti scelti sull'opposizione in URSS) di Rakovskij, le "Memorie di un bolscevico leninista pubblicate in samizdat" e "Men and Politics" (Uomini e politica) di L. Fisher.


"Buenaventura Durruti. Una storia di disinformazione".

La migliore narrazione sul passaggio di Durruti e Ascaso in Messico si trova nell'eccellente libro di Abel Paz, "Durruti, el proletariado en armas" (Durruti, il proletariato armato); Jos C. Valads dedica un capitolo della sua biografia "Memorias de un Joven rebelde" (Memorie di un giovane ribelle) a questi avvenimenti, e alcune informazioni sparse si trovano nell'organo della C.G.T., "Nuestra palabra".
La versione del cronista  una ricostruzione a partire dai resoconti pubblicati nel marzo-aprile 1925 in "El Demcrata", "Exclsior" e "El Universal", giornali di Citt del Messico.


"Il ritorno dell'ultimo magonero".

La biografia "sconosciuta" di Librado Rivera pu essere ricostruita a partire essenzialmente dalle collezioni dei periodici anarchici ai quali collabor. Ho potuto attingere a collezioni complete di questi giornali mettendo insieme quelle esistenti nell'archivio dell'ILES ad Amsterdam, nell'archivio privato di Jos C. Valads e alcuni esemplari sciolti dell'archivio che condivido con Rogelio Vizcano e Paloma Saiz. Leggendo avidamente le collezioni di "Sagitario", "Avante" e "Paso!" si possono seguire, a grandi linee, le attivit di Rivera in quegli anni. Questo materiale  stato completato da collezioni di altri periodici anarcosindacalisti come "Horizonte Libertario", "Verbo Rojo", "Nuestra Palabra" e "Alba Anrquica". Quando vi erano vuoti nella stampa anarchica mi sono documentato sulle collezioni di giornali tradizionali dell'Emeroteca nazionale del Messico.
La seconda fonte per importanza  stata lo stesso archivio di Librado Rivera, consistente in circa duecento lettere e appunti. Questo archivio  passato dalle mani di Nicols T. Bernal all'archivio di Jos C. Valads, dove l'ho localizzato. Devo ringraziare suo figlio Diego per l'accesso illimitato a questi fondi.
Nell'Archivio generale della Nazione si trova scarso materiale, anche se interessante, nella sezione Presidenti, in riferimento sia a Obregn/Calles sia a Portes Gil.
Soltanto due libri sono stati utilizzati in questo lavoro: l'autobiografia di Nicols T. Bernal (scritta in collaborazione con Jos Esteves), che ho usato nel manoscritto originale e non nella versione riassunta pubblicata dal CEHSMO, e l'eccellente antologia di resoconti giornalistici di Librado realizzata da Chantal Lpez e Omar Corts e pubblicata dalle Edizioni Antorcha nel 1980, "Viva tierra y liberdad!" (Viva la terra e la libert!).


"Lo stile Hlz".

L'indagine ha avuto inizio nel 1981, a partire da una nota a pi di pagina trovata casualmente in "Hammer or Anvil" (Martello o incudine), il libro di Evelyn Anderson sulla rivoluzione tedesca, pubblicato a Londra nel 1945, ed  potuta proseguire quando un anno dopo ho localizzato l'autobiografia di Hlz, comparsa in inglese come "From White Cross to Red Flag" (Dalla croce bianca alla bandiera rossa), J. Cape, Londra 1930, nella biblioteca pubblica di New York. A partire da quel momento, ho potuto sviluppare il lavoro solo grazie alla collaborazione disinteressata di una mezza dozzina di amici e colleghi. G. Baumruker mi ha indicato l'eccellente lavoro di Rudolf Phillip, "Max Hlz, der letzte deutsche Revolutionr" (Max Hlz, l'ultimo rivoluzionario tedesco), Zurigo 1936, nella biblioteca pubblica di Monaco. Un anno dopo ho localizzato e fotocopiato a New York e a Berlino una serie di opuscoli indispensabili per questo lavoro; quelli di Erich Muhsam, "Gerechtigkeit fr Max Hlz" (Giustizia per Max Hlz), Berlino 1926; Egon Erwin Kisch, "Sieben Jahre Justizskandal" (Sette anni di scandali giudiziari), Berlino 1928, e, dello stesso giornalista ceco, "Max Hlz, Briefe aus dem Zuchthaus" (Max Hlz, lettere dal carcere), Berlino 1927; inoltre un opuscolo anonimo, "Hlz's Anklagerede gegen die brgerliche Gesellschaft" (Arringa di Hlz contro la societ borghese), Lipsia 1921. Il materiale basilare si  completato quando in una libreria anarchica in Germania ho localizzato l'opuscolo biografico "Max Hlz" di Ludwig Bergmann. Non avrei potuto procedere se non fosse stato per l'enorme aiuto che mi hanno dato Guillermo Pohorille e Carlos Maya traducendo i testi dal tedesco, lingua che non conosco. Tre lavori hanno dato prospettiva alle azioni di Hlz, "Stillborn Revolution" (La rivoluzione nata morta) di Werner T. Angress (di cui mi ha procurato una fotocopia Leo Duraona della Biblioteca della Hosftra University), "La sinistra comunista in Germania" di Jean Barrot e Denis Authier (che mi ha regalato Chema Cimadevilla a Gijn) e gli articoli di Hermann Remmele, "The Proletarian Struggle for Power in Germany" (La lotta proletaria per il potere in Germania), pubblicati nelle nuove serie di Communist International, numeri 2 e 3. Nel 1983, nel pieno della caccia alla storia di Hlz, ho trovato nella Biblioteca del Congresso di Washington il capitolo a lui dedicato da J. Book nel libro "Furstar och rebeller" (Stoccolma 1930), ma mi sarebbe servito a poco senza l'aiuto di Raquel Settels, che me l'ha tradotto dallo svedese. Tre libri sono stati utili per fornire piccoli dettagli: la "Storia della Germania contemporanea" di Gilbert Badia, il primo volume di "Rivoluzione in Germania" di Pierre Brou e la "Storia del Comintern" di Margarete Buber Neumann. Infine, la dichiarazione su Hlz della I.C. si trova negli atti del Terzo Congresso, riprodotti in "Los quatros primeros congresos de la IC", di Pasado y Presente.
La storia della statua scomparsa me l'ha raccontata Malte.
Come si pu vedere, se questo lavoro ha un qualche valore, ci  dovuto all'insegnamento dello stile Hlz: molta caparbiet e tanti buoni amici.


"L'uomo che invent il maoismo. P'eng P'ai e la rivoluzione proletaria venuta dalle campagne".

La storia di P'eng P'ai ha la sua origine nella scoperta, quando seguivo le tracce di altre storie della sinistra radicale degli anni trenta, in "The Living Age" (L'era attuale) dell'aprile 1933, dei suoi appunti autobiografici. E' curioso che le fonti cinesi in pieno periodo postrivoluzionario non gli abbiano attribuito troppa importanza, come se non volessero che la sua figura fosse paragonata a quella di Mao; ho trovato pochissimo materiale interessante, forse il migliore  l'articolo di Pelpang Young, "P'eng P'ai, from Landlord to Revolutionary" (P'eng P'ai, da possidente a rivoluzionario) in Modern China del luglio 1975. Un lavoro nel bollettino della Imprecor del giugno 1927  risultato enormemente utile: Ting Sia, "The Peasant Movement in China" (Il movimento contadino in Cina), Imprecor, 36, 23 giugno 1927. Alcuni altri libri e articoli chiave: Jean Chesneaux, "I movimenti contadini in Cina" nel diciannovesimo e nel ventesimo secolo, Tse-Tsung Chow, "The May 4th Movement" (Il movimento del 4 maggio), Anne Clark e Donald Klein, "Biographical Dictionary of Chinese Communism" (Dizionario biografico del comunismo cinese), Shinkichi Eto, "Hailufeng. The First Chinese Soviet Government" (Hailufeng. Il primo governo sovietico cinese) in China Quarterly, ottobre-dicembre 1961 e gennaio-marzo 1962. A partire dal 1984, quando ho cominciato a lavorare a questi appunti, ho individuato alcuni libri e tesi universitarie appassionanti scritti da accademici degli Stati Uniti, come la biografia di Fernando Galbiatti, "P'eng P'ai e il soviet Hailufeng", e Roy Hofheinz, "The Broken Wave" (L'onda infranta), Donald Holoch, "Seels of a Peasant Revolution: Report on the Haifeng Peasant Movement" (Semi della rivoluzione contadina: rapporto sul movimento contadino a Haifeng). Inoltre, si pu fare appello ai lavori di Harold Isaacs, "La tragelia della rivoluzione cinese", di Martin Wilbur e Julie How Lien-Ying, "Documents on Communist, Nationalist anl Soviet Alvisers in China: 1918-1927" (Documenti sui consiglieri comunisti, nazionalisti e sovietici in Cina: 1918-1927). Riferimenti generali nei lavori di Victor Serge, La rivoluzione cinese. 1926-1928", Agnes Smedley (a cura di), "La lunga marcia" e Edgar Snow, "Stella rossa sulla Cina".
Nell'elaborazione di una "biografia apocrifa" ho utilizzato per quanto possibile i testi dello stesso P'eng, soprattutto per il periodo fino al 1923, e ho ricostruito con assoluta libert il resto.
Il personaggio di cui racconto  stato duramente osteggiato nel processo della cosiddetta "Rivoluzione culturale" in Cina; e, fondamentalmente con l'intento revisionista di fare emergere Mao come unica figura dell'agrarismo, sono stati tolti dalla circolazione testi, sostituite prefazioni e fatti scomparire i nomi delle strade dedicate a P'eng a Hailufeng.


"Di italiani e ricordi".

Per la ricostruzione della battaglia ho usato le memorie di Gustav Regler, "The Owl of Minerva" (La civetta di Minerva), quelle di Pietro Nenni, "Spagna", quelle di Herbert Matthews, "Two Wars and More to Come" (Due guerre e molti altri awenimenti), quelle di A. Rodimcev, "Sotto il cielo di Spagna", quelle di Luigi Longo, "Le brigate internazionali in Spagna", e "Non vinceranno" di Roman Karmen, il "Diario della guerra di Spagna" di Michail Koltsov, l'autobiografia di Ignacio Hidalgo de Cisneros, "Cambio de rumbo" (Cambio di rotta), la biografia su Cipriano Mera di Joan Larch, il saggio di Vicente Rojo, "As fue la defensa de Madrid" (Cos  stata la difesa di Madrid) e due eccellenti studi sulle Brigate internazionali, quello di Jacques Delperrie e quello di A. Castells.
Anni dopo le mie conversazioni con Carranza, ho letto il testo "Polmica con el enemigo" (Polemica con il nemico) del cubano Pablo de la Torriente, che conferma quanto le guerre siano, anche, guerre di parole e di grida attraverso le trincee.

"L'uomo dagli occhiali scuri che guarda il cielo si chiama Domingos e si chiama Ral".

Dopo aver elaborato una prima versione di questa storia basandomi su fonti giornalistiche, e dopo la sua prima edizione sulla rivista Bohemia dell'Avana, ho potuto contattare la figlia del mio personaggio, Natasha Daz Argelles, che in modo assolutamente disinteressato mi ha messo a parte degli appunti e dei ricordi che aveva raccolto per realizzare una biografia del padre. Qualunque ringraziamento non pu che risultare insufficiente. Ho ricevuto anche tre lettere che mi hanno fornito nuovi dati, una dal dottor Humberto Ballesteros, un'altra dal militare e storico Santiago Gutirrez Oceguera e l'ultima da Mariana Ramrez Corra, vedova di Daz Argelles, che mi ha incredibilmente stimolato. Queste informazioni, nuovi articoli giornalistici e notizie raccolte in occasione di conversazioni con amici e colleghi sono confluiti nella versione attuale.
Una rassegna molto sintetica delle fonti utilizzate, escluse le storie generali su Cuba ai giorni nostri, comprenderebbe i seguenti elementi: tre articoli che riassumono la biografia di Ral Daz Argelles e cio quello di Julio A. Mart, "Requiem para un soldado" (Requiem per un soldato), quello di Pedro Prada, "Cuenten lo que hemos hecho" (Raccontate quello che abbiamo fatto) e quello di Angel Rodrguez Alvarez, "De Dz Argelles a Domingos da Silva" (Da Daz Argelles a Domingos da Silva); per la storia precedente l'intervento in Angola, i libri e gli articoli di Julio Garca Oliveras, "Jos Antonio", di Enrique Sanz Fals, "La expedicin de Nuevitas" (La spedizione di Nuevitas), di Alfredo Reyes Trejo, "Gustavo Machn Hoedn", di Enrique Rodrguez Loeches, "Bajando del Escambray" (Scendendo l'Escambray).
Per il periodo angolano: Pedro Pablo Aguilera, "Argelles, il comandante da Silva, una leyenda que pierde en fantasa y gana en realidad" (Argelles, il comandante da Silva, una leggenda che perde in fantasia e guadagna in realt), Gabriel Garca Mrquez, "Cuba en Angola. Operacin Carlota" (Cuba in Angola. Operazione Carlota), Hugo Rius, "Angola, crnicas de la esperanza y la victoria" (Angola, cronache della speranza e della vittoria), Eloy Concepcin, "Por qu somos internacionalistas" (Perch siamo internazionalisti), Ryszard Kapuscinsky, "La guerra d'Angola", Jos Mara Ortiz Garca, "Angola: un abril como Girn" (Angola: un aprile come Girn), Arnoldo Tauler, "La sangre derramada" (Il sangue versato) e Juan Carlos Rodrguez, "Ellos merecen la victoria" (Loro meritano di vincere).


2) SULL'ORIGINE DEI TESTI.

Precedenti versioni di alcuni di questi lavori sono state pubblicate in passato su riviste. La storia di Ioffe  apparsa nel supplemento della rivista Siempre (prima che venissi licenziato con tutta l'quipe che lo produceva), quella di Daz Argelles nelle riviste Bohemia dell'Avana e (come inserto) in "El Universal" di Citt del Messico; poi  stata pubblicata in un minilibro dall'Editora Polca all'Avana. Una prima versione della storia di San Vicente  apparsa sul supplemento "Sbado" dell'"Unomasuno", ed  stata raccolta in un volume scritto in collaborazione con Rogelio Vizcano intitolato "Memoria roja" (Memoria rossa).
Questa nuova versione della storia di Juan R. Escudero  la terza, le prime due, che ho realizzate con Rogelio Vizcano, sono state pubblicate come piccoli libri dal titolo "El socialismo en un solo puerto" (Il socialismo in un solo porto) e "Las dos muertes de Juan R. Escudero" (Le due morti di Juan R. Escudero). Vi sono poche nuove fonti rispetto a quelle edizioni e il testo ha come logica di essere una forma di cannibalismo delle versioni precedenti.
Una prima versione di "Las penurias de Librado Rivera" (Le difficolt di Librado Rivera)  apparsa sulla rivista Brecha, quella di Max Hlz sul supplemento culturale di "Siempre", quella di Durruti sul supplemento culturale del "Uno-ms-Uno" e quella del sindacato di pittori sulla rivista Informacin Obrera. Le quattro storie sono state raccolte in un volumetto dallo stesso titolo che ha avuto una vita tranquilla, si  esaurito nel giro di un paio di anni e non  stato ristampato. Le restanti storie sono pubblicate qui per la prima volta. Tutte le stesure originali sono state ritoccate.
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FINE.